Scorie nucleari: che fine fanno una volta che una centrale nucleare si chiude? Quello che è ben noto è che le scorie rimangono radioattive per migliaia e migliaia di anni e che, cosa ancora più spaventosa, è praticamente irrisolto il problema di trovare un sito di stoccaggio finale. Ergo? Il nucleare, con i suoi rifiuti, rimane una grana non da poco.

Un Paese come la Germania, per esempio, dove già da tempo le rinnovabili hanno superato nucleare e carbone, dove li mette tutti rimasugli di materiale mortale? (La Germania, tra l’altro, si trova a fare i conti anche con un accumulo crescente di combustibile esaurito...) Si pensi che qui i tedeschi dovranno smaltire ben 10mila tonnellate di materiale altamente radioattivo, ma nonostante le loro capacità tecnologiche, non ci sono per ora strategie di stoccaggio definitivo.

E di questo ne dà conferma la storia di Asse. Qui nella Bassa Sassonia, tra Amburgo e Hannover, nelle storiche miniere di sale, all'inizio degli anni ’70 sono stati versati ben 126mila fusti di materiale radioattivo. Tanto qui il sale ci stava da 150 milioni di anni... Una botte di ferro, pensavano i geologi del tempo. Ma 40 anni dopo, l’ultimo deposito si è tramutato in una grave minaccia nucleare: la miniera, infatti, rischia di collassare. Il motivo? Ad oggi già 12mila litri di acqua hanno raggiunto la miniera di sale corrodendola. L’errore, a suo tempo, sarebbe stato quello di depositare le scorie nucleari nella falda sud, molto vicina agli strati contenenti acqua. Per questo si sono verificate le prime infiltrazioni di acqua salata che hanno provocato fenditure nei fusti.

Ora la roccia, resa fragile dai pozzi e tunnel, sta irrimediabilmente premendo sulle caverne, sul soffitto e sulle pareti, quindi alcuni container si stanno spaccando e ci potrebbe essere una fuoriuscita. I materiali ancora radioattivi escono fuori, contaminano l’acqua che si sta infiltrando et voilà... Tra un po’ il collasso della miniera (dove si stimano ora circa 28 chili di plutonio) sarà inevitabile e tutti quei fusti dovrebbero essere recuperati. Ma come, con quali costi e, soprattutto, in quanto tempo rimangono questioni irrisolte. Per ora, secondo i progetti, ogni barile dovrebbe essere controllato per verificare eventuali perdite, poi riconfezionato e portato in superficie attraverso un pozzo di 700 metri. Un tipo di recupero che in ogni caso deve tenere conto del rischio che la struttura venga improvvisamente inondata. Tutto per ora rimane indefinito e nessuno sa dire se il recupero e il trasporto altrove sarà davvero possibile, ma intanto si pensa di convertire una vecchia miniera di ferro in una nuova struttura di stoccaggio (il Pozzo Konrad, in cui tutto il metallo è stato estratto e solo per pochi anni) per depositare i materiali pericolosi (in 300 mila mq di spazio).

Però, non vi pare che l’idea di convertire vecchie miniere in zone di stoccaggio sia fallita di continuo? Quello cui addivengono scienziati e geologi è che, ahimè, non c’è un punto finale di stoccaggio alternativo, proprio per questo le scorie nucleari di Asse sono state stoccate temporaneamente per oltre 40 anni. Questo è un problema che si ritrovano in comune molte nazioni nuclearizzate: dopo più di mezzo secolo dall’avvio dei primi programmi nucleari civili non è attivo nemmeno un deposito al mondo che ospiti definitivamente i rifiuti radioattivi, che invece continuano ad essere stoccati in depositi temporanei. E farebbe bene, un Paese come la Germania, a preoccuparsi sin da ora della grande mole di macerie radioattive che verranno fuori delle 17 centrali nucleari che verranno eliminate entro il 2022, una decisione presa cinque anni fa dopo il disastro di Fukushima (e il conto finale per la disattivazione delle centrali e lo stoccaggio rifiuti è stimato intorno ai 36 miliardi di euro).

Bella storia il nucleare, vero?

Germana Carillo

Fonte: https://www.greenme.it

 

 

 

 

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