La rievocazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale in tutti i paesi europei ha visto numerose iniziative intese a ricordare nei prossimi anni il Primo Conflitto Mondiale che devastò in pratica tutto il vecchio continente. Anche l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, con il sostegno finanziario dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, si è impegnato a rielaborare questo capitolo terribile della storia europea nello spirito della riconciliazione, proponendo in Italia la mostra foto-documentaria «I Romeni e la Grande Guerra», preparata in collaborazione con gli esperti di tre importanti istituzioni romene: il Museo Nazionale di Storia della Romania, l’Archivio Nazionale della Romania e l’Università «Babeş-Bolyai» di Cluj-Napoca.
La mostra riunisce oltre 40 panelli foto-documentari che rispecchiano la partecipazione dei romeni e della Romania alla Grande Guerra, in base ai documenti d’archivio, alle fotografie, alle illustrazioni coeve e alle rassegne stampa d’epoca. La mostra si può visitare fino al 14 dicembre 2014 presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano - Palazzo Carignano di Torino. Nel testo introduttivo al catalogo della mostra, il professor Rudolf Dinu, direttore dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, ci illustra il contributo della Romania alla storia della Prima guerra mondiale. Pubblichiamo poi, in un pdf con testo e immagini d’archivio, l’intervento su I transilvani nella Grande Guerra di Ana Victoria Sima dell’Università «Babeş-Bolyai» di Cluj-Napoca.

 



Questa mostra costituisce una testimonianza storica, quella di una tragedia che gettò nella tempesta milioni di uomini e donne e fece del continente europeo il teatro di una lotta fratricida e devastante. A tale proposito, nella geografia del conflitto, la Romania e i territori che formavano il fronte orientale in generale, pagarono un prezzo particolarmente alto e indicativo dell’intensità e dell’orrore dei combattimenti. È sufficiente pensare all’alto tributo di sangue pagato dall’esercito romeno, calcolato in 365.000 perdite tra morti e dispersi, vale a dire il 36% del totale dei contingenti chiamati alle armi.

 



I romeni della Transilvania, della Bucovina e della Bessarabia furono coinvolti in guerra a partire dall'estate del 1914, mentre quelli del Vecchio Regno dal 1916 fino al 1919, con la sconfitta della rivoluzione bolscevica d’Ungheria. Quasi 500.000 romeni transilvani furono chiamati alle armi tra il 1914 e il 1918. Al termine dei cinque anni di guerra, a seguito di sacrifici umani e materiali purtroppo non indifferenti, quasi tutti i romeni si ritrovarono nella stessa struttura statale. L’unione della Bessarabia, della Bucovina e della Transilvania con la Romania fu un compimento notevole della nazione romena, la cui unicità esorta i contemporanei a riflettere per decifrare come fu possibile una tale azione, e per individuarvi gli eventi e le azioni a valore educativo di quell’immane sforzo dell’intera nazione romena.

 



Il cammino della Romania verso la guerra fu alquanto lungo e sinuoso. Partner segreto del Dreibund fin dal 1883, la Romania del Vecchio Regno respinse nell’agosto 1914 la richiesta dei suoi alleati di unirsi a loro nella guerra contro la Russia. L’ostilità dell’opinione pubblica romena, determinata dalla situazione dei quasi tre milioni di connazionali della Transilvania, escluse fin dall’inizio l’opzione di una guerra a difesa dell’Austria-Ungheria. Il governo romeno guidato dal primo ministro liberale Ion I.C. Brătianu decise invece di utilizzare l'opportunità offerta dalla guerra per preparare il passo più importante sul cammino verso l'unità nazionale dei romeni, attraverso l'unione con la Transilvania e le altre province situate all’interno della Duplice Monarchia. Durante i due anni di neutralità, il governo romeno ebbe trattative intermittenti con le Potenze della Triplice Intesa al fine di ottenere il sostegno diplomatico e militare per i propri obiettivi di guerra. Nell'estate del 1916, dopo aver ottenuto le garanzie necessarie e nel contesto favorevole creato dall’offensiva Brusilov, il governo romeno decise di entrare in guerra. Il 28 agosto 1916 l'Esercito Romeno attraversò i Carpazi e raggiunse la Transilvania. La decisione di entrare in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa assunse un rischio enorme per la Romania. Il Regno era circondato su tre lati dalle Potenze Centrali, il che comportava uno sforzo bellico sovradimensionato per il suo esercito mal attrezzato e inesperto. Il piano di guerra, basato su premesse politiche, prevedeva la difesa sul fronte meridionale con la Bulgaria e la concentrazione degli sforzi e delle risorse in un'offensiva contro l'Austria-Ungheria. L’azione delle truppe romene in Transilvania, però, fu interrotta solo tre settimane dopo a causa di un attacco delle forze tedesche e bulgare, comandate dal generale August von Mackensen, a sud, nella Dobrugia. Le operazioni in Transilvania furono abbandonate prima di raggiungere la linea strategica sul fiume Mureş e gran parte delle divisioni furono trasferite sul fronte meridionale. Gli spostamenti delle truppe romene offrirono ai comandamenti austriaco e tedesco il tempo di inviare in ​​Transilvania dei rinforzi sostanziosi. Alla fine del settembre 1916 le forze austro-tedesche guidate dal generale Erich von Falkenhayn spinsero le truppe romene indietro sulla frontiera dei Carpazi. La resistenza eroica opposta dai soldati romeni nei passi di montagna ostacolò l'avanzata del nemico in Valacchia per altri due mesi, in ottobre e novembre 1916. Tuttavia, nel frattempo, le forze armate tedesche e bulgare assistite da divisioni turche conquistarono tutta la Dobrugia. Il corpo d’armata russo inviato per assistere l'esercito romeno, secondo gli obblighi derivanti dal trattato di alleanza, fu insufficiente come numero e inefficace nell’azione di fermare il nemico. Sul fronte settentrionale, alla fine di novembre, le truppe comandate da Falkenhayn riuscirono a valicare i Carpazi, mentre a sud, le forze comandate da Mackensen attraversarono il Danubio e invasero l’intera Valacchia. Ai primi di dicembre le truppe tedesche, bulgare e turche respinsero la controffensiva romena e occuparono Bucarest. L’esercito romeno si ritirò a est e riuscì a stabilizzare il fronte nella Moldavia meridionale. Solo a seguito di tali drammatici sviluppi che minacciavano il fianco sinistro del suo fronte, il comandamento russo decise di aiutare appropriatamente l’alleato romeno.

 



La campagna romena del 1916 ebbe conseguenze gravi per tutti i belligeranti. La Romania perse oltre 200.000 soldati e due terzi del territorio del paese passò sotto occupazione straniera. Le Potenze Centrali dovettero trasferire cospicue forze armate da altri fronti per poter far fronte alla Romania, e le vittime non furono indifferenti (circa 60.000 tedeschi morirono durante la campagna del 1916). L’entrata in guerra della Romania rese complicata la situazione a Est, specialmente per la Russia, poiché le sue forze armate furono costrette a gestire un fronte molto più lungo di quello iniziale.

 



Nonostante le sconfitte del 1916, la Romania non fu eliminata immediatamente dalla guerra. Le sue forze armate furono riorganizzate nella Moldavia e, nell'estate del 1917, riuscirono a fermare l’offensiva generalizzata del nemico. Un ruolo importante nella miracolosa rinascita dell'esercito romeno ebbe la missione militare francese guidata dal generale Henri Berthelot, nonché le altre missioni militari alleate presenti sul fronte romeno. Il morale dell’esercito si risollevò notevolmente in seguito a tale azione di ricostruzione e, nell'estate del 1917, da luglio a settembre, nelle battaglie di Mărăşti, Mărăşeşti e Oituz, le truppe romene combatterono con grande abilità e determinazione.

 



Dopotutto, solo la Rivoluzione bolscevica e il crollo del fronte russo, alla fine del 1917, costrinsero la Romania a cessare le ostilità contro le Potenze Centrali. Isolata e troppo debole per continuare da sola la guerra, il 5 dicembre 1917, a Focşani, la Romania accettò di firmare l’armistizio. Ciononostante, il governo romeno sperò fino all’ultimo e cercò di evitare la pace separata che si sarebbe sottratta ai provvedimenti del trattato di alleanza con le potenze occidentali. Però, siccome il sostegno unilaterale della guerra dopo il ritiro dell'esercito russo era impossibile da organizzare, alla fine la Romania dovette sottoporsi alle condizioni onerose della Pace di Bucarest (7 maggio 1918). Il trattato con le Potenze Centrali impose alla Romania importanti concessioni territoriali, tra le quali la Dobrugia e i valichi dei Carpazi, concessioni a lungo termine delle sue risorse naturali, nonché lo smantellamento graduale dell’esercito.

 



Dopo tale momento drammatico, in un contesto interno ed esterno caratterizzato dal caos, i fattori di decisione romeni si sforzarono di mantenere vivo lo spirito nazionale, nel tentativo di assicurare l’unità d’azione, nonché il funzionamento delle istituzioni essenziali del paese. Si adeguarono agli obblighi previsti nel trattato di pace, solo nell’idea di cedere il minimo necessario e al più tardi possibile. La smobilitazione, anche se fatta gradualmente, non impedì il mantenimento sul piede di guerra di un grande nucleo ben attrezzato e del tutto operativo. Nell'estate del 1918, man mano che la guerra volgeva contro le Potenze Centrali sugli altri fronti, il comandamento romeno rallentò ancora di più lo smantellamento dell'esercito e preparò piani per rientrare nel conflitto. Il 6 novembre 1918, l’esercito romeno entrò nella Bucovina, e poi, in dicembre avanzò fino alla linea del fiume Mureş. La Romania mobilitò formalmente l'esercito il 9 novembre 1918 e rientrò in guerra a fianco degli Alleati occidentali il 10 novembre 1918. Per la Romania, la fine della guerra e le decisioni che vi si susseguirono portarono al ricongiungimento dei territori romeni, momento consacrato tramite l'Unione del 1918, compiutasi ad Alba Iulia.

 



Questa mostra foto-documentaria fa parte del messaggio che la nostra generazione deve consegnare a quella dei nostri figli. Quello del dovere della memoria: la memoria di coloro che sacrificarono la propria vita, per difendere la loro patria, la loro terra, i loro ideali e la memoria della fragilità della pace. Nonostante il diverso significato che la Prima Guerra Mondiale ha assunto nella coscienza dei vari popoli, essa rimane un simbolo della sofferenza comune, di un’umanità in pericolo. La commemorazione di tale catastrofe storica deve riportare nella coscienza dei popoli europei e dell’umanità, in genere, la fragilità della civiltà, della stessa esistenza umana e la necessità di sforzi condivisi per la tutela dei valori umani.

Rudolf Dinu
(n. 11, novembre 2014, anno IV)

BIBLIOGRAFIA
Torrey, Glenn E., Romania and World War I. A Collection of Studies, The Center for Rumanian Studies, Iaşi, Oxford, Portland, 1999.
Torrey, Glenn E., The Romanian Battlefront in World War I. Lawrence, KS, University Press of Kansas, 2012.

Fonte e Pdf scaricabile presso: http://www.orizzonticulturali.it

 

 

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