Lo scorso 11 luglio l’India ha inviato il pattugliatore d’altura “Sumitra” a Sabang, località dell’Indonesia sita in posizione strategica all’imboccatura dello Stretto della Malacca. Per la prima volta nella storia una nave militare indiana ha approdato nel porto indonesiano nel quadro di accordi bilaterali che prevedono la presenza stabile di unità indiane in quel importante braccio di mare. Lo scorso 30 maggio, infatti, Nuova Delhi e Giacarta hanno annunciato al mondo la collaborazione per la costruzione di infrastrutture portuali a Sabang e nei suoi dintorni. Il Primo Ministro Modi ed il Presidente Joko Widodo hanno ratificato ufficialmente l’accordo a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni del Ministro indonesiano per gli affari marittimi – Luhut Pandjaitan – che sottolineava come la profondità del porto di Sabang fosse idonea ad accettare vascelli civili e militari “compresi i sottomarini”.

La presenza dell’India nella regione.
L’India sta costruendo altri insediamenti militari nelle isole Andamane e Nicobare per avere una presenza stabile che controlli l’Oceano Indiano orientale con particolare attenzione verso lo Stretto della Malacca, il choke point principale da cui passano le rotte commerciali – e militari – che collegano il Mar Cinese Meridionale all’Oceano Indiano.  Il quartier generale del Comando per le Andamane e Nicobare – Port Blair – si trova però a cinquecento miglia nautiche (più di 900 km) dall’ingresso dello Stretto dove sono localizzate Sabang e Banda Aceh. Per esercitare l’attività di pattugliamento e controllo dello Stretto la Marina Indiana deve mantenere costantemente almeno un’unità navale in mare lungo quelle acque pertanto la possibilità di avere accesso al porto di Sabang rappresenta per l’India un notevole balzo in avanti che le permetterà di accorciare la distanza percorsa dal suo naviglio militare. Facendo un parallelismo un po’ azzardato ma che rende bene l’idea, con Sabang l’India avrà la propria “Gibilterra” sullo stretto della Malacca e potrà controllare in modo molto più efficace – e meno dispendioso – il traffico navale che lo attraversa.

Alleanze in funzione anti cinese.
L’Indonesia condivide i timori dell’India in merito alla crescente aggressività della Cina, che più volte ha dimostrato di non cedere alle pressioni diplomatiche internazionali sulla questione del Mar Cinese Meridionale. Pertanto durante la visita del Presidente Modi del mese scorso, tra i due Paesi è stato siglato un accordo di cooperazione nel campo della Difesa. Questo nuovo trattato va ad integrare l’intensa attività di colloqui bilaterali nel campo della sicurezza tra Nuova Delhi e Giacarta: questi consistono sia in summit biennali tra i ministri della Difesa dei rispettivi Paesi sia dall’attività del “Joint Defence Cooperation Committee” che si riunirà per la sesta volta il prossimo agosto.  L’intesa nel campo della sicurezza tra India e Indonesia non si limita solamente alla diplomazia. Le rispettive Forze Armate si addestrano periodicamente nell’esercitazione Garuda Shakti – quest’anno giunta alla sua sesta edizione – che prevede la cooperazione finalizzata ad attività di contro-insurrezione e per implementare le capacità di coordinamento interforze tra India ed Indonesia anche nel quadro di operazioni sotto l’egida dell’Onu. Per quanto riguarda l’attività di pattugliamento marittimo la cooperazione tra i due Paesi si traduce in missioni congiunte come quelle recente tenutasi tra il 24 maggio ed il 9 giungo a cui hanno partecipato la corvetta indiana “Kulish” ed un aereo da pattugliamento marittimo del Comando per le Andamane e Nicobare Dornier Do-228.  La Marina Indiana conduce pattugliamenti congiunti anche con quelle di Bangladesh e Thailandia e il mese scorso, per la prima volta, India e Vietnam si sono trovate insieme in un’esercitazione navale nel Mar Cinese Meridionale. Il giorno seguente la visita a Giacarta, il Presidente Modi ha siglato un accordo con Singapore che prevede anche la fornitura di supporto logistico alle navi militari indiane, dimostrando ancora una volta come le relazioni di Nuova Delhi con la città stato asiatica siano tra le più strette di sempre.

Perché il controllo dello Stretto della Malacca è così importante?
Per capirlo basterebbe dare uno sguardo alla cartina geografica: lo Stretto della Malacca è la via di comunicazione più breve che collega l’Oceano Indiano ai mari del Sud Est Asiatico da dove si raggiungono i porti coreani, giapponesi e cinesi. Attraverso lo stretto si calcola che ogni anno transitino merci per un controvalore pari a 3 mila miliardi di dollari imbarcate su circa 100 mila vascelli mercantili: un traffico navale enorme e soprattutto vitale per quei Paesi, come la Cina – o il Giappone – che non hanno la possibilità di avere scali nell’Oceano Indiano, punto di passaggio obbligato delle merci verso (e da) l’Europa e l’Africa. Avere il controllo dell’accessibilità dello Stretto risulta pertanto vitale per quelle nazioni che hanno nel commercio marittimo la propria risorsa fondamentale e per quelle che si affacciano nei mari che esso mette in comunicazione – come l’India. Lo sa bene la Cina che ha nella propria visione strategica la risoluzione di quello che si chiama il “Dilemma della Malacca” ovvero il timore che un eventuale blocco navale dello stretto – attuato attraverso il controllo militare – possa strangolare la sua economia fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime – come il petrolio arabico – che lo attraversano. Per questo Pechino sta cercando di avere diversi “punti di appoggio” sparsi lungo la rotta che la collega al Mediterraneo – la strategia del “filo di perle” – e ha ormai militarizzato le isole del Mar Cinese Meridionale che fungono da base avanzata per il controllo degli accessi orientali dello Stretto e anche per avere capacità di proiezione di forza verso il Pacifico occidentale. La Cina quindi sta diventando, se non è già diventata, a tutti gli effetti una talassocrazia con un programma di costruzioni navali militari di tutto rispetto.

Nuovi fragili equilibri.
La nuova postura “oceanica” della Cina da cui ne scaturisce l’espansionismo commerciale e militare sta mutando quelli che erano gli equilibri “da Guerra Fredda” nell’area dell’Estremo Oriente e dell’Oceano Indiano. Per la prima volta da decenni l’India sta guardando agli Stati Uniti come ad un partner di fiducia nel quadro del contenimento della Cina trascinandosi dietro i suoi partner commerciali e militari. Dall’altra parte anche gli alleati degli Stati Uniti sono sempre più interessati a quanto accade nell’Oceano Indiano e guardano con timore e sospetto a Pechino anche a causa del comportamento sleale tenuto sulla questione delle isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale: militarizzate da Pechino nonostante le continue assicurazioni in senso contrario. In particolare il Giappone, che ha anche una propria contesa territoriale con la Cina per le isole Senkaku, ha partecipato ad esercitazioni militari congiunte con Stati Uniti ed India proprio nelle acque dell’Oceano Indiano per dare un segnale a Pechino. La partita di certo è complessa, e la questione della Corea del Nord, che vede alcuni attori della querelle protagonisti, ne complica ulteriormente gli esiti. La presenza di un insediamento militare indiano a Sabang, proprio all’imboccatura dello Stretto della Malacca, potrebbe dare un ulteriore scossone al fragile equilibrio tra le potenze regionali (e globali) che si è andato evolvendo nel corso di un lustro nell’area dell’Estremo Oriente: siamo convinti che Pechino non starà certo a guardare un proprio rivale regionale impiantare stabilmente una presenza militare che diventa come un coltello alla gola delle linee di comunicazione navali della Cina.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 


 

Orange_Pi_2G-IoT.jpg