L’ex presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, avrebbe dato l’autorizzazione necessaria ad impiantare una serie di cyber-armi all’interno delle infrastrutture della Federazione Russia. Una decisione che sarebbe maturata nelle ultime settimane del suo mandato, in funzione delle presunte interferenze degli hackers russi nelle elezioni americane. A rivelare questa notizia è stato il Washington Post. Se quest’inchiesta venisse confermata, due questioni balzerebbero immediatamente all’attenzione dei lettori: in primis il destino delle armi cibernetiche sarebbe adesso nelle mani di Donald Trump, in secundis emergerebbe che Barack Obama era pienamente a conoscenza dell’attività di hackeraggio, una storia venuta fuori, però, solo successivamente all’elezione del candidato repubblicano. Ma in cosa consistono queste armi informatiche? Secondo quanto si apprende da questo portale d’informazione vicino alle posizioni di Vladimir Putin, gli impianti avallati dall’ex presidente democratico sarebbero una vera e propria “bomba ad orologeria”, in grado di compromettere definitivamente postazioni russe di “importanza strategica”. La cyber tecnologia, inoltre, sarebbe stata creata dalla National Security Agency e potrebbe essere utilizzata solo in modalità remota, cioè effettuando una connessione tra computer distanti ed agendo indirettamente sulla macchina. Sorpassando l’accesso diretto del server russo, in sintesi. Il Washington Post, insomma, contribuisce ad un altro scossone, pubblicando questa notizia  più o meno contemporaneamente con quella per cui Vladimir Putin avrebbe dato un ordine diretto di danneggiare Hilary Clinton nella sua corsa elettorale.

Il quotidiano americano giustifica così la scelta dell’amministrazione Obama di rimuovere 35 diplomatici russi dagli Stati Uniti durante il 2016: sarebbe stata la contromossa all’affioramento di queste voci d’interferenza, segno che il Russiagate ha radici molto più profonde e cronologicamente lontane rispetto quanto appreso sin’ora. Le cyber-armi, però, sarebbero state lasciate da Obama in una fase di progettazione iniziale e le sperimentazioni tecnologiche si sarebbero bloccate dopo l’insediamento di Donald Trump. Il tycoon, tuttavia, si difende ed in questa intervista rilasciata a Fox News, ha ribadito la sua contrarietà al fatto  che siaRobert Mueller, procuratore speciale per il Russiagate, divenga titolare anche dell’indagine sul licenziamento di James Comey come capo dell’FBI. “È un grande amico di Comey e la cosa mi preoccupa – ha insistito Trump – bisogna andare a fondo della vicenda”.

L’attuale presidente degli Stati Uniti d’America continua a parlare di “caccia alle streghe” e ribadisce la sua estraneità a qualunque ipotesi di commistione politica con i russi. Ma la questione dello sviluppo delle armi cibernetiche resta sul banco delle questioni urgenti da sviscerare tanto per il mondo giornalistico quanto per il deep state americano: già durante lo scorso G20 di Hangzohu, peraltro, Barack Obama aveva chiaramente specificato a Cina e Russia che la maggior parte degli investimenti militari degli Stati Uniti stava dirigendosi verso questo tipo di innovazioni. La Cybercommand americana, del resto, il centro di gestione  di una possibile cyberwarfare sta lì a testimoniarlo.  Sottrazione di dati, phishing, spear phishing, watering holes, tecnologie dual-use, software exploits, attacchi Ddos, botner, virus, Rat e Rec sono solo alcune delle terminologie utilizzate per denominare possibilità di attacchi informatici in grado di fermare un’intera nazione come accaduto, esemplificativamente, in Ucraina nel 2015 per opera del gruppo Sandworm. Il futuro dello ius belli sembra concentrarsi all’interno di questo vocabolario del tutto nuovo. Il combattimento contro il ”nemico pubblico” teorizzato da Carl Schmitt, l’hostis latino, un concetto ben distante dall’inimicus personale, è ormai destinato a fare del web il proprio campo di battaglia. Il “Dio onnipotente che è divenuto l’onnipotente legislatore” teorizzato in Teologia Politica  dallo stesso pensatore tedesco, si è seduto dietro ad un personal computer. Un’evoluzione non pronosticabile per un ambito primitivo come quello della guerra che, in fin dei conti, permane tra le costanti umane.

 

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 


 

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