I sovietici realizzarono una mitragliatrice spaziale con cui armare le loro stazioni orbitali Almaz (derivazione militare delle Salyut), di cui la televisione russa ha mostrato alcune immagini. Venne collaudata in orbita il 24 gennaio 1974, a bordo della stazione spaziale Salyut-3. Durante la prova di fuoco la stazione accese i propulsori per compensare il rinculo degli spari del R-23M. Anche se i cosmonauti potevano sparare usando un mirino ottico nella loro cabina di guida, dovettero girare l'intera stazione da 20 tonnellate per puntare l'arma verso il suo bersaglio in orbita.

 

 

Fin dalle prime missioni spaziali si temette che un satellite potesse essere abbordato, colpito, catturato per riportarlo a terra oppure sabotato. Da questi timori nacquero diverse contromisure, tra cui appunto la pistola mitragliatrice automatica P-23M da 73 millimetri per difendere alcuni missioni militari dell'Urss.

 

 

Le stazioni orbitali Almaz avevano a bordo apparecchiature molto perfezionate per lo spionaggio e l'osservazione militare del nostro pianeta, e quindi la loro difesa aveva per Mosca un enorme valore.

 

 

Aleksandr Nudelman parti' da alcuni sviluppi della Seconda Guerra Mondiale per realizzare la P-23M, e la sua arma poteva colpire un bersaglio fino ad una distanza di quattro chilometri. Secondo varie fonti quest'arma poteva sparare da 950 a 5.000 colpi al minuto, lanciando proiettili di 200 grammi da 14,5 millimetri ad una velocità di 690 metri al secondo (1.500 miglia all'ora). I suoi proiettili trafissero con successo un contenitore di benzina in metallo ad un miglio di distanza, durante le sue prove a terra.

 

 

Traduzioni del Webmaster del portale Ogigia, usando Google Traduttore.

Fonte estera e link: http://www.popularmechanics.com

 

 

La Salyut 3 (così come la precedente Salyut 2) è stato un nome di copertura per la seconda stazione spaziale miltiare della serie Almaz. Il design OPS risale alla metà degli anni ’60 quando gli americani avevano allo studio un’analoga classe di veicoli denominati MOL (Manned Orbiting Laboratory). Il programma Almaz era stato ritardato dallo sviluppo delle stazioni spaziali civili classe Salyut e successivamente l’incidente della Soyuz 11 aveva imposto una revisione completa del disegno. Le stazioni Almaz avevano essenzialmente compiti di ricognizione e sorveglianza grazie ad un potente telescopio installato a bordo, il “cuore” della struttura era simile a quello delle Salyut, solo che le Soyuz attraccavano dietro e non davanti. Le Almaz (caso unico nell’storia dell’Astronautica) erano armate con un cannone tipo Nudelmann senza rinculo. La carriera Salyut 3/Almaz 2 fu breve dato che ospitò un solo equipaggio mentre il secondo non riuscì ad agganciare la stazione.

 

Fonte: http://www.marscenter.it

 

 

 

 

WASHINGTON, Stati Uniti -- Quanto hanno raccontato alcuni film di fantapolitica ha una base di verità. Le spie spaziali sono esistite davvero. Lo rivela un programma televisivo che ha indagato sul periodo della Guerra Fredda e che tra poco pubblicherà un documentario della serie Nova. I russi costruirono stazione spaziali segrete, gli americani vi arrivarono vicino.

Negli anni della Guerra Fredda, sia gli americani che i russi crearono un gruppo di astronauti - il cui compito era tenuto rigorosamente segreto - che sia in un caso che nell’altro avrebbero dovuto raggiungere una stazione spaziale (i russi lo fecero realmente) altrettanto segreta per studiare il "nemico". Le rivelazioni sono state fatte dall’astronauta, oggi in pensione, Richard Truly.

Questi ha volato nel anni Ottanta come comandante nel volo dello shuttle STS-8, quindi è stato Amministratore capo della Nasa tra il 1989 e il 1992. Ma prima di tutto ciò venne prescelto per il progetto MOL, Manned Orbital Laboratory, nel 1965, del quale l’astronauta ha rivelato molte cose fino ad oggi non conosciute.

Il progetto venne disegnato e definito dal Pentagono. Si trattava di una stazione spaziale all’interno della quale avrebbero abitato due astronauti con il compito di osservare i Paesi nemici dallo spazio. Successivamente si sarebbe potuto pensare di caricare la stazione spaziale con missili da combattimento. La stazione orbitante sarebbe consistita in una navicella tipo Gemini (quelle che anticiparono le Apollo, usate per raggiungere la Luna) con attaccato un modulo in grado di ospitare i due astronauti. Il tutto sarebbe stato lanciato da un luogo segreto, con un razzo segreto.

Ma il progetto MOL, che prese il via nel 1965, venne archiviato nel 1969, in quanto considerato troppo costoso. In realtà, nello stesso periodo, si fecero notevoli progressi nella costruzione e nel lancio di satelliti spia e di missili intercontinentali, in grado di partire dagli Stati Uniti e di raggiungere qualunque posto della Terra. E’ per questo motivo che da allora il Pentagono non sembra più aver pensato a stazioni spaziali segrete, anche perché gli eventuali nemici le avrebbero facilmente individuate.

In ogni caso il Pentagono aveva già creato una propria tuta spaziale, che la Nasa trovò casualmente nel 2005 in uno dei suoi ripostigli al Cape Canaveral Air Force Station.

Da parte sua. invece, la ex Unione Sovietica costruì realmente delle stazioni spaziali militari. Esse vennero chiamate Almaz, anche se venivano lanciate sotto il nome di Salyut, che erano stazioni spaziali per ricerche civili e scientifiche. Ma i sovietici, nonostante gli sforzi economici, non ebbero vantaggi particolari da tali stazioni segrete rispetto ai satelliti spia. E così anch’essi abbandonarono i progetti di stazioni orbitanti abitate da militari.

Negli anni Ottanta la Nasa diede il via all’attuale progetto della International Space Station, la ISS. Fu così chiese al Pentagono se era interessato di nuovo ad avere dei suoi uomini lassù. Ma la risposta fu negativa. Inoltre, l’Europa e il Giappone non avrebbero partecipato al progetto se la stazione spaziale avesse avuto finalità militari. E così la Nasa non insistette più di tanto con il Pentagono.

Oggi le nazioni più potenti della Terra continuano ad osservare i potenziali “nemici” con satelliti spia. E proprio uno di questi, di costruzione americana, in queste settimane sta cadendo sulla Terra in modo del tutto incontrollato.

Luigi Bignami

 

Fonte: http://www.scienze.tv

 

 

 

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