In questa sezione inseriamo diversi elementi interessanti sulle forze militari della Svezia, poco noti e determinanti per capire la strategia internazionale. Tanto nella guerra fredda quanto successivamente il governo svedese ha dimostrato capacita' e lungimiranza nel produrre notevoli soluzioni efficienti con un bilancio bellico ridotto, il tutto avvantaggiando la propria industria nazionale. Ecco quali notizie abbiamo selezionato per voi, che fanno onore alla Svezia nel saper inventare tattiche innovative ed originali.

 

 

Al culmine dell'ultima fase della Guerra fredda, attorno a metà degli anni '80, la Svezia era sì neutrale, ma (differentemente dalla Svizzera) confinante direttamente con i due blocchi, ed esposta alla loro influenza, se non anche ad atti d'intimidazione con violazioni continue dello spazio aereo e marittimo. L'Esercito era piccolo, e per una nazione dalle spese ridotte per le armi, e con una popolazione di appena 7 milioni di abitanti, non poteva essere altrimenti. Come nel caso della Svizzera, però, c'era lo schema dei riservisti di pronto impiego, che in poche ore potevano moltiplicare le forze disponibili fino a dare a questo Paese uno degli eserciti più numerosi del mondo, supportato da una valida aviazione tattica e da una piccola ma efficiente Marina, a sua volta rinforzata da una potente difesa costiera. C'erano solo 9.000 soldati inquadrati come professionisti nell'Esercito, e 36.000 coscritti, da addestrare accuratamente in oltre 50 centri e scuole e poi inviati alle unità operative, 50 battaglioni in tutto tra le varie specialità. La leva durava tra i 7,5 e i 15 mesi; dopo si diventava riservista attivo con un richiamo annuale; era previsto di richiamare i riservisti in 72 ore di tempo e così invadere la fredda ed estesa Svezia avrebbe costituito un problema non indifferente da parte di chiunque. L'esercito svedese poteva infatti aumentare di 700.000 effettivi, più i 100.000 della Guardia Nazionale, il che significava che oltre il 10% della popolazione poteva essere cooptata in armi; si potevano così formare ben 100 battaglioni di fanteria, 500 compagnie indipendenti, più la Guardia Nazionale, il tutto inquadrato in 26 distretti di difesa.

La componente d'assalto anfibio era molto potente, anche se limitata alla difesa costiera. C'erano infatti 143 mezzi, di cui solo 9 per mezzi corazzati, mentre gli altri erano di piccole dimensioni e servivano per il personale e il materiale; erano utili per la logistica come per lo sbarco di truppe, anche alle spalle delle prime linee nemiche, sempre considerando che in acque tanto gelide come quelle Svedesi, quando non c'erano i ghiacci, la temperatura era tanto bassa da correre il rischio di morire in pochi minuti in caso succedesse un incidente di navigazione o nello sbarco. Le basi erano Stoccolma, Karslkona, Goteborg e Harnosand. Nell'insieme, anche la Marina svedese era una forza di piccole dimensioni, mirata per costare poco e difendere la neutralità e sovranità del Paese.

Tra l'altro, in tal senso una svolta nelle tecniche ASW venne avviata dopo che un sommergibile sovietico, tra l'altro di vecchio tipo, era entrato in un 'santuario' svedese, venendo scoperto solo perché finì su di un basso banco sabbioso. Questo ha causato un notevole clamore, e ha spostato dalle unità dedicate solo all'attacco o al pattugliamento, anche al compito ASW, molto più difficile da interpretare. Per questo alle navi Spica I e II, da attacco e dal peso di circa 300 t, seguirono le 'Goteborg' di tipo molto più moderno con siluri e missili, ma anche armi e sensori ASW, cannoni da 57 mm e 40 mm con radar di tiro moderni. Tutte le armi svedesi erano di concezione nazionale, come anche i sistemi radar. I siluri a lungo raggio erano i Tipo 61 a perossido d'idrogeno, e in quanto possedenti tale sistema di propulsione ad alta energia (studiato dai Tedeschi), erano capaci di 45 nodi su circa 20-30 km, oltre che filoguidati e con compiti antinave; i siluri ASW invece erano solo quelli da 400 mm, inclusi quelli dei sommergibili. Erano anch'essi filoguidati, con sistema di autoguida finale. I cannoni da 57 mm e 40 mm Bofors erano ad alta cadenza di tiro e con sistemi di guida e proiettili svedesi. Anche i missili erano tutti svedesi, tranne i Penguin, che erano armi norvegesi comprate nell'ambito di uno scambio tra le due nazioni.





La Flygvapnet al 1993.
All'epoca le spese per la difesa della Svezia erano sotto il 3% del PIL e il 7,5% delle spese statali, non trascurabile valore sia pure per una nazione di circa 8,5 milioni di abitanti. Incaricata di difendere una nazione di oltre 400.000 km2 tra i due blocchi della NATO e del Patto di Varsavia si è trovata a destreggiarsi in una difficile situazione, come del resto lo era quando era neutrale ai tempi della II G.M. con i vicini Tedeschi, che erano anche ai confini occupando la Norvegia e dall'altra parte della Scandinavia, avevano gli alleati Finlandesi. Per sua fortuna, sia pure cedendo materie prime come i minerali di ferro, la Svezia rimase al di fuori della catastrofe. Poi si è trovata di fronte a un problema costituito dalle forze aeree sia sovietiche dell'Artico (la penisola di Kola aveva tra l'altro 20 basi aeree) che del Baltico. Nel 1991 vennero registrate ancora 275 missioni di intercettazione per trovare prontamente i violatori dello spazio aereo svedese. L'unica esperienza operativa 'reale' è stata però quella della missione in Congo nei primi anni '60 con i J29 Tunnan, di cui uno si incidentò durante il tragitto in Italia. La Flygvapnet era ed è rimasta sopratutto dedicata alla difesa aerea, nonostante avere ricevuto oltre 2.000 jet dalla sua fondazione, quasi tutti svedesi. La sua necessità secondaria era l'interdizione, e solo secondariamente il supporto sul campo di battaglia, per quanto possa sembrare strano dato che è un compito relativamente più facile. Ma avendo per lo più macchine multiruolo e quindi ad alte prestazioni, questo compito è svolto con mezzi diversi da quelli (a basse prestazioni e lunga autonomia) ideali.





Organizzazione.
Nel 1992 la Svezia era divisa in 4 settori per la difesa aerea e 5 regioni militari interforze, ma con la riorganizzazione post-Guerra fredda, di cui anche la Svezia ha avvertito l'avvento (con il crollo dell'URSS), si riducevano a 3 settori della difesa aerea e 3 regioni, ciascuno con un centro comando e controllo sotterraneo e alcuni secondari, mentre la rete di scoperta aerea era la nuova STRIL 90 con i radar PS-87 e nuovi sistemi di comunicazione ed elaborazione dati, spesso in container e quindi mobili quando necessario. I radar erano all'epoca sia i PS-87 che i meno recenti PS-85, circa 40 unità, spesso su di un supporto mobile basato in un bunker quando non necessario, ma elevabili in 60 secondi di 25 metri da terra, il che aiuta sopratutto a guardare oltre le cime degli alberi. Non mancavano 1.350 posti di osservazione ottici con apposite piattaforme sui confini, animate da volontari muniti di binocoli che per quanto utili sopratutto di giorno, sono un supporto preziosissimo contro le penetrazioni sotto la cortina radar. Inoltre anche di notte i jet si fanno 'notare' per il rumore, quindi i posti di controllo erano indubbiamente utili anche se di 'bassa tecnologia'. I programmi erano però quelli di un sistema radar aeroportato, i Saab 340AEW con il sistema Argus, un innovativo radar a scansione elettronica senza antenna rotante.

In tutto c'erano 9 Stormi, du dei quali da sciogliere entro il 1993, e gli squadroni da 18 dovevano scendere a 16 nel 2002. L'aviazione, essenzialmente costituita dai velivoli da combattimento, in caso di guerra si 'gemmerebbe' con ciascuno squadrone sdoppiato e i 3 squadroni addestrativi sul Saab 105 trasformati in unità da ricognizione e attacco leggero, supportati da 5 squadroni con aerei da trasporto leggeri sia civili che militari più gli elicotteri BO 105, BV-107, Super Puma.

Mentre gli squadroni da caccia erano dipendenti dalla regione, quelli d'attacco, essendo destinati a missioni ben più delicate (attacco contro altri Paesi) erano sotto il controllo della Prima divisione aerea. Le basi erano molte, sopratutto con le BAS 90, circa 30 di queste piccole basi ausiliarie da costruire, ma si trattava di una base decisamente atipica, tanto che potevano persino raggiungere 150 km2 di estensione con una pista da 2 km e 4 secondarie da 800 m, con bretelle e aeree di raccordo, e con le basi del Nord anche dotate dei costosi hangar corazzati. Spesso però erano usati solo gli spazi con la mimetizzazione per gli aerei, e l'uso di falsi bersagli (aerei-civetta, per esempio) per ingannare gli attaccanti. Naturalmente tutto le basi aeree necessitavano di aerei dal decollo piuttosto corto, e infatti i caccia svedesi erano generalmente STOL.






Personale e attività.
In tutto, lo striminzito personale della Flygvapnet aveva 9 stormi, 3.700 ufficiali, 3.800 civili, 4.800 coscritti. In caso di guerra, però, si sarebbe arrivato a 4.600 ufficiali, 1.600 ufficiali riservisti, 62.000 coscritti, volontari e civili per altre migliaia raggiungendo quasi 80.000 effettivi. Così da appena 12.300 si sestuplicava l'organico, raggiungendo grossomodo la forza dell'AMI italiana, che aveva grossomodo lo stesso numero di aerei di prima linea.

L'addestramento per consentire a quest'aviazione di operare si valeva dell'elevato grado di istruzione della nazione e così dopo 6 settimane gli avieri di leva erano già pronti per il reparto, e dopo 6 mesi pronti a tutti gli effetti; una dozzina di loro poteva accogliere 2 Viggen, mentre alcuni, con un corso simile avevano la difesa delle installazioni. In tutto il servizio militare era di 11 mesi con richiami periodici fino a 47 anni, per circa 100 giorni di 10-14 come periodo. Gli ufficiali, a causa del piccolo numero formatosi, si impegnavano a stare nell'aviazione per 10 anni e rinnovabile alla scadenza di tale contratto. Gli ufficiali erano destinati oltre i 40 anni ai trasporti o elicotteri, fino a 55 anni anche se con un'attività di volo ridotta a 35-50 ore all'anno. Per gli ufficiali superiori c'era la scuola di guerra di due anni, ma non consecutivi. Anche i riservisti potevano ritornare in servizio attivo e volare.

L'aviazione continuava a ricevere circa 1.000 domande l'anno, 450 erano gli aspiranti che passavano i primi controlli, poi il colloquio psicologico lo dimezzava ancora con tanto di una prova di stress per vedere l'attenzione. Dopo una prova psicologica (che costa meno delle visite mediche) venivano sottoposti alle visite mediche, con un totale di 75 aspiranti ammessi e una sessantina che le passano. Poi selezioni ulteriori li riducevano ad appena 17-20 per le scuole d'accademia, tutto qui per una tale forza aerea. Corso di 3 settimane preparatorio o 3,5 ore alla scuola ufficiali, corso di volo basico di 125 ore sugli SK60 per un anno con parecchie fasi di apprendimento, poi altre 60 ore di volo per altri 5-7 mesi, e 6 di conversione operativa, infine veniva mandato al reparto e lì c'era da fare un altro anno per perfezionarsi e infine 6-8 mesi per perfezionarsi. In tutto il pilota aveva bisogno di 205 ore di volo e 75 si simulatore, poi 140 ore annue per 3 anni, oltre a 20 di simulatore. Con il tempo le ore si riducevano, per esempio dopo 12 anni si scendeva a 100 ore e 15 al simulatore; questo significava meno ore di volo rispetto alle 180 ore della NATO, ma assai di meno, un po' come nel Patto di Varsavia, ma estremamente dense di attività e di sortite aeree operative per ottimizzare al massimo i soldi spesi per l'aviazione militare, indubbiamente molto costosa per le casse svedesi, riuscendoci molto bene.

Le capacità degli avieri sono, pur essendo di leva, capaci di far rifornire un Viggen in 10 minuti e 7 per un Draken, che ha serbatoi di minore capacità (e così si può anche stimare quella del Viggen, che ufficialmente è 'classificata'). Anche la difesa delle basi, specie per il discorso delle azioni di commandos, è affidata a battaglioni locali, mentre infine v'erano circa 50 basi secondarie per il loro uso in caso di emergenza.




Aviazione al 1995.
La Svezia, neutrale per sua fortuna fin dal 1814, è l'esempio, assieme alla Svizzera, di come due nazioni anche molto diverse tra di loro, possano essere pacifiche, ben armate e, grazie all'assenza di guerre, ricche. La Svezia aveva 449.964 kmq con 8.300.000 abitanti (metà anni '90), reddito medio 25.490 dollari annui; tuttavia, forse lo stato sociale svedese ha pesato troppo con l'amministrazione socialdemocratica, rimasta al potere fino al 4 ottobre 1991, ma la coalizione di centrodestra non ha potuto cambiare apprezzabilmente rotta, e così, dopo le elezioni dell'ottobre del '94, tornarono al potere quelli della sinistra moderata. La Flygvapnet era inizialmente nota com Kungliga Svenska Flygvapnet, ovvero aviazione 'reale', ma dal '74 è diventata solo 'Fligvapnet'. La sua potenza era davvero degna di nota, grazie sopratutto ad un intelligente programma di costruzioni e progetti portati avanti localmente, anche se attingendo ampiamente da tecnologie estere. La Saab ha guidato questa crescita (e per sua fortuna, almeno il comparto aeronautico non è in mano agli americani), e così la Svezia ha mantenuto una sostanziale sovranità, quasi eguagliando la Francia quanto ad indipendenza (tra i pochi punti non autoctoni, le armi e il motore, sia pure rielaborato localmente), e superando in questo tutti gli altri paesi europei (Gran Bretagna inclusa, proprio lei, che assieme all'Italia aveva in origine molto contribuito all'aviazione svedese). La ristruturazione seguita alla fine della Guerra fredda, nella quale la Svezia era letteralmente inglobata tra NATO e Patto di Varsavia (restando tuttavia indipendente, seppure più orientata verso l'Occidente), ha comportato il taglio drastico delle spese militari; la ristrutturazione della Fligvapnet entrò in vigore il 1 luglio 1993, ma i tagli risultarono inferiori a quanto inizialmente previsto.





Di fatto, ritirati i Viggen da ricognizione il problema sarebbe rimasto scoperto. Quanto alle altre caratteristiche, permangono il cannone BK-27, il motore RM12 da 8.300 kgs, il radar PS-05/A della Ericsson, con capacità aria-aria e aria-superficie di eccellente livello (tra l'altro è un parente anche dell'ECR-90 dell'EF-2000); per il resto vi sono un HUD grandangolare e tre MFD a colori, sedile MB Mk S-10L inglese (prima tutti i caccia avevano sedili SAAB). I canard, oltre a dare un'eccellente agilità, permettono di operare dalle piste delle basi BAS 90, dove unità di 4-6 apparecchi sarebbero decentrati in caso di attacco nemico, scappando rapidamente dalle poche basi principali disponibili. Usando le autostrade per operare, con appena una decina di specialisti per aereo, l'aereo è capace di essere rifornito e riarmato in 10 minuti, grazie anche alla presenza di un'APU (migliorata nell'ultima versione), sistemi di autodiagnosi e riduzione del 40% del tempo richiesto dal Viggen per la manutenzione. Il consumo di carburante, poi, nonostante il Gripen abbia un motore dal minor rapporto di diluizione, è pari a circa la metà della potente ventola RM08 del Saab 37. Si tratta di un caccia 'utilitaria', che è capace di operare da piste innevate, salendo in spazi tra i 400 e gli 800 m a seconda del carico a bordo, comunque non elevato (max 6 AAM o armi varie, più un serbatoio e il cannone). Naturalmente tutto l'aereo è stato pensato per operare in condizioni artiche e per essere usato anche da tecnici coscritti, due cose tutt'altro che normali per un caccia così sofisticato, ma rispondenti alle necessità svedesi.

Pur mancando dell'esuberanza di spinta e potenza di Rafaele, EF-2000, F-22, con il suo costo ridotto e la sua facilità d'uso il Gripen è un concorrente del tutto credibile quale macchina da combattimento avanzata. Le sue piccole dimensioni ed emissioni lo rendono anche alquanto stealth quanto a RCS, calore e sagoma (molto bassa e sfuggente), altri vantaggi di quello che può essere considerato una sorta di piccolo F-16 con ala a delta.




I caccia svedesi.
La Svezia, come anche la Francia, ha mantenuto fino ad oggi la sua indipendenza nella progettazione dei suoi caccia tattici. A differenza dei Francesi, tuttavia, non ha potuto anche diventare indipendente per la progettazione integrale di armi, motori e sensori, ma anche così è il miglior risultato ottenibile da parte di una nazione neutrale e di dimensioni medie, per giunta con una popolazione molto ridotta e un budget non particolarmente elevato in termini assoluti. Questa relativa autosufficienza avrebbe potuto essere anche migliore, se si fosse insistito a suo tempo con la progettazione di un motore locale. Ma non era facile, e sopratutto, non si resistette alla tentazione di comprare sistemi analoghi già disponibili all'estero e sufficientemente collaudati. Alle volte si è riusciti anche a fare delle notevoli elaborazioni, tanto che l'RM-08 del Viggen è nato addirittura come propulsore civile per jet subsonici. Sull'elettronica si è riusciti ad essere più indipendenti, specialmente sui radar (con i sistemi Ericcson). Ma ancora di più nella concezione e nella filosofia d'impiego: la Svezia è stata l'unica con caccia a doppio delta (Draken) e la prima a introdurre il concetto dei caccia-canard dopo alcuni iniziali fiaschi di decenni addietro (come l'SS.4), anche se sopratutto in funzione delle operazioni STOL. Questo è stato pur sempre un tipo di soluzione più semplice rispetto all'ala a geometria variabile costruita per lo stesso scopo in altre nazioni, come nel caso del Tornado. Sopratutto, non causa problemi nella ricerca della massima superficie alare quando serve (duello aereo e volo ad alta quota), mentre per la stabilità in volo si affida alla ridotta apertura, che rende meno sensibili alle raffiche di vento. La formula è stata riportata anche con il successivo Gripen, stavolta maggiormente mirata alla ricerca dell'agilità. I caccia svedesi non sono mai stati molto veloci in termini assoluti, ma questo non gli era richiesto; va detto che comunque il Tunnan, nonostante la sagoma tozza (come del resto anche il successivo Viggen) è riuscito a suo tempo a togliere il record di velocità a bassa quota all'F-86 Sabre, il che è senz'altro un fatto notevole. Anche il Viggen è una macchina tozza ma potente, con il motore più potente della sua generazione (almeno al di fuori dell'URSS) e una fusoliera tozza, ma con la regola delle aree. Draken e Gripen sono invece macchine snelle, costruite con motori e avionica più compatti. Il Lansen è invece un caso a sé, una sorta di Tornado degli anni '50 in termini di operazioni aeree (intercettazione ognitempo, attacco antinave, bombardamento). Essendo nazione neutrale e 'pacifica', la Svezia ha mirato a difendersi rendendo arduo (anche per il clima e l'estensione geografica) l'avanzare ad un aggressore. La cosa significa attenzione sopratutto per i caccia intercettori e aerei d'appoggio tattico, ma non c'è traccia né di sonda di rifornimento in volo, né di armamento nucleare, proprio perché non c'è stata la volontà di costituire una reale minaccia oltre confine, dove, da un lato, c'era la NATO, e dall'altro il Patto di Varsavia (sia pure 'schermato' ad Est dalla Finlandia).

I primi caccia svedesi 'originali' nacquero tuttavia solo a II GM inoltrata, perché c'era un obiettivo bisogno di aerei nazionali, dato che i belligeranti erano troppo impegnati a combattersi e non c'erano aerei per la Corona svedese. Inizialmente la Svezia ordinò un lotto di Gladiator inglesi, ma ebbe anche i quasi coevi (ed avversari in altri campi) C.R. 42. Un lotto di Seversky P-35 venne consegnato (con armamento potenziato) verso la fine degli anni '30, ma un secondo lotto (sempre di 60 aerei) non venne consegnato per ragioni 'belliche' (finendo nell'US Army). La Svezia rimediò con un lotto di caccia Reggiane 2000, che (anche stavolta) erano un po' il surrogato dell'originale (essendone praticamente dei derivati, anche se con molte differenze, la questione del resto è dibattuta a tutt'oggi). Durante la guerra, paradossalmente, la Svezia divenne anche 'Il Paradiso svedese', meta di centinaia di disertori o di equipaggi con gli aerei danneggiati o, semplicemente, persisi. Anche se i 'volontari' svedesi avevano aiutato la Finlandia nel 1939-40, dopo la Svezia evitò accuratamente il confronto con i vicini, mentre i suoi RE.2000 e il lotto di bombardieri Caproni CA.313 (dalla pessima fama, anche se non biasimati da tutti) diventavano sempre più logori e inadeguati, specie se c'erano P-51 e FW-190 ad intercettare, anche senza sparare un colpo. La Svezia iniziò a sviluppare caccia propri, ma con scarso successo, c'era un tipo basicamente non dissimile dallo Zero, e il J-21 che nacque con motore a pistoni (posteriore) e poi divenne un jet, ma senza eccessivo entusiasmo. Sta di fatto che gli unici due caccia importanti esteri sono stati i P-51 e gli Hunter, poi tutti sono diventati aerei nazionali.

C'erano anche dei bombardieri interessanti, come il Saab 18, ma nel dopoguerra si cominciò a pensare essenzialmente a macchine da caccia monoposto e monomotore, ma per questo anche multiruolo. Naturalmente, le condizioni climatiche erano prese in considerazione e i Saab divennero anche degli aerei 'ognitempo' nel senso più completo del termine, nonché capaci anche di operare da piste semipreparate, anche sul ghiaccio e neve compressa. La Flygvapnet era interessata ad operare su campi d'aviazione improvvisati per non essere annientata sulle sue poche basi principali, e rendersi così imprendibili, magari nascosta sotto le fitte foreste scandinave. Da tutto questo, cominciarono a prendere forma i 'moderni' SAAB, iniziando con un nuovo modello, piuttosto semplice, ma anche tra i primi con ala a freccia.

Fonti: link 1 - link 2

 


 

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