E’ il cinese Kuaizhou-11, il cui primo volo è previsto nel 2017. Secondo i costruttori offre caratteristiche simili al vettore italo-europeo VEGA, ma a un prezzo inferiore. Nel frattempo il vettore di Arianespace si prepara alla sua ottava missione (lunedì 5 dicembre). La versione base del Kuaizhou (nota come 1) ha volato già due volte nel 2013 e nel 2014, portando in orbita tre satelliti (con lo stesso nome) per l’osservazione della Terra. Alto circa 20 metri, il veicolo è in grado di trasportare in orbita bassa terrestre fino a 400 chilogrammi di carico. Una seconda variante nota come Kuaizhou-1A volerà entro la fine del 2016, aggiungendo circa cento chili al payload. Ma non è tanto la versione base a poter impensierire il VEGA, quanto la sua evoluzione nota come Kuaizhou 11, il cui primo volo è previsto entro il 2017. Dotata di tre stadi a motore solido (più un quarto liquido) e di un diametro di 2,2 metri (contro gli 1,4 metri dell’attuale), il vettore è progettato per portare in orbita eliosincrona a 700 chilometri una tonnellata di carico e 1,5 tonnellate in orbita bassa a 400 chilometri. Si tratta di caratteristiche molto simili a quelle del VEGA, che sul sito di Arianespace, l’azienda che ne commercializza i decolli, è accreditato di una capacità di 1,5 tonnellate in un’orbita circolare a 700 chilometri.

 

 

Il progetto Kuaizhou.
Il Kuaizhou è progettato dall’azienda statale China Aerospace Science & Industry Corporation Fourth Academy (CASIC), principale contractor dei programmi spaziali cinesi. Il progetto del vettore nasce nel 2009 per sviluppare un veicolo di risposta rapida, in grado di essere lanciato da un numero limitato di persone. Solo sei per la versione 1 e massimo dieci operatori per quella più grande. Inoltre, il vettore può essere lanciato da piattaforme mobili, che ne aumentano la velocità di risposta. «I Kuaizhou sono progettati per il lancio di piccoli satelliti e sono in grado di trasportarne da quattro a sei in orbite multiple in un solo volo. Hanno bisogno di tempo di pre-lancio brevissimo (stimato in due giorni, ndr) e meno di dieci operatori», ha detto Zhang Di, Vice presidente del CASIC, in una recente intervista al quotidiano cinese in lingua inglese China Daily. Zhang Di è anche il numero uno del provider commerciale ExPace, controllato dalla CASIC e fondato all’inizio del 2016. Al momento della sua nascita ExPace è stato associato (anche solo per assonanza) a SpaceX, il provider americano fondato dal miliardario Elon Musk. Di certo l’obiettivo è di aggredire il mercato come ha fatto l’azienda californiana. «Stimiamo che tra il 2017 e il 2020 lanceremo almeno 10 vettori a motore solido ogni anno, per mandare in orbita circa 50 satelliti», ha detto invece a ChinaDaily Guo Yong, Presidente di CASIC. «Almeno venti lanci», inoltre, sono stati già prenotati nel corso dell’Airshow di Zhuhai, che si è tenuto nella città cinese dal primo al sei novembre. Come per il VEGA, il mercato di riferimento è quello dei satelliti per l’osservazione della Terra, generalmente posizionati in orbite eliosincrone. Un ritmo di dieci missioni annuali è (con i numeri del 2016) di cinque volte superiore a quello del VEGA, che nell’anno in corso ha in programma due lanci. Dal 2017, in ogni caso, il vettore italo-europeo dovrebbe salire stabilmente a tre decolli all’anno, come ha recentemente confermato a SpaceNews.com Giulio Ranzo, il numero uno di AVIO, l’azienda che insieme all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sviluppa il VEGA. Il tempo di preparazione di una missione, invece, dovrebbe rimanere intorno ai 23 giorni, con la possibilità «tagliare qualcosa in più», ha confermato nella stessa intervista Ranzo. C’è poi una valutazione sui costi. ExPace sostiene che il prezzo di lancio del Kuaizhou è di circa 10mila dollari per chilogrammo, che diventano circa quindici milioni di dollari per un payload da una tonnellata e mezzo. Attualmente VEGA viene venduto a circa il doppio (30 milioni di dollari), una cifra che però rimarrà costante anche con la nuova evoluzione del razzo, denominata VEGA C.

Un mercato in affollamento.
Con l’arrivo del Kuaizhou-11, il segmento dei piccoli vettori diventa sempre più affollato. Oltre al VEGA, infatti, i russi stanno presentando l’Angara 1.2, mentre gli indiani sono già da tempo una realtà con il PSLV. C’è poi lo storico russo Rockot, ricavato dal missile balistico Stiletto, e molto utilizzato nelle missioni Copernicus. C’è poi anche la classe di vettori immediatamente inferiore, pensata per satelliti di dimensioni contenute, che sta conoscendo uno sviluppo rapido, fatto di realtà piccole ma dinamiche come Rocket Lab o PLD Space. I loro vettori sono molto più piccoli del VEGA e degli altri, ma possono, in ogni caso, andarsi a creare una solida base nel mercato dei satelliti per l’osservazione della Terra a basso costo. Per rispondere ad una concorrenza sempre più agguerrita, il VEGA ha la doppia possibilità allargare, sia verso l’altro che verso il basso, lo spettro delle missioni possibili. Per adesso la strada più battuta sembra essere la prima. Con l’evoluzione C dell’attuale VEGA, il cui primo volo è previsto nel 2019, il vettore amplia la sua capacità di carico e, come ha scritto il numero uno dell’ASI Roberto Battison in un recente intervento su AirPress: «grazie al potenziamento del motore del primo stadio P120C e all’incremento delle dimensioni della cuffia (ogiva) del lanciatore, sarà finalmente possibile imbarcare satelliti radar, equipaggiati con ingombranti antenne radar ad apertura sintetica (SAR), inclusi i satelliti italiani COSMO-SkyMed e quella della costellazione Copernicus dell’Unione europea». La seconda generazione di COSMO sarà costruita (come la prima) sulla piattaforma Prima di Thales Alenia Space, che prevede satelliti intorno alle 2 tonnellate di peso, quindi circa un terzo in più di capacità per il VEGA C rispetto all’attuale generazione. Anche Ranzo di AVIO, nella stessa intervista a SpaceNews, ha in ogni caso confermato che il VEGA C sarà in grado di portare in orbita la seconda generazione di COSMO e che l’unico problema è «chi volerà per primo». Al momento il lancio in orbita del primo dei due nuovi satelliti italiani è previsto nel 2018, un anno prima del volo inaugurale del VEGA C. Ma oltre che verso l’alto, il VEGA può guardare verso il basso. Da tempo in Europa si parla di costruire un vettore più piccolo, molto flessibile e con tempi di risposta rapida. A luglio, in un incontro organizzato con la stampa da AVIO e Arianespace nell’ambito dell’evento promozionale VEGA Users Day che si è tenuto a Roma, Ranzo aveva spiegato che è possibile creare un veicolo più piccolo semplicemente «togliendo il primo stadio» dall’attuale VEGA ma che la fattibilità economica di tale operazione è comunque tutta da dimostrare, perché dipende «da quanto potrebbe essere competitivo sul costo».

L’ottava volta di VEGA.
Mentre sullo sfondo si pensa al suo futuro, nel frattempo il VEGA si appresta alla sua ottava missione (VV08), la seconda del 2016. Lunedì 5 dicembre il vettore decollerà dall’ELV (Ensemble de Lancement VEGA) dello spazioporto di Kourou, in Guyana Francese, per portare in orbita il satellite GökTürk-1A per conto del Ministero dellla Difesa turco. Il satellite per l’osservazione della Terra pesa circa una tonnellata ed è stato costruito da Telespazio e Thales Alenia Space, le due aziende sorelle della joint venture spaziale tra l’italiana Leonardo-Finmeccanica e la francese Thales. Leonardo, inoltre, si appresta a controllare il 28% della stessa AVIO. Il GökTürk-1A verrà rilasciato in un’orbita eliosincrona a 700 chilometri d’altezza dopo circa un’ora dopo il lancio. Nei giorni scorsi il vettore è stato preparato al decollo, previsto alle 14:51 ora italiana (10:51 ora locale).

Fonte, una tabella ed altri dati presso: http://www.flyorbitnews.com

 


 

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