Sempervivum è un genere comprendente circa 40 specie di piante succulente della famiglia delle Crassulaceae. Queste piante si sviluppano a rosette.

 

Sempervivum tectorum.



Sono presenti dal Marocco all'Iran, nelle catene montuose della Penisola Iberica, nelle Alpi, nei Carpazi, nei Balcani, in Turchia, nelle montagne dell'Armenia, e nel Caucaso. La loro capacità di immagazzinare acqua nelle loro grosse foglie permette loro di vivere su rocce assolate e nei paesaggi pietrosi nelle catene montuose montane, alpine e subalpine.

Come altre piante dell'Europa Meridionale, i loro antenati erano probabilmente di origine tropicale. Dal punto di vista morfologico, sono molto simili ai generi Jovibarba, Aeonium, Greenovia, Aichryson, e Monanthes, presenti principalmente in Macaronesia (Azzorre, Isole Canarie, Capo Verde, Madera). Alcuni botanici includono alcuni o addirittura tutti questi generi all'interno di un'ampia interpretazione di Sempervivum, in particolare Jovibarba. A ogni modo, benché i loro cugini subtropicali siano molto sensibili al freddo, i Sempervivum sono tra le Succulente più resistenti alle basse temperature, qualità che conferisce loro una certa popolarità come piante da giardino. Necessitano di una moderata irrigazione e una certa riparazione dai raggi solari.

 

 

Il nome "Sempervivum" deriva dal latino semper ("sempre") e vivum ("vivo"), ed è legato al fatto che tali piante mantengono le loro foglie anche durante l'inverno e crescono anche in condizioni molto difficili. I Sempervivum riescono a sopravvivere per lunghi mesi anche sotto la neve; per merito della loro particolare forma a rosetta, infatti, i fiocchi di neve caduti dal cielo vanno a disporsi, sopra questa pianta, a forma di iglù. Tale caratteristica preserva le foglie dal completo congelamento durante i mesi più rigidi. Parallelamente i Sempervivum riescono a resistere altrettanto bene ai climi estremamente aridi, trovando nei terreni rocciosi il loro miglior habitat. Le radici di questa resistente crassulacea, penetrando negli anfratti rocciosi, riescono a raccogliere i pochi nutrimenti necessari alla sopravvivenza della pianta. Per queste caratteristiche i Sempervivum sono amati dagli estimatori dei giardini rocciosi.

 

 

In natura i Sempervivum crescono in ciuffi di rosette perenni ma monocarpiche. Ogni rosetta si propaga per mezzo di rosette laterali (Sempervivum tectorum), per talea delle rosette (solo Jovibarba heuffelii) o per riproduzione sessuata attraverso minuscoli semi.

In genere prima di fiorire le piante devono crescere per alcuni anni. I loro fiori ermafroditi passano per un primo stadio maschile; quindi gli stami si curvano e si separano dai carpelli al centro del fiore, in modo da evitare autoimpollinazione. Il colore dei fiori è rossastro, giallastro, rosato, o - raramente - biancastro. I fiori del Sempervivum sono actinomorfi (a forma di stella) e sono costituiti da più di sei petali, mentre quelli del Jovibarba sono campanulati e sono di colore giallo-verde pallido con sei petali. Dopo la fioritura, la pianta muore, lasciando di solito i germogli prodotti durante il suo ciclo vitale.

 

 

Il genere Sempervivum è facile da riconoscere, ma le sue specie sono spesso difficili da distinguere. Persino uno stesso clone può apparire molto diverso dalla pianta madre se posto in un altro ambiente. Questo genere si trova in una fase non ancora stabilizzata della propria evoluzione e tutti i suoi membri sono evolutivamente molto vicini. Di conseguenza, sono state descritte molte sottospecie, varietà e forme botaniche senza limiti ben definiti tra gli stessi. Inoltre, in questo genere è presente un alto grado di ibridazione, anche feconda. Tuttavia, si può dire che questo genere comprenda all'incirca 40 specie, ma esistono anche molte popolazioni locali senza un effettivo valore nomenclaturale ma che spesso presentano caratteristiche specifiche.

Nelle Alpi, per esempio, le specie più diffuse sono: Sempervivum tectorum (chiamato anche Sempervivum alpinum), Sempervivum montanum e Sempervivum arachnoideum, ognuno dei quali comprende alcune sottospecie. Più localizzati sono invece Sempervivum wulfenii, dai fiori gialli, Sempervivum grandiflorum, e il meraviglioso Sempervivum calcareum. Più rari sono Sempervivum dolomiticum e Sempervivum pittonii, una piccola specie dai fiori gialli che cresce solo sui rilievi vicino a Kraubath nella valle del Mur, in Austria, ed è in pericolo di estinzione.

 

Sempervivum tectorum

Fonte: http://it.wikipedia.org

 


 

 

Il semprevivo è pianta protetta, conviene coltivarselo, tanto più che non ha esigenze particolari. Veniva usato in montagna per la cura di ustioni, punture d'insetti ed ulcerazioni cutanee. E' commestibile, si può aggiungere qualche foglia all'insalata oppure può essere cotto a vapore per 1 o 2 minuti e gustato con una salsa a base di pasta di nocciole, panna, sale e pepe.

Fonte: http://arcadia.forumup.it

 


 

 

Crassulaceae.

Semprevivo montano, Guardacasa.

Forma Biologica: Ch succ - Camefite succulente. Piante di ambienti aridi, con gemme perennanti poste a non più di 20 cm dal suolo e con foglie o fusti, o tutti e due, adattati a funzionare da riserve d'acqua.

Descrizione: Pianta succulenta perenne con foglie riunite in rosette basali.
Rosette basali: piuttosto piccole nella subsp. più diffusa (fino a 3 cm di diametro), ovoidi, formate da foglie ovate o lanceolate. Le foglie basali hanno odore resinoso.
Foglie: le basali carnose, ovato-lanceolate (3X9 mm nella subsp. montanum, la più frequente, 4X5 nella subsp. burnatii), spesso arrossate nella parte superiore, interamente coperte da corti peli ghiandolari sulle facce e sul bordo. Le foglie cauline sono più allungate e più nettamente arrossate nella parte superiore.
Fusto: all'antesi alto 8-15 (20) cm .
Fiori: attinomorfi, con 10-15 petali di colore rosa-porporino vinoso non molto intenso. I fiori sono riuniti in corimbi non numerosi (3-8 per scapo), abbastanza grandi, fino a 4 cm di diametro. I petali sono lineari, più allungati rispetto a S. arachnoideum (2X10-15 mm). Gli stami hanno filamento rossastro (alcuni autori lo indicano come bianco-giallastro, ma tutte le foto riportate mostrano chiaramente il colore rosso pallido), ma l'ovario è di colore verde brillante e non arrossato come in S. tectorum e S. arachnoideum.

Tipo corologico: Orof. S-Europ. - Orofita sud-europea (catene dell'Europa meridionale, dalla Penisola Iberica, Alpi, ai Balcani ed eventualmente Caucaso o Anatolia).

Antesi: Luglio÷Agosto.

Distribuzione in Italia: Specie orofita centroeuropea, ha un areale che dai Pirenei attraversa Alpi ed Appennini fino agli Alti Tauri ed ai Carpazi. In Italia è diffusa sulle Alpi e gli Appennini fino alle Alpi Apuane. Presente nelle regioni del Nord dell'Italia ed in Toscana.

Habitat: Predilige le posizioni molto aride, su rupi, pietraie e pascoli aridi e sassosi, sempre su silice, ad altezze che vanno dai 500 ai 3500 metri.

 

 

 

Note di Sistematica: Entità suddivisa in tre sottospecie, di cui due segnalate su territorio italiano.
La subsp. montanum L. è la più diffusa ed è caratterizzata da rosette basali minori (fino a 3 cm di diametro è diffusa su tutto l'areale descritto (regioni del Nord fino a Emilia e Toscana).
La subsp. burnatii Wettst. ex Hayek in Hegi, caratterizzata da rosette basali più grandi, fino a 10 cm di diametro, e foglie basali più ovate che lineari, è invece limitata alle Alpi sud-occidentali. La Checklist di Conti et al. la dà presente anche in Emilia-Romagna ed in Toscana.



Tassonomia filogenetica

 

Etimologia: Sempervivum: dal latino sempre vivo, probabilmente per la resistenza di queste piante in ambienti ostili e siccitosi, montanum: per la sua presenza in ambiente montano.

Proprietà ed utilizzi: specie officinale.

Come gli altri Semprevivi le foglie schiacciate si usano per curare calli, verruche, scrpolature e bruciature. Per uso interno contro le infiammazioni in genere.

Curiosità: Pare che nell’antichità venisse dato un po' di succo di S. da bere ai neonati nel primo venerdì dopo la nascita, per proteggerli dalle convulsioni e assicurare una lunga vita. Nelle campagne francesi è viva la credenza che una mucca che mangia una pianta di semprevivo vada in amore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

 

Principali Fonti:
Flora d'Italia - S.Pignatti
Flora Alpina - D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J.P. Theurillat
An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora - F.Conti, G.Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi
I Fiori delle Alpi - F. Rasetti


Scheda realizzata da Franco Guadagni

 

Fonte: http://www.floraitaliae.actaplantarum.org

 


 

 

In natura e in cattivita’.
I Sempervivum vivono prevalentemente in ambienti aridi, in posizioni soleggiate. Nonostante amino la luce diretta del sole essi temono il caldo eccessivo, soprattutto se unito ad umidita’ ambientale, mentre le gelate non arrecano loro alcun danno. Per queste caratteristiche nel clima temperato italiano i semprevivi sono confinati prevalentemente nelle zone montane. Come accennato, essi sono spesso utilizzati anche come piante ornamentali da coltivare all’aperto in giardini rocciosi o in vaso. Se coltivati prediligono terreni poveri e ben drenati, soffrono se le radici vengono mantenute a lungo bagnate, cosi’ come soffrono il clima caldo-umido di pianura, mentre resistono tranquillamente a temperature invernali anche molto rigide. La posizione deve essere in piena luce, in penombra riescono a sopravvivere ma le fioriture sono molto piu’ limitate. Le cure da riservare a queste piante sono estremamente limitate, la loro natura rustica anzi rende sconsigliabili le concimazioni frequenti e le innaffiature abbondanti. La riproduzione, sebbene possa avvenire per seme, e’ di solito effettuata trapiantando le singole rosette basali aggiuntive prodotte ogni anno.

Storia, curiosita’, usi alimentari e medicinali.
La pianta e’ gia’ citata nel quarto secolo avanti Cristo da Teofrasto e veniva all’epoca coltivata dai Greci. Il nome originale “Jovibarba” (in francese il nome popolare e’ tutt'ora di “Joubarbe”) deriva dalla credenza popolare che questa pianta fosse un dono diretto di Giove per proteggere le case dalla collera degli dei, che si manifesta soprattutto nel fulmine. Questo spiega il suo uso tradizionale sulla copertura dei tetti (il nome scientifico del rappresentante piu’ diffuso e’ non a caso Sempervivum tectorum), dove oltre ad avere un ruolo di consolidamento delle tegole si credeva che la pianta tenesse lontani i fulmini e proteggesse la casa. Quest’uso e’ documentato da un editto di Carlomagno che ordino’ la coltivazione del S. sui tetti delle case di campagna e di montagna. Da queste convinzioni poi deriva la credenza che iattura e malasorte colpiranno chi strappa il semprevivo dai muri e dai tetti. Pare che nell’antichita’ venisse dato un po’ di succo di S. da bere ai neonati nel primo venerdi’ dopo la nascita, per proteggerli dalle convulsioni e assicurare una lunga vita. Nelle campagne francesi e’ viva la credenza che una mucca che mangia una pianta di semprevivo vada in amore. La consistenza carnosetta delle foglie, il loro sapore non sgradevole e (probabilmente) la fame delle popolazioni rurali montane hanno in passato favorito l’uso culinario delle foglie piu’ giovani di semprevivo, fresche nelle insalate miste di erbe di campo, o conservate sottaceto. La pianta contiene un buon numero di principi attivi come alcaloidi e composti fenolici, che spiegano l’uso che di essa si fa(ceva) nella farmacopea tradizionale. Le proprieta’ emollienti, antiinfiammatorie e rinfrescanti del succo delle foglie fresche vengono sfruttate per uso esterno (su calli, bruciature, screpolature, punture di insetti) ed interno.

Determinazione delle specie.
La singole specie di Sempervivum sono distinguibili in base a tre elementi principali: la pelosita’ delle foglie basali, il colore dei fiori e le dimensioni generali della pianta (diametro delle rosette, altezza del fusto, numerosita’ dei fiori nei corimbi). Il genere non e’ tra i piu’ complessi della flora italiana, ma non e’ neppure semplice: il Pignatti cita la presenza di ibridi numerosi e piuttosto frequenti tra le specie presentate, altri autori (es. Lippert) descrivono numerose sottospecie o buone specie aggiuntive rispetto a quelle presentate dal Pignatti. Anche la limitatissima esperienza di chi scrive e’ quella di gruppi (es. Sempervivum arachnoidaeum) con notevole variabilita’ di dimensioni e di caratteristiche morfologiche e cromatiche. In presenza di individui fioriti, la distinzione tra le varie specie e’ forse piu’ agevole basandosi sul colore dei petali e sull’aspetto generale della pianta (dimensioni dello scapo, numerosita’ dei fiori) piuttosto che basandosi sull’approccio rigoroso proposto da Pignatti, che parte dalla pelosita’ delle foglie basali. Una osservazione accurata delle foglie basali e’ comunque necessaria per la sicurezza della determinazione.

 

Fonte e molti altri dati presso: http://effegua.myphotos.cc

 

 

 

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