Molti credono che le guerre mediatiche, tipo quella che è stata scatenata dalla stampa di vari paesi sulla scia della situazione in Ucraina, siano un fenomeno recente. Ma non è così. A testimoniarlo è la mostra organizzata dal Museo Di Storia Politica della Russia di San Pietroburgo.

 

 

La mostra, intitolata “Guerra russo-giapponese del 1904-1905 a colpi di propaganda”, svela i motivi politici della guerra e illustra i metodi di propaganda usati in quegli anni sia dalle parti in guerra sia dall’Europa e Stati Uniti.

“Abbiamo pensato: perché non dimostrare come cercavano di influenzare l’opinione pubblica internazionale i vari Stati negli anni in cui non esistevano ancora la televisione, la radio e neanche il cinematografo”, - ci ha detto il responsabile delle mostre temporanee del Museo Aleksandr Smirnov. Infatti, il materiale presentato nell’ambito della mostra mette in luce le differenze tra le parti in guerra per quel che riguarda la percezione degli eventi di 110 anni fa.

Il curatore della mostra Andrej Misko ha detto a “La Voce della Russia”:
"Già in quegli anni si capiva che la vittoria in guerra dipende non solo dalle armi, ma anche dalla capacità di influenzare i pensieri della gente. Sin dai primi giorni del conflitto la propaganda russa presentava i giapponesi in modo caricaturale e piuttosto dispregiativo, mentre il soldato russo, specie nel periodo iniziale della guerra, era una specie di Gulliver che con un solo braccio spazzava via i nani giapponesi. Gli artisti giapponesi, al contrario, raffiguravano i russi come un avversario degno di rispetto perché lo esigeva il codice del samurai. Alla fine la propaganda russa rese un cattivo servizio al Paese, nel senso che era riuscita a creare nell’esercito e nel popolo un’illusione di vittoria facile. Le “ottime prospettive di vittoria” si rivelarono per la Russia un disastro politico e militare."

 



È significativo che a questa guerra di propaganda parteciparono non solo Russia e Giappone, ma anche vari altri Paesi che non erano direttamente coinvolti nella guerra, in particolare, Inghilterra, Francia, Germania e Stati Uniti. Tutti loro avevano dei propri interessi, rileva l’esperto:
"La loro posizione può essere capita guardando le cartoline satiriche e le vignette pubblicate dalla stampa. Tra l’opinione pubblica dei paesi occidentali prevalevano umori antirussi. I giornali europei e americani pubblicavano non solo notizie di guerra, ma anche vignette che il più delle volte raffiguravano la Russia come un terribile cosacco o un orso che con i suoi artigli sta minacciando una fragile geisha giapponese... La Russia replicava con le proprie caricature. Talvolta però gli occidentali prendevano di mira anche il Giappone. Alla mostra di San Pietroburgo, per esempio, si può vedere la vignetta di un disegnatore francese intitolata “Cannibale dell’Oriente” che raffigura Giappone come un dragone che sta divorando Cina e Manciuria. Possiamo dire quindi che già allora nasceva il fenomeno delle guerre mediatiche..."

Parlando dell’importanza della mostra Andrej Mis’ko ha detto:
"Ogni guerra è facile da iniziare, ma uscirne spesso è molto difficile. L’essenziale è che mai, in nessun caso, i politici devono puntare sulle armi e considerare le “piccole guerre vittoriose” come un modo per risolvere i propri problemi..."

La mostra non include solo vignette. In esposizione vi sono anche armi, munizioni, attrezzature militari, medaglie dei reduci della guerra, fotografie, quotidiani e periodici e persino note e testi delle canzoni di guerra. C’è anche un modello dell’incrociatore Varjag che in febbraio 1904 condusse l’eroica battaglia contro i giapponesi al largo del porto coreano di Chemulpo. La mostra rimarrà aperta fino alla fine di settembre.

Fonte: http://italian.ruvr.ru

 

 

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