Shenyang J-8 esposto al museo dell'aviazione di Pechino, Cina.

 

Lo Shenyang J-8 noto anche come Jian-8 (歼-8; nome in codice NATO Finback, poi Finback-A), era un caccia intercettore/multiruolo bimotore a getto ad ala a delta prodotto dall'azienda cinese Shenyang Aircraft Corporation (SAC) negli anni sessanta.

 

Storia del progetto.

Fino agli anni sessanta l'aeronautica militare cinese poteva contare sulla collaborazione dell'Unione Sovietica che forniva direttamente sia velivoli di propria produzione, sia i progetti per poterli realizzare su licenza. A seguito delle tensioni nel frattempo sorte tra i due paesi nel maggio 1964 la 6ª Accademia Di Ricerca del Ministero Della Difesa cinese iniziò la valutazione di un programma per la realizzazione di una nuova generazione di caccia di progettazione completamente autarchica. Tra le caratteristiche della specifica emessa si richiedeva la possibilità di raggiungere la velocità di 2,2 Mach, una velocità ascensionale di 200 m/s ed un'autonomia di 1.500 chilometri con serbatoio di combustibile interno, in modo da poter contrastare gli eventuali attacchi portati dai potenziali nemici, all'epoca rappresentati prevalentemente dal bombardiere Convair B-58 Hustler e dal cacciabombardiere Republic F-105 Thunderchief. Alla conferenza organizzata per valutare lo sviluppo del velivolo rispondente ai requisiti previsti, l'istituto di progettazione aeronautica Shenyang presentò il progetto di un bi-turbogetto che presentava analogie esteriori con il sovietico MiG-21 (ed il suo omologo cinese, il Chengdu J-7), ma presentava dimensioni maggiori, in analogia con il prototipo Ye-152; in concorrenza, l'istituto di progettazione aeronautica Chengdu propose un monomotore turboventola dotato di configurazione alare a delta e alette canard, il Chengdu J-9. Ad una valutazione comparativa, il progetto dello Shenyang venne valutato meno rischioso e potenzialmente più facile da portare a compimento, considerando che poteva avvalersi dell'esperienza già maturata con i precedenti modelli di derivazione sovietica; venne così preferito a quello del J-9 e guadagnò rilevanza tra le gerarchie sia militari che politiche: nel maggio del 1965 i vertici del PLA diedero il proprio benestare relativamente ai requisiti minimi dando il via alla stesura definitiva del progetto, che era affidata alla supervisione di Huang Zhiqian; la morte di questi, avvenuta in un incidente aereo in quegli stessi giorni, ne comportò la successione alla guida del progetto da parte di Wang Nanshou e di Ye Zhenda che provvidero ad ultimare il lavoro per il mese di settembre di quello stesso anno. La realizzazione di un mockup rappresentò il passo successivo del processo progettuale, completato prima della fine di dicembre, seguito dalla disposizione delle autorità all'istituto di Shenyang di completare il proprio lavoro prima della fine dell'anno successivo. Il progetto subì tuttavia, in modo inevitabile, l'impatto della Rivoluzione Culturale di quello stesso 1966, che portò all'avvicendamento di diversi responsabili alla guida dell'istituto e del progetto; altrettanto inevitabilmente iniziarono i ritardi sulla tabella di marcia e soltanto nel giugno del 1968, ed in modo pressoché clandestino, venne completato il prototipo cui fu assegnata la numerazione 001 (Rosso). Il prototipo venne portato in volo per la prima volta il 5 luglio del 1969 ma ben presto il gruppo di lavoro che si occupava dei test e lo stesso Comando delle prove di volo furono completamente azzerati, vittime (ancora una volta) della Rivoluzione Culturale. Nei dieci anni successivi i due prototipi realizzati, si era nel frattempo giunti al completamento dell'esemplare 002 (Rosso), completarono solamente 663 ore di volo. Per quanto ridotti, i voli di prova consentirono di riscontrare, e progressivamente ridurre, alcuni difetti di fondo dell'aereo, sia strutturali che aerodinamici; anche i motori si dimostrarono inizialmente poco affidabili ma prove statiche furono in grado di stabilire che la causa principale dei problemi risiedeva nella struttura dell'aereo. Finalmente, ma era ormai giunto il mese di settembre del 1978, l'Istituto di Shenyang ebbe nuovamente un responsabile del progetto J-8: la figura prescelta fu quella di Gu Songfen, in precedenza già parte del gruppo di lavoro. Per la fine del 1979 il J-8 aveva assunto una fisionomia definitiva e il 2 marzo del 1980 ebbe luogo la formale accettazione in servizio del caccia. Il lungo periodo di tempo intercorso tra la nascita del progetto ed il suo definitivo completamento, faceva del J-8 una macchina obsoleta: gli equipaggiamenti, in particolare l'avionica, di cui era dotato non erano più adeguati alle necessità ed erano superati rispetto a quanto disponibile sul mercato. Nella seconda metà degli anni settanta, non è chiaro se nel 1976 o se nel 1978, venne messa in lavorazione la progettazione di una versione migliorata del caccia, designata J-8I (o J-8A), destinata a superare le carenze evidenziate dalla versione precedente. Il J-8I, pur mantenendo le linee esterne del predecessore, adottava aggiornamenti nel sistema radar, nell'armamento e nel sistema di eiezione d'emergenza per il pilota. Il primo prototipo della nuova variante fu completato nel maggio del 1980, ma andò completamente distrutto a causa di un incendio al motore avvenuto in occasione del primo tentativo di portare in volo l'aereo, il 25 giugno seguente. Dopo quasi un anno, il 24 aprile del 1981, il secondo prototipo riuscì a spiccare il volo senza problemi, seguito da altre due macchine; i tre esemplari completarono il programma di prove nel novembre del 1984 ed alla fine del mese di luglio del 1985 il J-8I ottenne tutte le autorizzazioni necessarie per l'avvio della produzione in serie. Per quanto modificato e rivisto in epoca recente, il J-8I si dimostrò comunque lontano dagli standard degli aerei da caccia contemporanei e la sua produzione si concluse nel giro di due anni, dopo il completamento di circa cento esemplari; nel frattempo però le risorse dell'Istituto di Shenyang erano state in prevalenza dirottate verso la seconda variante del velivolo, denominata Shenyang J-8II (o J-8B), che si differenziava considerevolmente dal progetto originale. Con la comparsa sulla scena del J-8II, alcuni dei velivoli della variante J8-I subirono un profondo aggiornamento "di metà vita", alle componenti avioniche: vennero equipaggiati con il radar JL-7, già presente sul caccia J-7C, con il puntatore ottico SM-8 e con gli strumenti ECM recentemente installati proprio sul J-8II. Questa variante aggiornata viene comunemente individuata con la denominazione J8-IE o J-8E. I rimanenti velivoli della serie J-8I furono trasformati in ricognitori ad alta quota: identificati come JZ-8 furono equipaggiati con componenti ottiche installate in un pod disposto nella parte ventrale della fusoliera e dotati della possibilità di utilizzare serbatoi esterni di carburante sganciabili, al fine di incrementarne l'autonomia operativa. Un numero non particolarmente consistente di aerei venne sottoposto a queste modifiche e venne introdotto nei reparti della PLAAF in sostituzione degli ormai obsoleti JZ-6.

 

Cellula.

Lo Shenyang J-8 era un monoplano caratterizzato dalla configurazione alare a delta che richiamava chiaramente il disegno "a balalaika" degli aerei recentemente sviluppati dall'OKB sovietico Mikoyan-Gurevich. La fusoliera aveva la presa d'aria in posizione frontale, all'interno della quale faceva bella vista di sé un cono mobile; nella sezione anteriore della carlinga era disposto l'abitacolo monoposto, riparato da una cappottatura interamente vetrata, imperniata nella zona anteriore e completamente apribile. La sezione della fusoliera era di forma ovale, caratterizzata dalla presenza affiancata dei due turboreattori. L'ala (disposta in posizione medio-bassa rispetto alla sezione della fusoliera) aveva angolo di freccia di 60°, angolo mantenuto anche dai piani orizzontali costituiti da un singolo "stabilatore" per ogni lato. Anche la deriva ed il timone erano particolarmente inclinati e le loro funzioni erano integrate, nella zona ventrale della fusoliera, da due pinne di allungamento poco pronunciato. Nell'intradosso alare erano presenti quattro piloni destinati a trasportare armamento oppure serbatoi supplementari di carburante; un quinto pilone esterno era utilizzabile nella parte centrale del ventre della fusoliera, generalmente destinato al trasporto di armamenti. Il carrello d'atterraggio era di tipo triciclo anteriore; tutti gli elementi erano dotati di singola ruota, quello anteriore si ritraeva in avanti ed i due posteriori, incernierati al centro dell'ala, si richiudevano verso l'interno ed alloggiavano le ruote nella parte esterna della fusoliera.

 

Motore.

Lo Shenyang J-8 era equipaggiato, anche nella variante J-8I, con due turbogetto Liyang (LMC) Wopen-7A, versione cinese del Tumanskij R-11F-300, dotati di postbruciatore; ognuno dei due motori era in grado di sviluppare la spinta di 43,15 kN a secco e di 59,82 kN con il postbruciatore in funzione.

 

Armamento.

La dotazione iniziale del J-8 prevedeva l'impiego di un radar di ricerca e congegno di mira ottico "SM-8" mentre la dotazione offensiva era costituita da due cannoni Nudelman-Rikhter NR-30 e due missili aria-aria PL-2; le diverse fonti disponibili forniscono dati non concordi su ulteriori dotazioni di armi non guidate. La versione J-8I venne dotata di un sistema di tiro a controllo radar "SR-4" (il primo radar di questo tipo realizzato in modo autonomo dall'industria cinese); l'armamento venne aggiornato rimpiazzando i cannoni con il più recente "Tipo 23-III" (copia del sovietico Gryazev-Shipunov GSh-23L), così come venne previsto l'utilizzo dei nuovi missili aria-aria a guida radar semiattiva PL-4. All'atto pratico quando il J-8I entrò in servizio il progetto del PL-4 era stato cancellato e quindi rimpiazzato da missili PL-2B o PL-5. Sui piloni subalari e su quello ventrale potevano inoltre essere installati pod contenenti razzi non guidati del tipo "Folding-Fin Aerial Rocket" o bombe per 500 kg complessivi che fornivano al velivolo capacità secondarie per l'impiego come cacciabombardiere.

 

Impiego operativo.

Secondo le fonti reperite furono complessivamente circa 150 gli esemplari di J-8 e J-8I entrati in servizio nelle forze armate cinesi. Le notizie relative al loro impiego operativo non risultano particolarmente dettagliate e generalmente non si trovano riferimenti circa la data della loro sostituzione nei reparti con i J-8II. La stampa specializzata nelle più recenti pubblicazioni indica la presenza di esemplari di "J-8" (senza ulteriore specifica) sia nelle file della PLAAF che della PLANAF.

 

Versioni.

I dati sulle versioni sono tratti da "Chinese Aircraft - China's aviation industry since 1951", se non diversamente indicato.

J-8: denominazione assegnata al prototipo ed alla versione iniziale da caccia diurno; equipaggiato con 2 turbogetti WP-7A, dotato del medesimo radar già installato sul J-7I, due cannoni Type 30-I calibro 30 mm da 200 colpi ciascuno e 2 missili aria-aria PL-2 a guida termica; prodotto in serie limitata (una cinquantina di esemplari).
J-8ACT: fu la designazione attribuita ad un esemplare J-8 utilizzato per sperimentare il primo sistema di controllo Fly-by-wire sviluppato in Cina; la sigla ACT ha il significato di "Active Control Technology".
J-8I (oppure J-8A): versione migliorata caccia ognitempo/attacco al suolo, dotata di radar di puntamento SR-4, cannone a doppia canna Type 23-III calibro 23 mm e fino a 4 missili aria-aria di tipo PL-2B o PL-5 (o bombe); la produzione viene stimata in circa 100 esemplari.
J-8IE (J-8E): sviluppo del J-8I, realizzato dopo l'uscita dalla catena di montaggio della versione J-8II; i velivoli portati a questo standard ricevettero il radar JL-7, strumentazione ed equipaggiamento "ECM" della variante più recente.
JZ-8 (J-8R): piccolo lotto di velivoli J-8 o J-8I modificati per ricoprire il ruolo di fotoricognitore; le apparecchiature di ripresa erano posizionate in un pod disposto centralmente al di sotto della fusoliera.
J-8II (J-8B): variante considerevolmente rivista il cui sviluppo ebbe inizio nel 1982; ricorda nelle forme il Sukhoi Su-15.

 

Utilizzatori: solo la Repubblica Popolare Cinese.

Fonte: https://it.wikipedia.org

 

Il J-8 esposto al Museo militare della rivoluzione popolare cinese di Pechino.

 

Chengdu J-8I .

 

Un esemplare di J-8 esposto al Museo dell'aviazione cinese a Datangshan, nelle vicinanze di Pechino.

 

 

Shenyang J-8II.

 

Un J-8II sulla pista.

 

Un J-8II in esposizione al Zhuhai Airshow, nel 2010.

 

Un J-8II mostra sui piloni alari diversi tipi di armamento offensivo.

 

Lo Shenyang J-8II, talvolta indicato anche come Jian-8II o J-8B (nome in codice NATO Finback-B) è un caccia intercettore bimotore a getto ad ala a delta prodotto dall'azienda cinese Shenyang Aircraft Corporation (SAC) dagli anni ottanta. Derivato dal precedente J-8 è attualmente in servizio operativo nella Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Kōngjūn, l'aeronautica dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF) e nella Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Hǎijūn Hángkōngbīng, la componente aerea della Marina (PLANAF).

 

Storia del progetto.

Lo sviluppo del J-8II iniziò nei primi anni ottanta, fonti diverse indicano il 1981 o il 1982 come l'anno preciso, presso gli stabilimenti della Shenyang (SAC) basandosi sulle esperienze acquisite sul precedente J-8I. Il nuovo modello presentava numerose modifiche rispetto al progetto originale, la più appariscente delle quali era l'adozione di un radome anteriore, contenente l'antenna del radar, al posto della presa d'aria, che risultava sdoppiata e spostata ai lati della fusoliera in una configurazione simile a quella adottata dal MiG-23 o dall'F-4 Phantom. Frutto di un lungo lavoro in galleria del vento, durato undicimila ore, il prototipo venne portato in volo per la prima volta il 12 giugno 1984 con risultati lusinghieri, tanto nelle prestazioni assolute quanto in maneggevolezza e stabilità direzionale, talloni d'Achille delle versioni J-8/J-8I. Elemento critico del nuovo aereo era costituito dal sistema radar ("Tipo 208") dotato di un campo di rilevamento di 60 km, non adeguato agli standard dell'epoca. La produzione in serie e l'accettazione in servizio operativo vennero, comunque, autorizzati nell'ottobre del 1988. Il progetto del J-8II fu immediato oggetto di sviluppo e, in ordine cronologico, il primo passo venne mosso partendo dalla consapevolezza che i limiti della tecnologia autoctona non sarebbero stati superati in tempi brevi. In virtù delle relazioni con gli Stati Uniti d'America, migliorate all'epoca della presidenza di Ronald Reagan, nell'agosto del 1987 venne varato il programma "Peace Pearl" che prevedeva l'aggiornamento dell'avionica di una cinquantina di J-8II a cura della Grumman Aerospace Corporation. Il programma avrebbe portato ad installare sui J-8II lo stesso radar impiagato dall'F-16, avionica completamente nuova, seggiolino eiettabile realizzato dalla Martin-Baker e, stando ad alcune notizie, turboventole General Electric F404. Due aerei furono messi a disposizione della Grumman e portati in volo per i test iniziali da parte di piloti dell'United States Air Force, ma l'esito della protesta di piazza Tienanmen determinò il brusco annullamento del programma da parte degli Stati Uniti d'America e la restituzione alle autorità cinesi dei due velivoli nelle loro condizioni originarie. Nel breve volgere di quattro mesi, nei primi giorni di novembre del 1989, venne portata in volo una versione migliorata del caccia, definita J-8II B (o J-8B Block 02), dotata di una nuova versione del radar "Tipo 208" e di avionica aggiornata, in particolare adottando tecnologia Head-up display. La ricerca di un miglioramento della dotazione avionica del J-8II portò ad un secondo accordo internazionale all'inizio degli anni novanta: in questa occasione la collaborazione con la società israeliana ELTA Systems Ltd si concretizzò nell'adattamento del radar EL/M-2034 all'impiego sul caccia cinese. Questa nuova versione venne inizialmente identificata come J-8III ma ben presto divenne J-8C ed ottenne la certificazione nel corso del 1995 anche se i nuovi motori che avrebbero dovuto essere installati non videro mai la luce; ciò comportò l'abbandono della produzione in serie della variante, in favore dello Shenyang J-11 (versione cinese del Sukhoi Su-27). Più o meno nello stesso periodo vide la luce la variante denominata J-8IV (o J-8IIA o, ancora, J-8D) caratterizzata principalmente dalla presenza di una sonda (removibile) per il rifornimento in volo (presente anche sul J-8C) e da marginali miglioramenti al radar ed all'avionica. Portata in volo per la prima volta il 21 novembre del 1990, questa variante entrò in servizio nel 1996, anche se in occidente la sua esistenza divenne nota solamente in occasione della parata del 1º ottobre del 1999, commemorativa del 50º anniversario dalla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Dalle due precedenti versioni vennero successivamente sviluppate ulteriori varianti, rispettivamente indicate come J-8H (velivolo destinato al ruolo di cacciabombardiere, entrato in servizio nel 2002) e J-8F (intercettore ognitempo), portato in volo per la prima volta nel 2000. Il 31 marzo 1996, in occasione dello Zhuhai Air Show, venne presentata la versione M del J-8II (nota anche come F-8 IIM); pensata per l'esportazione verso altri paesi e nata da una collaborazione tra Cina e Russia, era dotata di un radar russo Phazotron Zhuk-8II PD, il quale garantiva una copertura di 75 km, il monitoraggio simultaneo di 10 velivoli nemici e l'ingaggio di due di essi. L'armamento poteva essere costituito sia da missili antiaerei (tra i quali i russi R-27) che antinave (ancora una volta i russi Kh-31). Come propulsori sono stati impiegati due turbogetti WP-13B. Un successivo aggiornamento della versione M prevede l'installazione di radar Zhuk migliorati (con la possibilità di monitorare l'attività di 24 bersagli e l'ingaggio di 4 di essi) e di missili PL-9 e P-73. Tale aggiornamento è stato voluto in virtù del fatto che sul mercato dell'esportazione il velivolo non ha riscontrato particolare successo, a parte un marginale interessamento da parte dell'Iran.

 

Cellula.

Caratterizzato dalla conformazione ogivale della prua e dalle prese d'aria ai lati della fusoliera, il J-8II venne anche rivisto nel disegno della carlinga, modificato seguendo la regola delle aree; rispetto al predecessore J-8I manteneva invece sostanzialmente invariata l'ala con la sua conformazione a delta ed angolo di freccia di 60° e l'impennaggio: unica considerevole differenza era rappresentata dalla parte inferiore della fusoliera dove una singola pinna disposta al centro prendeva il posto di due più piccole sistemate alle estremità. Nel caso del J-8II, inoltre, la pinna ventrale veniva ripiegata lateralmente, in concomitanza con l'estrazione del carrello, per agevolare le manovre di decollo ed atterraggio. L'ala del J-8II venne modificata nella parte inferiore per consentire l'impiego di un'altra coppia di piloni nell'intradosso destinati al trasporto di armi o serbatoi di carburanti, portando il totale dei piloni a sette. Inoltre, a partire dalla versione J-8C sull'estradosso venne aggiunta una seconda piccola pinna

 

Motore.

Il motore rappresentava un altro considerevole elemento di discontinuità fra il J-8I ed il J-8II: sul nuovo velivolo vennero installati due turbogetto WP-13A-II, frutto di uno sviluppo autonomo del motore sovietico Tumansky R-13. Il WP-13A-II era dotato di postbruciatore ed ognuno di essi era in grado di esprimere una forza pari a 42,66 kN a secco, valore che saliva fino a 64,72 kN con il postbruciatore in funzione. La versione J-8C avrebbe dovuto utilizzare il motore WP-14 (interamente realizzato in Cina) che tuttavia non arrivò mai alla fase di produzione in serie, mentre la variante F-8 IIM venne dotata del WP-13B da 47,07 kN a secco e 68,65 kN con il postbruciatore

 

Sistemi d'arma.

Lo sviluppo del J-8II fu prevalentemente incentrato sull'utilizzo di sistemi sempre più moderni: in particolare le autorità militari e l'ufficio tecnico della Shenyang Aircraft Corporation vollero dotare l'aereo con radar del tipo pulse-Doppler, il "Tipo 208" che già nella versione "208A", installata sui velivoli "J-8B Block 02", garantiva al velivolo capacità "Look-down/shoot-down". Il passo successivo, rappresentato dal radar "208B" fu l'introduzione di un sistema Head Up Display. Sulla versione "da esportazione" F-8 IIM venne infine applicato il principio di controllo "Hands On Throttle-And-Stick" (HOTAS), sistemando i principali comandi sulla manetta al fine di consentire ai piloti di accedere alle funzioni vitali dell'aereo, senza dover rimuovere le mani dai comandi del gas e del volo. Il costante processo di aggiornamento dell'avionica in dotazione alle diverse versioni del J-8II è stato affiancato dalla possibilità di utilizzare diversi armamenti, anche in questo caso costantemente ammodernati. Così la dotazione principale del caccia fu costituita dai missili PL-2 e PL-5 installati sul J-8B, dai PL-8 nel J-8D, dai PL-9 dell'F-8II M; le ultime versioni del velivolo, J-8H e J-8F utilizzarono rispettivamente i PL-11 ed i PL-12; in ogni caso, poiché la dotazione missilistica era impiegata tramite piloni esterni disposti al di sotto della superficie alare, si tratta di indicazioni di massima e le varie versioni dei missili aria-aria erano sostanzialmente intercambiabili e dipendenti, in prevalenza, dalla capacità di interazione con il sistema di tiro e di gestione dei bersagli impiegato dal velivolo. Il J-8II aveva anche capacità secondarie di operare come cacciabombardiere ed in questo caso, oltre a carichi di caduta non guidati, le dotazioni principali erano costituite dai missili di origine sovietica Kh-31 e dal loro derivato cinese YJ-91, utilizzato sia nella versione antinave che in quella antiradar. Infine risulta che, almeno nella versione J-8B, fosse ancora presente il cannone "Tipo 23-III" (copia del sovietico Gryazev-Shipunov GSh-23L) con serbatoio da 200 proiettili.

 

Impiego operativo.

Non risulta che il J-8II sia mai stato impiegato in combattimento, tuttavia il "Finback" è noto alle cronache per essere l'aereo che speronò un EP-3 dell'U.S. Navy nell'aprile 2001. Il pilota cinese morì nell'incidente, che venne causato da un avvicinamento troppo azzardato al velivolo statunitense e che causò molta tensione tra i due Paesi; l'aereo americano per i danni subiti dovette atterrare in un aeroporto cinese. Un evento simile si era verificato nel 1987, quando un Su-27 si scontrò con un P-3 norvegese, rompendogli 10 cm di elica; in quel caso non vi furono conseguenze più gravi. La stampa specializzata nelle più recenti pubblicazioni indica la presenza di esemplari di "J-8" (senza tuttavia specificare la versione) sia nelle file della PLAAF (96 esemplari) che della PLANAF.

 

Versioni

I dati sulle versioni sono tratti da "Chinese Aircraft - China's aviation industry since 1951", se non diversamente indicato.

J-8/J-8I: denominazione delle prime due varianti del velivolo le cui componenti differivano per il 70% dalle successive;
J-8II (J-8B, F-8B): ammodernamento strutturale del caccia J-8I; la presa d'aria venne spostata dal muso ai lati della fusoliera, consentendo di utilizzare radar di maggiore efficienza. Vennero sostituiti anche i motori, passando dai turbogetto WP-7A ai più recenti WP-13A capaci di sviluppare maggiori valori di spinta, in particolare nella fase di utilizzo del postbruciatore. La produzione in serie ebbe inizio nel 1988.
J-8IIB (J-8B Block 02): variante modificata prevalentemente nelle dotazioni avioniche, dotata "head up display" e di radar con capacità "Look-down/shoot-down". Entrata in produzione nel corso del 1996.
J-8B "Peace Pearl": avrebbe dovuto trattarsi di un aggiornamento del progetto originario sviluppato in collaborazione con la statunitense Grumman Aerospace Corporation; il principale intervento era costituito dalla prevista installazione del medesimo apparato radar già in dotazione al General Dynamics F-16 Fighting Falcon. Il programma venne bruscamente annullato in seguito agli eventi di piazza Tienanmen del 1989.
J-8III (J-8C): variante caratterizzata dall'impiego di impianti avionici realizzati in collaborazione con l'azienda israeliana ELTA Systems Ltd. L'abbandono del programma di realizzazione dei nuovi motori WP-14 comportò la rinuncia alla realizzazione della versione. Tra le dotazioni previste figurava la sonda per il rifornimento in volo.
J-8IV (J-8IIA, J-8D): denominazione assegnata ad un certo numero di velivoli, impiegati prevalentemente dall'aviazione della marina, dotati di sonda per il rifornimento in volo; operativi dal 1996, furono i primi velivoli da combattimento cinesi dotati di questa caratteristica.
J-8H: variante cacciabombardiere, derivata dalla J-8D; dotata di radar di più recente concezione, entrò in servizio nel 2002.
J-8F: sviluppo della versione intercettore J-8C, equipaggiata con un nuovo sistema radar e controllo del tiro.
JZ-8F: variante da ricognizione del J-8F; l'equipaggiamento di fotocamere era alloggiato nella parte anteriore della fusoliera.
F-8IIM: sviluppata come variante da esportazione, era destinata a compiti di intercettazione e montava prevalentemente equipaggiamenti di progetto sovietico.
J-8II ACT: fu la definizione assegnata ad un singolo esemplare utilizzato per sperimentare un sistema di controllo Fly-by-wire sviluppato in Cina (la sigla ACT ha il significato di "Active Control Technology").

 

Utilizzatori: solo la Repubblica Popolare Cinese.

Fonte: https://it.wikipedia.org

 

 

 

 

 

 

Un J-8 entra in un hangar corazzato ricavato nella roccia di una montagna, si puo' notare il doppio motore e che il timone di coda e' poco piu' basso della galleria.

 

 

 

 

 

 

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