Gli aliscafi militari italiani.


Nell’ultimo scorcio della Guerra fredda la Marina Militare italiana mise a punto una serie di piccole unità antinave dotate di grande potenza di fuoco. Erano gli aliscafi della classe Sparviero P-420, sei navi veloci come i loro nomi indicavano: Nibbio P-421, Falcone P-422, Astore P-423 , Grifone P-424, Gheppio P-425, Condor P-426. Unità destinate alla guerra antinave con una potenza di fuoco notevole rispetto al loro modesto tonnellaggio. Costruiti negli anni 80 dalla Marina Italiana rappresentarono un’innovazione tecnico-militare di guerra sul mare. Saltando tutte le concezioni di ispirazione tradizionale, la Marina Militare scelse una soluzione veramente innovativa per scafo e apparato motore, adottando l’aliscafo da combattimento. Il prototipo fu lo Sparviero.



uploaded_image


Nel 1964 venne costruita in Italia una società chiamata: “Advanced Marine Systems-Aliscafi” alla quale parteciparono capitali della Finmeccanica dei Cantieri Rodiguez di Messina e dell’americana Boeing Arcraft Co, che possedeva il 60% delle quote azionarie. Il programma di questa nuova società consisteva nel progettare e realizzare un aliscafo da combattimento derivato dal “Tucumcari PGH-2”, costruito dalla Boeing per la Marina americana. Un’unità da 58 t, concepita essenzialmente come prototipo sperimentale. Dopo pochi anni, mentre il progetto denominato “Swordifsh” assumeva linee definite, la società venne assorbita dai Cantieri Navali Riuniti.

Il concetto operativo fondamentale di queste nuove unità era principalmente una spiccata capacità antinave, con interventi su allarmi indipendentemente dalla disponibilità di basi attrezzate. Per realizzare l’impiego degli aliscafi furono approntate speciali unità mobili di appoggio logistico amministrativo, che avrebbero accompagnato gli aliscafi lungo le coste nazionali. Costituite da due autotreni, sui quali furono istallati dei contenitori standardizzati, entro i quali trovavano posto officine di manutenzione e riparazione, magazzini, uffici, alloggi; ogni unità disponeva di 5 tecnici specializzati nei settori che interessavano l’attività degli aliscafi.

Il Gruppo disponeva dei servizi Operazioni, Armi, Tecnico e Logistico, con 15 ufficiali, di cui 4 ufficiali superiori, con uffici, mense, alloggi, officine e la scuola di specialità nella sede. Il Gruppo disponeva inoltre di quattro autocolonne di supporto tecnico-logistico mobile, di cui tre shelterizzate, ciascuna con un T.V del Genio navale, 6 sottufficiali e 6 uomini, in grado di supportare fuori sede 2-3 unità anche per periodi significativi. Erano inoltre disponibili varie altre tipologie di automezzi per il supporto fuori base.


uploaded_image


La rapidità di approntamento era tale che, in caso di allarme, un aliscafo fermo, spento e ormeggiato poteva trovarsi in sistemazione dinamica in mare aperto in circa 15 minuti. Era previsto nel progetto anche l’impiego in operazioni costiere, con l’istallazione aggiuntiva di due mitragliere leggere. Lo Sparviero destinato a compiti di interdizione antinave, con possibilità di effettuare crociera di pattugliamento, possedeva un armamento concepito in modo da concentrare un’elevatissima potenza di fuoco nonostante le esigue dimensioni della nave. I suoi 2 missili Otamat e il cannone da 76/62 gli conferirono una grande potenza di fuoco anche in scontri con formazioni navali superiori. L’alta velocità (45 nodi) gli consentiva la tattica del colpisci e fuggi. Il missile, entrato in servizio nel 1974-75 dopo un lungo periodo di prove e di valutazione, fu preferito al Sea Killer Mk2 migliorato, che inizialmente avrebbe dovuto costituire la componente missilistica dello Sparviero.

Il profilo della traiettoria fu studiato accuratamente per la sicurezza della nave che lancia e per la necessità di occultare il missile più a lungo possibile. Il lancio poteva avvenire anche con mare forza sette. Subito dopo la partenza il missile saliva rapidamente fino ad 80 metri sul mare, per poi scendere a volo radente mantenendo per tutta la traiettoria una quota media di 15 metri, abbassandosi a due metri in fase finale.

Impostato nel 1971 lo Sparviero entrò in servizio nel 1974, a lungo collaudato dette risultati positivi in molte fasi del suo impiego. Il suo scafo era una speciale lega di alluminio ed era suddiviso in 5 compartimenti stagni: alloggio equipaggio, servizi logistici e virola del pezzo da 76/62, apparecchiature elettroniche, centrale apparato motore e alloggio ufficiali, apparato di propulsione. Anche la sovrastruttura era in lega d’alluminio e conteneva la plancia, la centrale operativa di combattimento e le prese d’aria per le turbine a gas. La stabilità è ottenuta con un sistema di sensori giroscopici ed accelerometrici, controllati da un computer e attuati attraverso superfici di controllo sul sistema alare, utilizzate anche per manovrare le unità in sostentamento. Propulsione a idrogetto mediante una pompa calettata su una turbina a gas Rolls-Royce da 5000hp, con aspirazione attraverso il sistema alare e spinta attraverso 2 ugelli posti a 2/3 dello scafo (velocità continuativa oltre 45kts), gli aliscafi erano dotati anche di un motore diesel con piede poppiero per la propulsione in galleggiamento (v max 6kts)e di 2 APU di tipo aeronautico per la generazione idraulica ed elettrica (440 V 400 Hz.). La sperimentazione dello Sparviero convinse la Marina Militare che l’aliscafo da combattimento, con armamento missilistico e connoniero, poteva rappresentare un temibile sistema d’arma per interdire movimenti navali avversari in mari ristretti e in passaggi obbligati. Il pensiero operativo ricorreva subito alle esigenze adriatiche e del Canale d’Otranto, a quelle del Canale di Sicilia, e ai sistemi insulari delle acque italiane.

Allo Sparviero fecero seguito altre 6 unità, costruiti presso i CNR-Alinavi di La Spezia, tutte migliorate e perfezionate. Il programma originario contemplava la costruzione di 8 aliscafi della classe Nibbio e come tale venne inserito nella Legge Navale decennale 1974-1984; ma la continua lievitazione dei costi indusse a sospendere la costruzione delle ultime due unità. Le unità erano raggruppate in una Squadriglia, denominata COMSQUALI o Comando Squadriglia Aliscafi al Comando di un capitano di fregata, che dipendeva a sua volta dal Comando Gruppo Aliscafi con sede a Brindisi.

Il Gruppo Aliscafi ha ereditato la pluridecorata Bandiera di Guerra che fu dei MAS prima e del COMOS poi, che oggi è conservata al Vittoriano, insignita di MOVM per l’azione di Luigi Rizzo a Premuda del 10 giugno 1918, e tra le altre, l’unica medaglia d’argento assegnata ad una Bandiera della Regia Marina nel corso della campagna di Russia nella seconda guerra mondiale.

Gli aliscafi furono radiati tra il 1997 e il 1999. Gli ultimi esemplari dismessi, tra il 2008 ed il 2010, sono stati quelli della Marina nipponica che ha utilizzato tre unità classe Sparviero, costruite su licenza in Giappone (foto).


uploaded_image


Nella Marina Militare il ruolo degli aliscafi è oggi ricoperto dalle Nuove Unità Minori Combattenti, della classe Comandanti (foto sotto), alle quali sono stati assegnati i nomi di comandanti di cacciatorpediniere (c.c. Giuseppe Cigala Fulgosi, c.c. Costantino Borsini, c.c. Ener Bettica, c.f. Adriano Foscari) decorati con Medaglia d’Oro al Valor Militare per imprese compiute nella seconda guerra mondiale, le cui capacità operative sono ampliate dalla disponibilità di un elicottero imbarcato.


uploaded_image


Fonte: http://www.difesaonline.it




Articolo tratto da: Ogigia - http://ogigia.altervista.org/Sito/
URL di riferimento: http://ogigia.altervista.org/Sito/index.php?mod=read&id=1494401995