Si chiama Peropalo ed è una festa tradizionale del Carnevale di Villanueva de la Vera , città della regione spagnola dell’Estremadura. Ma con coriandoli e mascherine, purtroppo, questa celebrazione ha davvero poco a che fare.

 

 

LA VITTIMA È L’ASINO - L’usanza del Peropalo ha origini molto antiche: il martedì grasso i festanti scelgono un giovane figurante che caricano sul dorso di un asinello per farlo girare per le strade della città, prima di sostituirlo con un fantoccio di legno e bruciarlo su un rogo. Il fantoccio non è in grado di provare dolore, ma l’asino – che col tempo è diventato la vera vittima della festa – durante il tragitto viene preso a calci, sassate e bastonate dalla folla prima di essere ucciso tra sofferenze indicibili. Da anni le associazioni animaliste denunciano questa barbarie e, nonostante l’organizzazione della festa abbia più volte affermato di non tormentare più il povero quadrupede (anche perché la legge spagnola lo vieta) ogni anno la festa del Peropalo si ripete sempre uguale e, a giudicare dalle immagini, le sorti dell’asino non sono delle più felici.

LETTERA ALL’AMBASCIATORE - Alla vigilia di un nuovo Carnevale l‘Ente Nazionale Protezione Animali ha scritto all’ambasciatore della Spagna in Italia chiedendogli di intervenire per porre fine alla barbarie di questa festa: “Si tratta di un’usanza che ripugna alla coscienza dei cittadini europei e che non può essere giustificata da nessuna motivazione”, si legge nella missiva dell’Enpa: “Signor Ambasciatore, le chiediamo a questo proposito un incontro urgentissimo e, soprattutto, di voler compiere i passi necessari per impedire che ancora una volta Villanueva de la Vera sia teatro di una simile atrocità. E ciò, in particolar modo, dovrebbe essere per i Paesi membri dell’Unione Europea: essere cittadini d’Europa deve significare anche condividere valori e sensibilità che non riguardino soltanto la nostra specie. Naturalmente, sosteniamo appieno la mobilitazione che già da tempo le associazioni spagnole stanno svolgendo in modo encomiabile, per assicurare la cancellazione di barbarie che la Spagna di oggi non merita”.

MOBILITAZIONE SU FACEBOOK - Anche il web italiano si è mosso contro la festa del Peropalo e, su Facebook, è nato un gruppo a sostegno di una petizione online che chiede la fine del massacro degli asini, anche attraverso l’invio di lettere ai consolati e alle ambasciate di Spagna in tutto il mondo. “Purtroppo – si legge nel gruppo ci si trova a scontrarsi con l’indifferenza della Giunta dell’Extremadura, la quale sarebbe tenuta a intervenire in base alla legge contro il maltrattamento del 2002″.

di Valentina Spotti

Fonte: http://www.giornalettismo.com

 

 

 

 

 

Ci sono cose che proprio non posso sopportare in un paese che dovrebbe essere civile, almeno nel terzo millennio. Mi riferisco alla Spagna, nazione che è stata nel passato una grande potenza mondiale e ha prodotto personaggi di grandissimo valore, soprattutto nei campi dell’arte. Non per niente se c’è una nazione che, per quantità e qualità del patrimonio storico, può competere con l’Italia, al mondo c’è solo la Spagna.

Ho girato quasi tutta l’Europa, soprattutto per fare caccia fotografica, ma anche come un qualunque turista che abbia voglia di vedere spettacoli d’incommensurabile bellezza come i paesaggi della Norvegia o l’entroterra selvaggio e affascinante dell’ex Jugoslavia. Volutamente non son mai andato in Spagna che peraltro è a un tiro di schioppo dall’Italia. Motivo? La corrida, ma soprattutto le decine di feste religiose e tradizioni paesane (“fiesta”) dove si commettono le più efferate torture su animali, che non hanno scampo se non nella morte che segue atroci sofferenze. A tali feste, partecipa un popolo che ride, batte le mani, beve, salta, urla e picchia, percuote, massacra animali la cui sola colpa è quella di essere nati nel posto sbagliato.

Sono consapevole che molte delle nazioni che ho visitato non sono indenni da critiche: i danesi e il massacro delle baby foche, i norvegesi e la caccia alle balene in barba a qualunque legge ne sono un esempio. Ma almeno si può trovare una briciola di giustificazione nel guadagno che queste popolazioni storicamente traggono da queste pratiche che, ogni anno, trovano punti di debolezza, scardinate da un’opinione mondiale che ne chiede la fine.

Ora, ditemi voi che gusto ci può essere nel prendere un asinello, spintonarlo, picchiarlo con pugni e bastoni, riempirlo d’alcol, spaccargli la schiena e, non contenti farlo rialzare, perché stramazzi ancora a terra a forza di bastonate, mentre un ubriaco gli salta sul dorso. Quando le lame gli tagliano la gola e tutti intorno ridono e ballano, finalmente gli occhi dell’animale si chiudono e le orecchie non sentono più l’orrore di gente delirante, in preda solo alla fregola della pura violenza. E tutto questo per ricordare l’episodio di un sequestratore che, in passato, venne giustiziato dopo che ebbe attraversato le vie di Peropalo a dorso di un asino.

Questo è quanto si è svolto alla “fiesta” di Villanueva de la Vera, in Estremadura, anche quest’anno, in barba alla legge sul maltrattamento degli animali entrata di recente in vigore nella penisola iberica. Sarà che l’asino e il mulo sono animali praticamente sacri nella mia mente, quando penso al debito che abbiamo con loro, alle loro schiene che hanno trasportato, nei millenni, i carichi delle povere famiglie con pazienza, con costanza. Quando penso ai nostri alpini sui tratturi ghiacciati della notte carsica, dove l’unica salvezza erano quegli zoccoli che sembravano bussole di acciaio nell’arpionare il ghiaccio di fianco al precipizio, mi chiedo come si possa riservare simile torture gratuite e angoscianti a un animale mite che meriterebbe oasi e santuari di recupero dove portare i bambini a conoscere quella che non è una favola, ma la storia vera.

di Oscar Grazioli

Fonte: http://notizie.tiscali.it

 

 

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