Un incidente che è costato la vita a numerose persone, oltre ad una pericolosa interruzione delle trattative per la pace, una forte dose di imbarazzo per i diplomatici di due Nazioni sovrane ed, almeno per una delle parti in causa, la perdita di una preziosa unità sottomarina. Un incidente intercorso tra due Paesi divisi da acerrime inimicizie e da reciproci sospetti, un ulteriore, sconcertante avvenimento di un’interminabile serie di tragiche fatalità che hanno forse irreversibilmente minato la possibilità di riunione delle due Coree, lasciando come sempre alle autorità il compito di criticarsi vicendevolmente, ed ai tanti familiari delle vittime la rabbia sorda e cieca provocata dall’odio e dal dolore più cocente.


Qualis ubi audito venantum murmure tigris horruit in maculas... (Stazio)

…Una tigre furiosa e terrorizzata dall’arrivo dei cacciatori, priva della protezione di un riparo e disperatamente incapace di allontanarsi sufficientemente in fretta da mettersi in salvo.

 

Un'immagine del Sang-O in azione.



Un naufragio che non ha lasciato scampo ad un equipaggio.

Il 17 settembre 1996, un sottomarino costiero nord coreano della classe Sang-O (Shark Class), adibito ad operazioni speciali, si arenò su un basso fondale a poca distanza dalla spiaggia di Kangnung, una zona piuttosto remota situata a circa cento miglia ad est di Seul, nella Corea del Sud.

Per più di tre ore, nonostante la forza dei marosi che assalivano continuamente l’unità sinistrata, e nonostante la comprensibile pericolosità della situazione, l’equipaggio tentò in ogni modo possibile di rimettere il sottomarino in condizioni operative, per allontanarsi dai molteplici pericoli presenti in quella costa. Fu tutto inutile.

Probabilmente su comando di uno degli ufficiali più alti presenti a bordo del sottomarino, l’intero equipaggio (ventisei persone) raggiunse fortunosamente la riva, trasportando però ogni tipo di arma individuale prima di abbandonare l’unità, ormai irrecuperabile. L’equipaggio riuscì a guadagnare la spiaggia, senza tuttavia accorgersi della presenza di uno spettatore allo sbarco (un comune taxista) che però, in un paese costantemente minacciato come la Corea del Sud, comprese istantaneamente la straordinarietà della scena in atto sotto i suoi occhi, correndo ad avvertire il più vicino Comando delle forze di sicurezza.

Dopo una comprensibile incredulità iniziale, cominciò un’intensa caccia all’uomo che vide impegnati reparti speciali dell’Esercito sud coreano coadiuvati da unità aeree e terrestri per circa un mese e mezzo, un’implacabile battuta che avrebbe accuratamente rastrellato ogni metro quadrato di terra in un raggio di molte miglia dal punto dello sbarco.

Il giorno successivo, 18 settembre, venne infatti catturato uno dei nord coreani appena sbarcati. Poche ore dopo, da alcune fonti radiofoniche non meglio identificate si diffuse la notizia, poi confermata, del ritrovamento di undici cadaveri appartenenti all’equipaggio del sommergibile. Tutti i corpi, rinvenuti sempre a poca distanza da Kangnung e rintracciati con l’ausilio di reparti cinofili addestrati all’inseguimento di fuggiaschi, presentavano ferite di armi da fuoco compatibili con quelle originariamente in loro possesso, il che avvalorò subito la tesi del suicidio collettivo.

Dopo gli undici giorni successivi, le forze di sicurezza della Corea del Sud rintracciarono e localizzarono undici dei restanti quattordici membri dell’equipaggio nord coreano, uccidendoli nel corso di un violento e prolungato scontro a fuoco che non ha lasciato vie di scampo agli intrusi. Altri due uomini dell’equipaggio vennero uccisi più tardi, nella stessa giornata, apparentemente per non avere accettato le offerte di resa lanciate loro dagli ufficiali sud coreani.

Nel corso del rastrellamento, dieci componenti delle forze di sicurezza della Corea del Sud vennero uccisi a loro volta, oltre ad un numero imprecisato di feriti, mentre l’ultimo dei nord coreani riuscì a fuggire, probabilmente dopo aver raggiunto una qualche “casa sicura” gestita da suoi compatrioti, che potrebbero averlo aiutato a rientrare in patria.

L’equipaggio del Sang-O era formato da ventisei persone, come anticipato, ventitré delle quali (due ufficiali e ventuno marinai) erano effettivamente dei sommergibilisti, pur avendo sicuramente ricevuto un addestramento all’uso delle armi ed alle tattiche della guerriglia. Gli altri tre nord coreani erano probabilmente degli incursori veri e propri, appositamente armati ed equipaggiati con divise della Corea del Sud.

A bordo del sottomarino, o sui cadaveri dei suoi occupanti, vennero raccolte complessivamente 1.977 armi portatili, tra fucili d’assalto, pistole, granate ed esplosivo, oltre ad alcuni lanciarazzi anticarro RPG7, armi di produzione sovietica appositamente progettate per sventrare corazzature leggere o strutture come edifici o muri, grazie alla forza d’impatto dovuta alla velocità del razzo impulsore ed alla potenza dirompente dell’esplosivo contenuto nella granata vera e propria.

Il naufragio, e gli scontri che ne derivarono, provocarono accese proteste in tutta la Corea del Sud, oltre a numerose rimostranze in merito alle evidenti violazioni del diritto internazionale causate da questa tragedia. Numerosi appelli alla pace vennero anche rivolti in ambito locale dalle Nazioni limitrofe come il Giappone, un Paese che, dopo gli inauditi massacri perpetrati in Corea nel corso della Seconda Guerra Mondiale, vive tuttora nel tacito terrore di un possibile conflitto nella penisola, e soprattutto della sua più che probabile estensione; il 19 dicembre 1996, infine, il governo di Pyongyang si dichiarò “(…) profondamente rammaricato per l’incidente accorso al sottomarino… che ha causato questa tragica perdita di vite umane”, insistendo però sul fatto che il Sang-O fosse impegnato in una normale missione di addestramento, ed adducendo in qualche modo le cause dell’evidente sconfinamento ad un non meglio specificato “guasto al motore”.

Tuttavia, le autorità sud coreane, ed in particolare la KCIA (Korean Central Intelligence Agency), propendono per un’ipotesi radicalmente diversa. Il sottomarino, che peraltro non difettava certo in quanto a manovrabilità, si sarebbe trovato nei pressi della riva per sbarcare clandestinamente alcuni incursori, intenzionati a compiere “(…) preparativi per l’assassinio di VIPs sud coreani, in occasione dei South Korean National Sport Games di Chunchun”.

In seguito al naufragio, i negoziati di pace, le discussioni economiche e gli aiuti umanitari provenienti dalla Corea del Sud vennero immediatamente sospesi, per un periodo piuttosto prolungato, provocando così uno strappo nelle relazioni tra i due Paesi che più di un diplomatico disperò di poter cancellare.

 

Una mappa dell'area in questione.



Il sottomarino.
Costruita a Nampo, nella South Hamkyong Province (Repubblica Democratica Popolare di Corea), quest’unità venne varata nel dicembre 1994 dopo la consegna da parte della Pongdae Boilen Factory.

Questo sottomarino costiero stazzava 275 tonnellate in superficie, per un dislocamento immerso di 360; le dimensioni erano di 34x3.8 metri, senza contare la torre di vela, con un’altezza di circa 2.5 metri dallo scafo. La propulsione era assicurata da un singolo generatore diesel unito ad un motore, oltre naturalmente da un’elica, in grado di spingere il Sang-O ad una velocità nominale di 7.2 nodi in emersione, e 4 in navigazione immersa.

Secondo gli esperti sud coreani, e probabilmente anche statunitensi, che hanno esaminato il sottomarino, l’autonomia era da stimarsi in circa 1.500 miglia in navigazione di superficie, con una profondità massima testata attorno ai –150 metri. L’unità imbarcava anche provviste sufficienti a venti giorni di mare.

In questa versione della classe Sang-O, la prua contiene un compartimento supplementare per altro personale, e dispone anche di una garitta speciale per l’uscita di nuotatori subacquei dall’unità in immersione; invece, la versione d’attacco dispone di quattro tubi di lancio, e può portare sedici mine da ormeggio.

Questa classe è basata su una serie di progetti jugoslavi, alcuni dei quali piuttosto recenti, ma vi sono anche alcuni evidenti richiami alla vecchia Romeo Class sovietica. I Sang-O attualmente in possesso della North Korean Navy sono venti, ed altri sono stati programmati per sostituire completamente le obsolete classi Whiskey e Romeo, entro il 2005.

Le ultime realizzazioni sottomarine della Repubblica Democratica Popolare di Corea hanno presentato molte differenze tra di loro, nel corso degli ultimi decenni, come variazioni di tonnellaggio, motori ed armamento imbarcato.

La maggior parte d’esse, tuttavia, è basata su progetti di provenienza balcanica, e perciò tutte vengono impropriamente definite “Jugo Class”; invece, l’unica classe con questa designazione è composta dagli M100D, midget (sottomarini tascabili) con uno stazzamento decisamente inferiore a quello di un Sang-O, di sole settanta tonnellate, direttamente derivanti dalle classi jugoslave Una e Mala.

Nel giugno 1998, uno di questi minisommergibili nord coreani, con un equipaggio interamente composto da commandos, finì nelle reti a sciabica di un gruppo di pescatori sud coreani. Quando la South Korean Navy raggiunse la zona, riuscendo infine a penetrare all’interno dello scafo, le nove persone che vi si trovavano si erano suicidate, probabilmente sparandosi vicendevolmente.

Dopo un refit durato sei mesi, una serie di lavori costata un miliardo di Won (873.000$), venne integrato nella Marina della Corea del Sud.

Infine, per tornare al Sang-O catturato nel settembre del 1996, ne resta da descrivere la fine.

Abbandonato sulla spiaggia di Kangnung fino al 1997, divenne poi parte integrante di un progetto propagandistico brillantemente architettato dalle autorità locali, ovvero la costruzione di un piccolo museo per il quale vennero prontamente stanziati 5.7 milioni di dollari, nel marzo del 1998.

Il “National Security Education Center”, il cui scopo è duplice - risollevare l’economia di una zona semirurale, oltre ad educare i cittadini sud coreani all’attenzione per i possibili pericoli provenienti dal Nord - ha ricevuto i primi turisti nel giugno 2000, e da allora continua ad avere un buon successo.

Il museo si può raggiungere in pullman, che però non si avvicinano troppo al sottomarino, anche se è tacitamente consentito ai taxisti locali di portare i propri passeggeri direttamente nella piazzola dove è conservato il Sang-O. Per informazioni sulle visite e sui prezzi d’ingresso al museo, ci si può rivolgere al Dipartimento Turistico di Kangnung City, Corea del Sud, telefono 0391 6404540.

Certamente, però, la fine di questo sfortunato sommergibile costiero non risponde alle tante, inquietanti domande provocate dall’attuale linea di governo della Corea del Nord. Pochi mesi fa, nelle strade di Pyongyang sono apparsi manifesti propagandistici inneggianti ad una nuova tecnologia missilistica, apparentemente in grado di colpire bersagli paganti come Washington, Mosca, Tokyo ed ovviamente Seul, le ultime due peraltro già costantemente minacciate dal nutrito arsenale di missili campali attualmente a disposizione della Repubblica Democratica Popolare di Corea.

In realtà, le entusiastiche ed esaltanti affermazioni dei leader comunisti attualmente al potere non sono da ritenersi totalmente attinenti alla realtà, in quanto il suddetto arsenale missilistico è composto essenzialmente da cinque categorie d’arma:

- Scud Mod.C, di produzione nazionale su licenza sovietica, con un raggio di 550 Km.;

- Scud “Nodong 1” Type, con un raggio di 1.000 Km ed una testata bellica di novanta chili d’alto esplosivo; il raggio operativo può essere aumentato con l’adozione di testate ridotte da 35 Kg.

- Scud “Nodong 2” Type, con un raggio di 1.500 Km. (si tratta più che altro di una versione migliorata della serie precedente);

- Taepo Dong I, un ICBM (InterContinental Ballistic Missile) bistadio con un raggio nominale di circa 200 Km.; nel corso di un lancio, effettuato a scopo intimidatorio, avvenuto lo scorso anno, uno di questi missili ha sorvolato il Giappone, provocando un’intensa polemica negli ambienti diplomatici delle nazioni dell’area.

- Taepo Dong II, i cui test sono tuttora in corso; secondo gli analisti occidentali, il suo raggio non dovrebbe superare i 3.500 Km.

…Nonostante la minaccia missilistica della Corea del Nord appaia ora decisamente ridimensionata, non ci si deve lasciare ingannare dalle semplici cifre, in quanto i costanti sforzi rivolti alla progettazione di una propria capacità deterrente/offensiva basata sul nucleare sui quali si è concentrata la Corea del Nord negli ultimi anni descrivono efficacemente le pericolose ambizioni di grandezza dei suoi leader.
La Repubblica Democratica Popolare di Corea appare oggi un Paese arretrato, economicamente in crisi, minato da una carenza di cibo, medicinali e strutture sanitarie efficienti… Ma è anche un Paese nel quale vengono compiute ricerche militari, test missilistici e non che impegnano somme enormi nella costruzione di sistemi d’arma sempre più precisi. Un’altra, evidente contraddizione per un Paese considerato dalla maggior parte degli analisti come un pericolo concreto per la pace dell’Estremo Oriente.

Marco S.

Fonte: http://alfazulu.altervista.org

 

 

 

 

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