In questo articolo presentiamo diverse informazioni sulla Val Codera, zona nella provincia di Sondrio che e' raggiungibile solo a piedi o in elicottero. L'area e' interessante sia dal punto di vista turistico sia per ragioni naturalistiche.

 

Val Codera (sulla sinistra è visibile il paesino di Codera).



Geografia.
La Val Codera confina con la Val Bondasca e la Val Masino. È raggiungibile solo a piedi o in elicottero (non esistono infatti strade per altri mezzi di trasporto). Nella valle è presente il piccolo villaggio di Codera. La valle è percorsa dal torrente Codera, che sfocia poi nel Lago di Mezzola. Tra i monti che contornano la valle ci sono il Pizzo Badile e il Pizzo Cengalo.

Informazioni stradali.
Sono molte le strade che portano in questa bella e selvaggia valle lombarda. Da Milano, si può percorrere la SS36 in direzione nord fino a Colico; poi, seguire le indicazioni per Chiavenna, fino ad arrivare a Novate Mezzola. Se invece si parte da Como bisogna percorrere la SS 340 "Regina". Arrivati a Gera Lario, frazione Ponte del Passo, seguire le indicazioni per Chiavenna sino a Novate Mezzola. Chi parte da Bergamo, può percorrere la SS342 fino ad immettersi sulla SP72 a Brivio, e seguire le indicazioni per Lecco. Arrivati a Pescate, immettersi sulla SS36 e seguire le indicazioni per Sondrio. Se si parte dalla Valtellina, percorrere la SS38 fino alla rotonda di Trivio Fuentes, poi seguire le indicazioni per Chiavenna arrivando infine a Novate Mezzola. Dalla Stazione F.S. di Novate Mezzola procedere per un breve tratto lungo la SS 36. Al primo incrocio svoltare a destra in Via Ligoncio, proseguendo diritti sino ad immettersi in Via del Castello, alla fine della quale un parcheggio sterrato permette di lasciare l'auto.

Storia.
«Su per il lago di Como di ver la Magna è valle di Ciavèna, dove la Mera flumine mette in esso lago; qui si truova montagne sterili et altissime con grandi scogli... qui nasce abeti, larici et pini, daini, stambuche, camozze e terribili orsi, non ci si può montare se non a quattro piedi.» Questa citazione, che Leonardo da Vinci inserisce nel suo Codice Atlantico, ben riassume il carattere aspro e selvaggio della valle. A tale proposito, una tradizione popolare vuole che la Val Codera venisse creata da Dio per prima, quando, ancora inesperto, non sapeva come sistemare per benino le montagne; oppure per ultima, quando, ormai stanco di tutte le fatiche della creazione, scaraventò a casaccio in questo minuscolo angolo di terra le ultime montagne ed i dirupi più scoscesi che gli erano avanzati. Ma, genesi a parte, da questo angolo aspro e nascosto, proprio per la sua posizione strategica, sono passati i tanti popoli che hanno fatto la storia d'Europa: dai Celti ai Romani ai vari popoli barbari, dai Francesi agli Svizzeri, dagli Spagnoli agli Austroungarici. I segni del loro passaggio sono visibili ancora oggi, dai massi avello di San Giorgio ai ponti di Codera, alle testimonianze scritte o di tradizione orale ancor ben vive tra chi frequenta il comprensorio. La Val Codera è un piccolo lembo di Alpi che è sempre stato abitato: nel 1933 risiedevano ancora in tutta la valle circa 500 persone. Nel dopoguerra, però, si ebbe un'accelerazione del fenomeno di spopolamento, comune a tante località alpine, qui accentuato dalla mancanza di un adeguato collegamento con il fondovalle, più volte invano richiesto per evitare l'abbandono totale. Tra le istituzioni tradizionali ancora in uso vanno segnalate le quattro processioni annuali che si svolgono a Codera nei giorni di S. Marco, S. Giovanni Battista, Assunzione di Maria e S. Rocco, quando le sacre effigi vengono trasportate per le vie del paese dai confratelli dalla tunica scarlatta. La Val Codera ha assunto un'importanza storica significativa durante il periodo del fascismo, quando divenne la meta per i ritrovi delle Aquile Randagie, gruppo scout clandestino (le leggi fasciste avevano reso illegale lo scautismo e tutte le associazioni giovanili all'infuori dell'Opera nazionale balilla). La prima Aquila Randagia a scoprire la valle, ideale per operare in clandestinità data la sua inaccessibilità, fu Gaetano Fracassi nel 1935. Da allora la valle è un luogo privilegiato per itinerari di gruppi scout.

Turismo.
Tra le attrazioni turistiche della valle ci sono il Museo Etnografico di Codera e il Museo "I Noss Regoord" di San Giorgio.

Prodotti tipici.
Chi attraversa i numerosi centri abitati e presta attenzione alla fitta distribuzione di costruzioni che punteggia la vallata, stenta a credere come l'uomo abbia potuto vivere e lavorare in un territorio così aspro ed impervio. Soprattutto ad Avedèe, Cola e Codera, ma anche a Cii e San Giorgio è ancora ben visibile l'accanito lavoro di terrazzamento compiuto per recuperare terreno pianeggiante ove un tempo veniva coltivato un po' di tutto, perché tutto sarebbe stato troppo costoso se procurato da fuori: canapa e lino per i tessuti, orzo, segale, granturco e patate per il vitto, costituivano gli elementi di una economia forzatamente autarchica. Attualmente una parte minima dei campi degli abitati viene coltivata a patate, fagioli ed ortaggi; a San Giorgio, Codera e Cola vigoreggia qualche campo di granoturco, della qualità quarantìn che matura entro ottobre. A Codera una gestione associativa di alcuni coltivi, altrimenti abbandonati, permette di inviare per la distribuzione a Campo e Novate Mezzola un discreto quanto ricercato quantitativo di prodotti non trattati, come patate, di fagioli e di farina di granturco. Lo sfruttamento del legname è ormai pressoché assente, date le difficoltà di trasporto, anche se in passato estese superfici di bosco venivano utilizzate per questa attività, con flottazione al piano attraverso il fiume. I castagneti (i self) costituivano sino a qualche decennio or sono una delle ricchezze della zona: le castagne sono state da sempre uno degli alimenti più utilizzati (ne fanno fede le diverse ricette che le annoverano come gustosi ingredienti). Per non sacrificare le scarse colture (indispensabili al sostentamento dei numerosi abitanti), e soprattutto il foraggio (che consentiva l'allevamento di poche vacche, di numerose capre e pecore), si limitava la coltivazione di altri alberi da frutto a qualche noce e qualche ciliegio. L'allevamento semibrado delle capre è ancora il più diffuso; si contano in valle più di 300 capi, tenuti in stalla solo al momento della nascita dei capretti (marzo-aprile) che vengono venduti dal periodo pasquale in poi. Il bestiame bovino è ridotto a poche unità monticate durante l'estate all'alpeggio di Brasciàdiga, ove si possono trovare saporiti formaggi d'alpe. Tra i latticini il mascarpìn è sicuramente esclusivo della vallata: formaggio grasso di latte di capra dalla caratteristica forma affusolata, simile ad un dirigibile, che può essere gustato fresco come una ricottina o salato e lievemente affumicato, utilizzato da solo o come condimento di verdure e di primi piatti. Strettamente correlato alla geologia della valle, un ultimo prodotto ne lega, come una costante sotterranea e profonda anche i più remoti aspetti: la pietra, o, meglio, il granito sanfedelino. Muri, tetti, stipiti, reggigronda, soglie e davanzali, scale e terrazze di edifici sono di granito; di granito le panchine, i tavoli all'aperto e dei crotti, ed il rullo del campo di bocce di Codera, e ancora le vasche, i lavatoi, le mangiatoie per il bestiame. Per secoli l'estrazione, la lavorazione e l'esportazione del granito, sino alle grandi città di pianura sotto forma di pavé e di cordoli da marciapiede, è stata croce e delizia della valle: delizia per la possibilità di integrare con la sua commercializzazione i magri introiti di un'agricoltura e di un allevamento di sussistenza, croce per l'inesorabile silicosi che colpiva gli abilissimi scalpellini (picapreda). Il rivestimento del palazzo municipale di Novate, completato nel 1991, è l'ultima delle opere pubbliche in cui sia stato utilizzato il sanfedelino: rimangono vecchie cave e numerosi abili artigiani della pietra, che con le raccolte museali di san Giorgio, sono la testimonianza di una presenza che ha reso speciale la Val Codera.

L'Associazione Amici della Val Codera ONLUS (molto interessante e completo):
http://www.valcodera.com

Fonte: https://it.wikipedia.org

 

I caratteristici scalini che congiungono Novate Mezzola a Codera.

 

L'oratorio nell'abitato di Codera.



La Val Codera è un posto unico nel panorama delle Alpi Lombarde: da sempre priva di strade carrozzabili, ha potuto mantenere intatto il suo paesaggio e il delicato equilibro tra natura e insediamenti umani. Come tante località alpine, anche la Val Codera ha dovuto fare i conti con un progressivo processo di spopolamento, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. Eppure ancora oggi il borgo di Codera - a un paio d’ore di cammino dal fondovalle - è abitato in permanenza e vi si svolgono attività artigianali, di allevamento e agricoltura: quando una montagna è viva, è possibile davvero apprezzarne tutta la ricchezza umana ed ambientale. Le numerose testimonianze della tradizionale civiltà alpina sono custodite e messe a disposizione di chiunque (le visite sono gratuite) presso i due musei di Codera, allestiti e curati dall’Associazione Amici della Val Codera . Questi luoghi sono caratterizzati da un’ampia varietà ambientale e paesaggistica, dovuta al dislivello tra lo sbocco della valle e le cime che la chiudono, che arrivano ai 3.000 metri e oltre. La valle è stata inclusa tra i SIC (Siti di Interesse Comunitario) per l’importanza del suo patrimonio floro-faunistico. Di grande interesse naturalistico la diversificazione tra le specie floristiche, che vanno da quelle tipiche di un clima mediterraneo, come la ginestra, a quelle più propriamente alpine, dal rododendro al pino mugo… Anche la fauna della valle è assai ricca e degna di interesse e comprende molte specie di uccelli tra cui l’aquila reale e il gufo reale. Tra i mammiferi è possibile osservare (o almeno vederne le tracce!) la volpe, il tasso, la faina, l’ermellino, lo scoiattolo, il ghiro… E i grandi ungulati, come il cervo e il capriolo (il camoscio per chi si spinge a quote più alte). La presenza del torrente Codera, che attraversa la vallata, ha un’importanza fondamentale nel mantenimento di questo ampio e complesso ecosistema. Al visitatore offre acqua lungo il cammino e, nei mesi più caldi, la possibilità di un bagno nelle fresche pozze poco fuori dal paese… Se queste poche righe ti hanno incuriosito potrai trovare un approfondimento molto ben fatto nel sito degli Scout Aquile Randage .

Fonte: http://www.osteriaalpina.it

 

 

 

Il mio migliore amico è uno scout.

Il mio migliore amico è uno scout che considera i dintorni di Cinisello Balsamo e la val Codera il suo mondo.

Il mio migliore amico scout nel corso della nostra amicizia mi ha vista girare moltissimi angoli del mondo, tornare entusiasta e raccontargli quanto meglio del nostro paese il mondo là fuori è.

Il mio migliore amico scout non ha mai pensato che sbagliassi ma, a volte, e abbastanza di frequente, mi ripeteva: “dovresti vedere la val Codera, almeno una volta”.

Ci sono voluti dieci anni, due amiche straniere e un weekend di giugno per convincermi che, sì, forse era tempo di visitare la Val Codera. E per fortuna.

La Val Codera è una valle inaccessibile alle auto, situata in provincia di Sondrio ma, a tutti gli effetti, in cima al lago di Como. 118 kilometri dal cancello di casa mia, e mi ci sono voluti 10 anni per raggiungerla.

Il programma del weekend è il seguente:

Partenza per Novate Mezzola sabato in tarda mattinata.
Domenica di camminata fino a Codera (e ritorno).
Lunedì in kayak sul lago.

Il meteo non è dei più promettenti, ma riusciamo comunque ad arrivare a Novate Mezzola venerdì pomeriggio e arriviamo persino a tuffarci nel lago per un bagno gelido da mozzare il fiato che dura circa 20 secondi (sicuramente meno di 30).

Domenica mattina è prevista pioggia, ma noi decidiamo comunque di partire alla volta di Codera: si prevedono 2h di camminata, di cui la parte iniziale fortemente in salita, arrivo a Codera per pranzo e discesa nel pomeriggio.

Da Novate Mezzola, si seguono le indicazioni per il parcheggio da cui parte il sentiero (via Roma, via Mezzolpiano quindi Via Castello), che si rivela essere una mulattiera molto ripida, ma gli scalini sono ampi e ben tenuti. Unico problema: inizia a piovere e noi, in canottiera e pantaloncini, iniziamo a inzupparci, sotto gli sguardi pieni di compassione di un attrezzatissimo gruppo scout che incrociamo sulla strada, preparato a ogni evenienza, pioggia in primis.

 

 

Dopo circa 45min di ripida salita (e viste mozzafiato), arriviamo al mini alpeggio di Avedee, incrociando altri escursionisti e diversi rustici abbandonati. Il momento più bello della camminata è quando, conclusa la salita sulla mulattiera, arriviamo al primo tratto pianeggiante vicino a una piccola chiesa (e a una fontana con acqua potabile), da cui scorgiamo, da lontano, il paese di Codera: isolato da tutto il mondo, circondato dalle montagne, raggiungibile solo a piedi.

 

 

Una volta superata chiesa e fontana, c’è ancora una mezz9oretta a separarci dal paese. Incrociamo un runner che ci dice che lui, di corsa, ci ha messo 15min ad arrivare da Codera a dove siamo noi, ma ci avvisa che sì, noi ci metteremo di più.

Proseguiamo curiose, in discesa e poi sotto una galleria che protegge dalla caduta rocce, per arrivare a Codera verso l’una, affamate e contente. Codera è un complesso di una decina di case in pietra, due rifugi, un cimitero (a inizio paese) e una chiesa (anche questa a inizio paese). Alcune persone abitano in paese tutto l’anno, la maggior parte vengono qui durante la bella stagione per le (tante) attività che organizza l’Associazione Amici Val Codera.

 

 

Dopo aver esplorato il paesino, ci sediamo a uno dei tavoli del Rifugio Osteria Alpina dove, in occasione di un weekend dedicato al tema dei legumi (con mostre, mercatino e conferenze) e mangiamo. Pasta e fagioli per Kim, polenta taragna e salsiccia per me e Magda. Per dolce: una selezione di torte fatte con farina di legumi.

 

 

Chiacchieriamo con i membri dell’associazione, riposiamo le gambe e dopo un’oretta ci rimettiamo in cammino. Non vogliamo tornare sullo stesso sentiero, quindi decidiamo di scendere dall’altro lato della montagna, passando per San Giorgio e percorrendo un breve tratto del sentiero del Tracciolino. Il ritorno è più stancante, ma non meno appagante. Una volta arrivate a San Giorgio, ci godiamo la vista di Codera da lontano e ci sembra di aver conquistato con le nostre gambe un piccolo angolo di mondo. Un piccolo angolo speciale.

Scendiamo a Novate Mezzola lungo una serie di tornanti molto ripidi, che sfiancano le ginocchia e ci lasciano sfinite. Arriviamo in casa poco prima che si scateni un fortissimo temporale: ce lo godiamo dal soggiorno, con la porta aperta sul prato di fronte a casa.

La mattina dopo, mentre Kim ancora dorme, io e Magda andiamo a salutare il lago prima di partire, e lo troviamo deserto, calmo e sotto un cielo meravigliosamente terso. È qui, in questo momento, che penso che tutto sommato questo angolo di mondo assomiglia alla mia Nuova Zelanda. Guardo Magda e anche lei annuisce: siamo state in Nuova Zelanda a gennaio e anche lei ce l’ha ancora negli occhi.

 

 

Ripartiamo lentamente verso Milano lunedì mattina, fermandoci a Colico per pranzo. Codera ci ha sorprese, sfinite, riempite. Ed è solo l’inizio di una valle che si estende nel cuore delle Alpi, fino a Bresciadega e al rifugio Brasca. Un mondo quasi completamente nascosto e meravigliosamente inaccessibile. A meno che non si abbia voglia di camminare.

E, a noi, la voglia è rimasta.

 

 

INFO PRATICHE:

Orsu.it e Paesidivaltellina.it danno informazioni più precise sul sentiero fino a Codera (e oltre). I sentieri che abbiamo percorso noi non sono per esperti escursionisti, ma dovete essere pronti a salite ripide, quindi un po’ di allenamento ci vuole.

Abbiamo dormito in un piccolo e splendido bed and breakfast a Novate Mezzola, si chiama "La Calanda" e si può prenotare su Airbnb . Dalla Calanda si arriva a piedi sia al lago di Novate Mezzola sia all’imbocco del sentiero per Codera (in 5 minuti).

A cena, ci siamo spinte fino a Chiavenna, dove abbiamo mangiato al Crotto Ombra ed alla Trattoria dell’Uomo Selvatico , entrambi con ottimi piatti tipici. Anche Chiavenna si è rivelata una bella scoperta, per una gita in giornata partendo da Milano.

La val Codera, per concludere, è ricca di leggende. Ne trovate un’interessante raccolta in questo sito .

Fonte: http://www.nobordersmagazine.org

 

 

Mappa di Codera: premere qui .

Mappa della valle di Codera: premere qui .

Sorvolo virtuale di Codera: premere qui .

 

 

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