Di vicende finite nel dimenticatoio la storia ufficiale è piena. E visto che la storia – quella ufficiale – spesso viene confezionata ad uso e consumo di specifici interessi, di tanto in tanto è giusto rendere onore a chi ha invece scritto, anche involontariamente, pagine indelebili. Come quella vergata dal coraggio e dalla freddezza di un ufficiale russo, capace in una notte di settembre di 34 anni fa, di compiere un gesto cui dobbiamo tutti la salvezza del pianeta Terra. Lui era Stanislav Petrov, colonnello dell’esercito sovietico. Aveva 78 anni ed è deceduto nel suo mini appartamento ubicato alla periferia di Mosca. Morto da solo e nel silenzio e l’indifferenza di tutti. Tanto è vero che il decesso risale a maggio, ma la notizia è trapelata solo in queste ore. La sua storia è diventata un romanzo, ed ha dato lo spunto per la realizzazione di ben due film che raccontano i fatti di quella notte. Era il 23 settembre 1983.

Una notte infinita per il mondo intero. Petrov era di turno come responsabile del centro di controllo militare di Oko, deputato al monitoraggio delle attività nemiche. Tra i compiti della struttura, anche la vigilanza su possibili attacchi da parte degli Stati Uniti. E, guarda caso, proprio quel giorno i sistemi iniziarono a segnalare il peggio: missili americani in viaggio verso il territorio russo. In base al protocollo, Petrov avrebbe dovuto immediatamente attivare l’iter di contro-attacco, informando i superiori e innescando così il meccanismo di ritorsione. A un suo ordine, anche l’Urss avrebbe fatto partire i suoi razzi, diretti contro gli Usa. Ma Petrov attese, attese e attese. Qualcosa non gli tornava. Un’intuizione provvidenziale, figlia anche dell’analisi di alcuni “strani” parametri apparsi sui monitor, che impedì lo scoppio di un conflitto di proporzioni apocalittiche. Sì, perché dopo qualche minuto fu chiaro che nessun missile era in volo verso la Russia. Si trattava solo un madornale errore del sistema. Petrov era riuscito a comprenderlo, salvando il mondo. Le autorità russe, però, non lo premiarono mai. Anzi, lo misero ai margini: dopotutto aveva scoperto (e ridicolizzato) i più sofisticati sistemi militari, rivelando l’incredibile falla nel sistema di difesa. La sua carriera militare proseguì nell’anonimato. Poi il prepensionamento e gli ultimi anni di vita, trascorsi nell’ombra, in una casa popolare. Ma la verità venne presto a galla e qualche associazione volle celebrare le sue gesta, invitandolo negli Usa e consegnandogli un riconoscimento “a nome dei cittadini di tutto il mondo” per aver evitato la catastrofe. Lodi che Petrov ha sempre accolto con assoluta modestia. ”Ho semplicemente fatto il mio lavoro”, ebbe a dire una volta in un’intervista. “Anzi, non ho proprio fatto niente”. (fonte: unionesarda.it )

Fonte: http://www.piumezzogiorno.it

 

 

Stanislav Evgrafovič Petrov (in russo: Станислав Евграфович Петров[?]; 1939) è un militare sovietico, tenente colonnello dell'Armata Rossa durante la Guerra Fredda. È noto per aver identificato un falso allarme missilistico sventando lo scoppio di un conflitto nucleare.

 

L'incidente del 26 settembre 1983.

Il 26 settembre del 1983, al culmine della guerra fredda, Petrov era l’ufficiale di servizio al bunker Serpukhov 15, vicino a Mosca con il compito di controllare il satellite e notificare ai suoi superiori un eventuale attacco nucleare contro l’Urss. Nel caso si fosse presentato un attacco, la strategia dell'Unione Sovietica era quella di lanciare immediatamente un controattacco nucleare su vasta scala contro gli Stati Uniti, secondo la dottrina della Mutual Assured Destruction. Alle 00.14 (ora di Mosca) il satellite diede l'allarme segnalando un missile lanciato dalla base di Malmstrom (Montana) e in viaggio verso il territorio russo. Petrov ritenendo inverosimile un attacco con un unico missile pensò ad un errore del sistema e non segnalò ai suoi superiori l'accaduto, ma pochi minuti dopo il satellite segnalò altri quattro missili in viaggio verso l'Urss. Lanciare l'allarme sarebbe significato dar avvio al conflitto nucleare. Petrov, che conosceva bene le peculiarità del sistema satellitare russo OKO, ritenne ancora una volta che si stesse trattando di un errore considerando esiguo l'attacco missilistico in corso rispetto al consistentissimo armamento nucleare statunitense. La decisione di aspettare e non segnalare l'attacco si rivelò giusta. Venne accertato infatti che si trattava di un falso allarme dovuto ad una rara congiunzione astronomica tra la Terra, il sole e il sistema satellitare OKO. Petrov aveva comunque disatteso agli ordini, ma considerata la sua corretta intuizione l’esercito russo decise di non punirlo; in seguito però il colonnello fu redarguito, ufficialmente per altre ragioni, e la sua carriera militare si arrestò. L’episodio che lo vide protagonista fu tenuto segreto fino alla fine degli anni novanta mentre Petrov si ritirò in pensione a Fryazino, un piccolo villaggio vicino Mosca.

Solo recentemente, nel 2004, l’Associazione Cittadini del Mondo, con base a San Francisco, gli ha consegnato un riconoscimento e un premio simbolico di mille dollari.

Fonte: http://it.wikipedia.org

 

 

Pochi lo sanno, ma se il mondo è ancora quello che è lo dobbiamo a Stanislav Petrov. Quando, alla soglia del duemila, tutti si divertivano a votare l’uomo del secolo, qualcuno, tra Papi, Duci, Superstars, Presidentissimi e compagnia bella, buttò lì anche il misconosciuto nome di quest’ufficiale dell’ex Unione Sovietica, che un giorno di settembre salvò l’umanità da quella che poteva essere la più grande catastrofe di tutti i tempi. Forse le cose, i luoghi e le persone che amiamo non esisterebbero più senza il coraggio di quest’uomo dimenticato dal mondo. Per questo oggi, con gratitudine, sento il dovere di raccontare la sua storia a chi di voi non la conoscesse.

Il 26 settembre del 1983, al picco della guerra fredda, Stanislav Evgrafovich Petrov, colonnello dell’Armata rossa, classe 1939, era l’ufficiale di servizio al bunker Serpukhov 15, vicino a Mosca. Il momento storico era particolarmente teso. Appena tre settimane prima i russi avevano abbattuto un aereo passeggeri coreano, uccidendo 269 passeggeri, trai quali diversi americani. Secondo fonti giornalistiche, dopo quell’episodio il Kgb avrebbe diffuso un’informativa in cui si allertava per un possibile conflitto nucleare.

Il colonnello Petrov aveva la responsabilità di controllare il satellite e notificare ai suoi superiori un eventuale attacco nucleare contro l’Urss. Nel caso si verificasse un attacco, la strategia sovietica era quella di lanciare immediatamente un attacco nucleare su vasta scala contro gli Stati Uniti, secondo la dottrina della “Mutual assurde Destruction”, che ispirò lo Starnamore di Kubrick.

Tra mezzanotte e l’una (negli Stati Uniti era ancora il 25 settembre) il computer segnalò che gli americani avevano lanciato un missile contro l’Unione sovietica. Su Petrov gravava una responsabilità immensa. Il colonnello mantenne la freddezza, ragionò sulla circostanza che se gli Stati Uniti avessero inteso lanciare un attacco nucleare lo avrebbero fatto con un massaccio lancio di missili e con facendone partire uno solo. E così, l’ufficiale classificò il segnale del computer come un falso allarme. Ma solo pochi istanti dopo, il computer segnalò che altri quattro missili erano stati lanciati dagli americani. Petrov era convinto che si trattasse di un errore del computer, ma non aveva la possibilità di riscontrare in alcun modo cosa stesse accadendo. Di fronte a lui lampeggiava un pulsante con la parola “Inizio”, che aspettava solo di essere schiacciato per scatenare l’inferno sulla Terra.

Il colonnello si trovò di fronte al drammatico dilemma. Se l’attacco era effettivamente in corso, il suo Paese sarebbe stato oggetto di un disastroso attacco nucleare, subito senza alcuna controffensiva. E Petrov avrebbe mancato al suo dovere. Ma se si trattava di una falla nel computer, Petrov allertando i suoi superiori avrebbe potuto innescare un massiccio contrattacco nucleare sovietico, che probabilmente avrebbe scatenato una catena di ulteriori attacchi, e sicuramente sarebbe costato la vita a milioni, forse decine o centinaia di milioni, di persone. L’inizio della Terza Guerra Mondiale dipendeva dalla sua decisione. Petrov si fidò della sua intuizione. Decretò che si trattava di un falso allarme. “Non scatenerebbero la Terza guerra mondiale attaccandoci con soli cinque missili”, pensò in quel lunghissimo momento, come ebbe a rivelare anni dopo. In effetti nessun missile era in viaggio verso l’Unione sovietica. Una catastrofe su scala mondiale senza precedenti era stata evitata. Petrov originariamente non era di turno quella sera. Se ci fosse stato un altro uomo al suo posto, questi avrebbe potuto maturare una decisione diversa, cambiando irreparabilmente il corso della storia.

Stanislav Petrov aveva evitato l’apocalisse atomica. Ma aveva pur sempre disatteso gli ordini. L’esercito russo non lo punì né premiò, ma il colonnello in seguito fu redarguito, ufficialmente per altre ragioni e la sua carriera militare si arrestò. Successivamente Petrov, emotivamente provato, lasciò l’esercito. L’episodio che lo vide protagonista fu tenuto segreto fino alla fine degli anni ’90. Non ci è dato ancora di sapere se ve ne furono altri analoghi in Unione Sovietica. Di certo sappiamo che episodi analoghi, circa una decina, avvennero sul versante degli Stati Uniti. Questi fatti sono stati resi pubblici e uno di essi, accaduto nel 1979, ispirò il film Wargames.

Oggi Stanislav Petrov è un pensionato, vive in condizioni di quasi povertà a Fryazino, un villaggio russo non lontano da Mosca. Ha salvato l’umanità. Ma l’umanità lo ha dimenticato. O meglio, non lo ha mai conosciuto. L’Associazione Cittadini del Mondo, con base a San Francisco, nel maggio del 2004 gli ha consegnato un riconoscimento e mille dollari americani. "Non mi considero un eroe", disse qualche anno fa commentando quella terribile notte del 1983.

Fonte: http://www.villino.altervista.org

 


 

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