L’esplosione rende in pochi secondi polvere quello che per secoli ha portato luce. Dei templi di Palmira in Siria l’ignoranza del fondamentalismo ha fatto cenere. Lo stesso è avvenuto per tantissimi siti storici e archeologici iracheni. Questo scempio del pensiero in nome dell’islam delle origini è avvenuto per ironia della sorte proprio dove l’islam delle origini traduceva la filosofia greca e fondeva la religione con il pensiero scientifico.

 



In fondo ci sono due prove certe della liberalità dei primi califfati e queste sono proprio in Siria e Iraq. Infatti se i monumenti fatti esplodere erano ancora lì, è perché nessun califfo li aveva mai distrutti. Inoltre, se in Siria e Iraq vi erano, fino a dieci anni fa, una varietà di religioni che l’Europa non ha, era perché i primi califfi governavano su popolazioni non islamiche che non furono convertite a forza. Questi sono dati di fatto innegabili. In caso contrario non si spiegherebbero i milioni di cristiani che popolavano fino agli anni Settanta e che in parte ancora popolano Siria, Libano, Iraq ed Egitto. Non si spiegherebbe la presenza di religioni pre-islamiche come gli Yazidi o misteriche come gli Alauiti e Drusi. Per non parlare delle mille correnti dell’Islam. I siti archeologici e le persone sono come fossili che smentiscono le correnti integraliste islamiche e per questo vanno distrutti o deportate.

L’Islam, come l’ebraismo regola la vita di tutti i giorni, ma non indica chi deve interpretare le regole. Non essendoci alcuna gerarchia, ogni fedele può scegliere liberamente la sua guida. L’interprete della sharia è di fatto un uomo che si ritiene abbia studiato il Corano e che ha un seguito di persone che lo ritengano esperto. Nell’epoca d’oro il Califfo non interpretava il Corano. Semplicemente teneva insieme la società, con tutte le sue diversità, in cambio del fatto che riconoscesse il Califfo come il suo capo e l’Islam, come il contenitore in cui le altre religioni e pensieri dovevano essere racchiuse. Oggi rimane difficile rendersi conto di come mentre nell’Europa medioevale, il pensiero filosofico e scientifico greco e latino si era indebolito, nel mondo islamico si fece a gara per tradurlo e farlo proprio. Anche in questo caso nessun revisionista, da una parte o dall’altra, potrà mai cancellare il fatto che il termine algebra proviene dall’arabo, che i numeri che ancora oggi usiamo sono di derivazione indiana e ci sono giunti grazie agli arabi. Non si può cancellare il pensiero di Averroré o di Avicenna, non si possono tacere le scoperte astronomiche.

È un dato di fatto che sotto i califfati Omayyade e Abbasside, la filosofia, la medicina, l’algebra e l’astronomia hanno fatto progressi fondamentali che vengono studiati ancora oggi. Ecco perché l’islamismo per portare avanti i suoi falsi miti ha bisogno di distruggere le prove che lo smentiscono. Per capire quando il variegato mondo islamico ha cominciato a perdere il rapporto tra filosofia, scienza e potere politico e religioso bisogna conoscere appunto le sue origini. Studiare la storia dei primi califfati in Siria, Iraq, Persia, Egitto e Andalusia e il loro declino dopo le prime invasioni dei popoli turchi e mongoli. Sotto i nuovi regni turchi il rapporto tra potere, religione, scienza e filosofia, si indebolì gradualmente per essere sostituito dal potere delle scuole coraniche che hanno finito per cristallizzare pian piano l’interpretazione del Corano e mal tollerare il rapporto con la scienza e la filosofia.

Basta visitare le moschee e i palazzi di quell’epoca, leggere le poesie, i testi come le "Mille e una Notte" o quelli filosofici o scientifici per rendersi conto che i primi califfati islamici erano un mondo pieno di colori, gioia di vivere e apertura mentale. Non si può pensare che tutti i testi siano dei falsi storici, per altro letti nei secoli da intellettuali e studiosi con diverse visioni del mondo. Ovviamente non era un paradiso in terra, ma di certo il tasso di violenza non era maggiore di quello che vi era tra gli antichi romani o nei primi regni barbari.

La Casa della Sapienza (Bayt al-ḥikma) a Baghdad è uno degli esempi più noti del rapporto tra i califfi e le scienze e la filosofia. Fu voluta probabilmente dal Califfo Abbasside al-Manṣūr nel settimo secolo e portata avanti dal suo successore il Califfo Hārūn al-Rashīd. Di questa, fin da quando fu creata, si è sempre parlato. Gli storici però ancora oggi dibattono sul ruolo esatto che ebbe all’interno di quel sistema di pensiero islamico che aveva raccolto attorno a sé tutti i migliori pensatori cristiani, ebrei e persiani che gli arabi avevano incontrato nelle loro conquiste. I primi arabi provenienti dalla penisola arabica non avevano un pensiero filosofico e religioso così strutturato come quello che avevano i vicini che abitavano le odierne Siria, Libano, Persia ed Egitto. Ebbero però l’intelligenza di non distruggere il pensiero cristiano, ebraico, zoroastriano, pagano e classico, anzi lo inglobarono tentando di far sì che l’Islam fosse un contenitore che racchiudesse tutti questi mondi nel suo ventre.

Secondo molti studiosi la Casa della Sapienza raccoglieva volumi in greco, ebraico, siriaco, copto, sanscrito e persiano. Era inoltre un’università in cui si studiava anche medicina e un ospedale dove si curava gratuitamente tutti, al di là di sesso e razza.

A Baghdad si erano ispirati a Jundishapur, città persiana che già in epoca Sassanide era diventata il centro più avanzato al mondo per la conoscenza medica, dove si studiavano non solo testi persiani, ma anche greci, indiani e siriani.

Lo studio della filosofia greca per gli arabi fu fondamentale a tal punto che in Europa nei secoli successivi alcune delle opere greche potevano essere studiate solamente a partire dalla versione araba, poiché il testo greco era andato perduto in parte o completamente. Gli studiosi concordano nel dire che questo era avvenuto perché i califfati erano nati in territori con popolazioni a maggioranza elleniste. Basti pensare che il Patriarca Timoteo collaborò alla traduzione dei Topica di Aristotele dal siriaco in arabo, ordinata dal califfo al-Mahdī. Le altre culture che influenzarono la Casa della Sapienza erano quelle persiana, siriaca e sanscrita.

Il teologo-filosofo studiava la filosofia, la logica, la statica e la fisica. Per determinare la direzione della Mecca e le ore della preghiera utilizzava l’astronomia. Nel califfato abbasside la medicina aveva poi un ruolo centrale perché permetteva di garantire un maggior benessere pubblico e di prendersi cura dei poveri come prescritto dal Corano.

Quello che rende speciale quest’immensa e secolare opera di traduzione in arabo dei testi greci fu che portò alla nascita di un pensiero scientifico arabo.

Molto interessante il caso di Ṯābit ibn Qurra, uno dei più grandi matematici non solo dell’Islam ma di tutti i tempi. Di origine siriaca-cristiana scrive opere di astronomia e matematica, di importanza tale da rendere persino meno fondamentale la sua immensa opera di traduzione dei testi greci.

Oggi il mondo islamico ha un forte bisogno di tornare a studiare e conoscere queste origini in cui l’Islam era sinonimo di multiculturalismo e scienza. È solamente da queste radici da cui potrà risorgere dall’oscurità in cui lo hanno portato i finti miti fondativi creati dalle ideologie islamiste. Idee oscure e piene di morte che nulla hanno a che fare con la luce della filosofia e scienza delle origini.

Anche l’Occidente farebbe bene a guardare con maggiore interesse alle correnti di pensiero islamiche che si rifanno all’antico binomio religione e scienza dei primi califfati, piuttosto che pensare che un miliardo e più di islamici siano tutti dei tagliagole perché la loro religione questo prevede in modo granitico. Perché così non è. Il mondo islamico, anche se precipitato in un’instabilità e in una serie di guerre tutte correlate tra loro, rimane comunque un mondo pieno di sfaccettature. Prima o poi, come l’araba fenice risorgerà dalle sue ceneri. Lo farà ispirandosi alla Damasco e Baghdad delle origini, più che alla morte e violenza dell’Isis e degli altri movimenti terroristici.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it



 

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