Veicoli distrutti nei combattimenti.



La crisi di Suez fu un conflitto che nel 1956 caratterizzò l'occupazione militare del canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito ed Israele, a cui si oppose l'Egitto. La crisi si concluse quando l'Unione Sovietica minacciò di intervenire al fianco dell'Egitto e gli Stati Uniti, temendo l'allargamento del conflitto, costrinsero britannici, francesi e israeliani al ritiro. Fu un conflitto ricordato dagli storici per varie particolarità: per la prima volta Stati Uniti e Unione Sovietica si accordarono per garantire la pace; per la prima volta il Canada s'espresse e agì in contrasto verso il Regno Unito; fu l'ultima invasione militare del Regno Unito senza l'avallo politico degli Stati Uniti, segnando secondo molti la fine dell'Impero britannico; allo stesso modo, fu l'ultima invasione militare della Francia e quindi ultimo atto dell'impero coloniale francese; e fu infine una delle poche volte in cui gli Stati Uniti furono in disaccordo con le politiche d'Israele.

Nomi del conflitto
La crisi di Suez è indicata con una varietà di nomi tra i quali:
- aggressione tripartita (nel mondo arabo, ovvero aggressione delle tre nazioni: Regno Unito, Francia, Israele)
- campagna di Suez
- guerra arabo-israeliana del 1956
- guerra del 1956
- guerra di Suez
- guerra di Suez-Sinai
- operazione Kadesh
- operazione Muschakjakr
- operazione moschettiere (opération Mousquetaire o operation Musketeer), nomi francese e inglese per l'operazione congiunta di sbarco aeronavale a Suez operata il 6 novembre 1956.
- seconda guerra arabo-israeliana

Antefatti.
Il canale di Suez venne inaugurato nel 1869 e finanziato congiuntamente dai governi di Francia ed Egitto. Nel 1875, il governo britannico di Benjamin Disraeli acquistò la quota egiziana, ottenendo il controllo parziale sul canale. Successivamente, nel 1882, il Regno Unito occupò militarmente l'Egitto, allora parte dell'impero ottomano, e assunse de facto il controllo del canale. Questo era d'importanza strategica, fungendo da collegamento tra il Regno Unito e il suo "Impero indiano", e l'area nel suo complesso era strategica per l'Africa Settentrionale e il Vicino Oriente. La Convenzione di Costantinopoli, nel 1882, dichiarò il canale zona neutrale sotto protezione britannica. Con la sua ratifica l'Impero ottomano convenne di permettere il libero transito del naviglio internazionale sia in tempo di pace sia di guerra. L'importanza del canale fu chiara durante entrambe le guerre mondiali in quanto, durante la prima, fu chiuso ai bastimenti non alleati da francesi e britannici e durante la seconda fu difeso tenacemente nel corso della campagna del Nord Africa. Improvvisamente l'importanza del canale diminuì; di questo periodo Daniel Yergin, uno storico dell'industria del petrolio, ha scritto:
"Nel 1948, il canale perse improvvisamente la sua tradizionale ragione d'essere, poiché l'anno precedente l'India era diventata indipendente, e il controllo del canale non poteva più essere mantenuto sulla base del fatto che era critico per la difesa dell'India o di un impero che stava venendo liquidato. Eppure, nello stesso esatto momento, il canale stava guadagnando un nuovo ruolo — non come autostrada dell'impero, ma del petrolio. Il canale di Suez era la via per cui la maggior parte del petrolio del golfo Persico arrivava in Europa, tagliando le 11.000 miglia nautiche (20.000 km) del viaggio attorno al capo di Buona Speranza e verso Southampton a 6.500 miglia nautiche (12.000 km). Nel 1955, il petrolio costituiva i due terzi del traffico complessivo del canale, e parimenti due terzi del petrolio destinato in Europa passavano attraverso di esso. Affiancato a nord dagli oleodotti della Tapline e della Iraq Petroleum Company, il canale era lo snodo critico nella struttura post-guerra dell'industria petrolifera internazionale."
Le truppe britanniche vennero ritirate dalla Palestina nel 1947 e lo Stato di Israele venne istituito formalmente nel 1948, subito seguito dalla guerra arabo-israeliana del 1948, che stabilì l'indipendenza di Israele. Nel 1952, ufficiali dell'esercito egiziano al comando di Gamāl ʿAbd al-Nāṣer rovesciarono la monarchia di Re Fārūq e allontanarono un anno dopo il generale Muḥammad Naǧīb che essi avevano nominato presidente provvisorio della Repubblica d'Egitto. Abbandonando le politiche cooperative con le potenze europee, il nuovo governo affermò un'identità indipendente e nazionalista araba. Questo portò ad un conflitto con le potenze europee sul canale di Suez. Specialmente quando venne completato il porto israeliano di Eilat, a metà degli anni '50, il conflitto si surriscaldò sull'unico accesso ad esso, gli stretti di Tiran. L'Egitto interferì in vari modi con i mercantili israeliani e con quelli destinati verso Israele a partire dal 1949, a seconda della situazione politica internazionale dell'epoca. Nel periodo 1953–1956 le forze di difesa israeliane lanciarono diversi grandi attacchi di rappresaglia, progettati in parte per enfatizzare la potenzialità militare di Israele. Questa politica di ritorsione fu una grossa fonte di dispute interne tra "i falchi", guidati da David Ben-Gurion e "le colombe", guidate dal suo per breve tempo successore, Moshe Sharett. Ciò portò talvolta a forti critiche esterne da parte delle Nazioni Unite e perfino dai sostenitori di Israele, come gli Stati Uniti. Paradossalmente, alcuni degli attacchi più grandi e più criticati si svolsero durante il mandato di Sharett, con il nuovo Capo di Stato maggiore delle difese israeliane, il "falco" Moshe Dayan, che sperava di provocare la guerra e un guadagno di obiettivi territoriali, economici e militari. Tra il 1949 e il 1956, tra i rifugiati palestinesi, ci furono molti "infiltrati disarmati 'economici' e sociali" in Israele. Mentre ci furono alcuni fedayn violenti, talvolta organizzati dal Muftī Amin al-Husayni a Gaza, e sovvenzionati da altri Stati arabi come l'Arabia Saudita, Egitto e Giordania scoraggiarono pubblicamente l'infiltrazione palestinese in Israele, anche se ci furono alcuni episodi di sabotaggio e di spionaggio egiziani. Il raid di Gaza del 28 febbraio 1955, nel quale forze di difesa israeliane uccisero quaranta soldati egiziani, fu il punto di svolta nelle relazioni tra Egitto e Israele. A seguito di questo incidente l'Egitto iniziò a sponsorizzare incursioni ufficiali di fedayn e commando in Israele, talvolta attraverso il territorio della Giordania (che ancora si opponeva ufficialmente a questi raid), continuando al contempo a scoraggiare l'infiltrazione "privata" palestinese. Ci furono colloqui segreti, attraverso vari intermediari e con vari mezzi, tra Egitto e Israele, ma il raid di Gaza e il successivo raid di Khan Yunis, vi posero fine. Per tutto il 1956, le tensioni tra Israele ed Egitto aumentarono, con i fedayn egiziani che lanciavano frequenti incursioni nel territorio israeliano, e Israele che lanciava raid di rappresaglia in territorio egiziano. Il 26 luglio 1956, l'Egitto, guidato dal presidente Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez, una vitale rotta commerciale verso oriente e occidente, di cui le banche e le imprese britanniche detenevano una quota del 44%. Questo fu fatto allo scopo di aumentare i guadagni per finanziare la costruzione della diga di Aswān, sul fiume Nilo. In precedenza, statunitensi e britannici avevano accettato di aiutare a pagare questo progetto, ma cancellarono il loro appoggio dopo che l'Egitto aveva acquistato carri armati dalla Cecoslovacchia comunista, all'epoca sotto il controllo dell'Unione Sovietica, ed esteso il riconoscimento diplomatico alla Cina comunista. Le migliorate relazioni con i cinesi furono il risultato della Conferenza di Bandung del 1955, nella quale Nasser aveva chiesto ai cinesi di usare la loro influenza sui sovietici per rifornire l'Egitto degli armamenti necessari. Il Primo ministro britannico dell'epoca, sir Anthony Eden, cercò di persuadere l'opinione pubblica del suo Paese della necessità di una guerra e quindi, forse nel tentativo di rievocare il patriottismo della Seconda guerra mondiale, paragonò la nazionalizzazione del canale di Suez da parte di Nasser, al nazionalismo di Benito Mussolini e Adolf Hitler di venti anni prima. Comunque è interessante notare che il primo paragone tra i due dittatori e Nasser durante la crisi venne fatto dal capo dell'opposizione laburista Hugh Gaitskell, e dal quotidiano Daily Mirror, un tabloid orientato a sinistra. Eden era stato uno strenuo oppositore della politica di appeasement portata avanti da Neville Chamberlain, e sostenne che uno sfoggio di forza era necessario per impedire a Nasser di diventare un'altra minaccia militare espansionista. Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione del canale (o meglio della compagnia che lo gestiva, la Compagnie universelle du canal maritime de Suez), si svolse un incontro segreto tra Israele, Francia e Regno Unito a Sèvres, fuori Parigi. I dettagli dell'incontro emersero solo anni dopo, poiché le registrazioni vennero distrutte. Tutte le parti concordarono che Israele doveva invadere l'Egitto e che britannici e francesi sarebbero intervenuti successivamente, spingendo gli eserciti egiziano e israeliano a ritirare le proprie forze ad una distanza di 10 miglia (16 km) dai lati del canale, e piazzando quindi una forza d'intervento anglo-francese nella zona del canale attorno a porto Said. Questo piano venne chiamato Operazione Musketeer dai britrannici e analogamente Opération Mousquetaire dai francesi.

Invasione.
Il 29 ottobre 1956, Israele invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai e fece rapidi progressi verso la zona del canale. Come previsto dall'accordo segreto, Regno Unito e Francia si offrirono di rioccupare l'area e separare le parti in lotta. Nasser (la cui nazionalizzazione della compagnia era stata accolta con gioia dall'opinione pubblica egiziana) rifiutò l'offerta, cosa che diede alle potenze europee un pretesto per una invasione congiunta per provare a riprendere il controllo del canale e rovesciare il regime di Nasser. Per appoggiare l'invasione, numerose forze aeree, comprendenti molti aerei da trasporto, erano state posizionate a Cipro e a Malta da britannici e francesi. I due campi aerei di Cipro erano così congestionati che un terzo campo, che si trovava in condizioni dubbie, dovette essere rimesso in sesto per accogliere gli aerei francesi. Perfino la base aerea RAF Luqa di Malta era estremamente affollata dagli aerei del Bomber Command, gli unici a poterla utilizzare per l'autonomia necessaria a raggiungere il teatro operativo. Il Regno Unito dispiegò le portaerei Eagle, Albion e Bulwark, mentre la Francia fece stazionare la Arromanches e la La Fayette. In aggiunta le britanniche Ocean e Theseus funsero da trampolino di lancio per il primo assalto elitrasportato della storia. Regno Unito e Francia iniziarono a bombardare l'Egitto il 31 ottobre per costringerlo a riaprire il canale. Nasser rispose affondando tutte e 40 le navi presenti nel canale, chiudendolo in pratica fino all'inizio del 1957. Il 5 novembre sul tardi, il terzo battaglione del Reggimento paracadutisti britannico si lanciò sul campo aereo di El Gamil, ripulendo l'area e stabilendo una base sicura per i rinforzi e gli aerei di appoggio in arrivo. Alle prime luci del 6 novembre i commando britannici (unità equivalenti a battaglioni) 42º e 40º della 3 Commando Brigade dei Royal Marines assalirono le spiagge con mezzi da sbarco della Seconda guerra mondiale. Le batterie delle navi da guerra in posizione al largo iniziarono a sparare, operando un buon fuoco di copertura agli sbarchi e causando danni considerevoli alle batterie egiziane. La città di Porto Said subì gravi danni e venne vista in fiamme. Il 6 novembre 1956 ebbe luogo il primo attacco su larga scala anglo-francese, utilizzando elicotteri Bristol Sycamore e Westland Whirlwind che, decollati dalla Ocean e dalla Theseus, permisero, in soli 90 minuti, lo sbarco a Port Said di 425 uomini del 45° Commando e più di 20 tonnellate di attrezzature. Diversi elicotteri vennero colpiti dalle batterie sulle spiagge subendo perdite. I Royal Marines incontrarono una forte resistenza ma avanzarono verso l'interno. Il fuoco amico degli aerei britannici causò perdite al 45º Commando. Combattimenti di strada e casa per casa erano all'ordine del giorno. Una dura opposizione arrivò da postazioni di cecchini ben trincerati, che causarono diverse perdite, ma quelle egiziane furono molto ingenti.

Cessate il fuoco e ritiro.
L'operazione per prendere il canale ebbe molto successo dal punto di vista militare, ma si risolse in un totale disastro politico a causa della forte miopia dei suoi organizzatori britannici, francesi e israeliani. Oltre che impegnati nella crisi di Suez, gli Stati Uniti stavano trattando la quasi simultanea crisi ungherese, ed affrontarono l'imbarazzante situazione (in particolare agli occhi del Terzo mondo) di criticare l'intervento militare sovietico, tacendo al tempo stesso sulle azioni belliche dei suoi due principali alleati europei. Cosa forse più importante, gli Stati Uniti temevano anche un allargamento del conflitto dopo che l'URSS minacciò di intervenire a fianco dell'Egitto e lanciare attacchi con "tutti i tipi di moderne armi di distruzione" (seppur non l'abbiano mai dichiarato, era possibile che i sovietici intendessero un attacco nucleare) su Londra e Parigi. Quindi l'amministrazione Eisenhower costrinse Regno Unito e Francia a un cessate il fuoco, anche se in precedenza aveva garantito agli alleati che non sarebbe stato richiesto alcun passo indietro. Parte della pressione che gli Stati Uniti esercitarono contro il Regno Unito fu finanziaria, poiché Eisenhower minacciò di vendere le riserve statunitensi della sterlina, provocando così il crollo della valuta britannica. Ci fu anche una parte di scoraggiamento per via della critica da parte dei Primi ministri del Commonwealth, l'indiano Nehru, il canadese St. Laurent e l'australiano Menzies, in un periodo in cui il Regno Unito continuava a guardare al Commonwealth come a una entità ancora importante, in quanto residuo dell'Impero britannico, e come a un sostenitore certo degli sforzi britannici per restare una potenza planetaria. Il governo britannico e la sterlina finirono entrambi sotto pressione. Eden fu costretto a dimettersi, e le forze d'invasione si ritirarono nel marzo 1957. Prima del ritiro, Lester Pearson, ministro degli Esteri canadese, si era presentato all'ONU suggerendo la creazione di una Forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) a Suez per "mantenere i confini in pace mentre si cercava un accordo politico". Le Nazioni Unite accettarono entusiasticamente e la forza venne inviata, allegerendo enormemente le condizioni dell'area. Lester Pearson venne premiato con il Nobel per la pace nel 1957 per i suoi sforzi. La forza di emergenza dell'ONU fu una creazione di Pearson, considerato il padre del moderno concetto di "peacekeeping".

Conseguenze.
Le dimissioni di Eden segnarono, almeno fino alla guerra delle Falkland, la fine del tentativo fatto dai britannici di stabilire, come scrive Scott Lucas, "che il Regno Unito non aveva bisogno dell'avallo di Washington per difendere i propri interessi". Comunque, Nigel Ashton sostiene "che la strategia britannica nella regione cambiò molto poco, alla luce dei fatti di Suez. Macmilla, successore di Eden, ebbe la stessa determinazione di Eden nel fermare Nasser" anche se fu più volenteroso nel cercare in futuro l'appoggio statunitense per questo scopo. In un certo senso, ciò segnò anche la fine simbolica dell'Impero britannico, anche se in realtà esso era in declino da decenni, anche prima della Seconda guerra mondiale. La crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica. L'incidente dimostrò anche la debolezza della NATO circa le consultazioni preliminari con gli alleati prima di usare la forza e la mancanza di pianificazione e cooperazione della NATO al di fuori del teatro europeo. Dal punto di vista del generale Charles de Gaulle, gli eventi di Suez dimostrarono che in caso di reale bisogno, la Francia non poteva fare affidamento sugli alleati, in particolare gli Stati Uniti, che potevano perseguire scopi differenti. La crisi aumentò grandemente la posizione di Nasser all'interno del mondo arabo e aiutò a promuovere il panarabismo. Essa velocizzò il processo di decolonizzazione, in quanto le restanti colonie di Francia e Regno Unito divennero indipendenti negli anni seguenti. In reazione alla guerra, il governo egiziano espulse quasi 25.000 ebrei egiziani confiscandone le proprietà, e ne mandò all'incirca altri 1.000 in prigione o in campi di detenzione. D'altra parte Suez fu l'ultima occasione nella quale gli Stati Uniti dimostrarono un significativo scetticismo verso Israele e le sue politiche nei confronti dei vicini arabi, in seguito, particolarmente durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, dimostrarono un completo (anche se non incondizionato) appoggio per Israele. Dopo Suez, Aden e l'Iraq divennero le principali basi per i britannici nella regione. Per l'inizio del 1957 tutte le truppe israeliane si erano ritirate dal Sinai.

Fonte: https://it.wikipedia.org




Membri del 45° Commando salgono sui Westland Whirlwind della HMS Theseus durante gli eventi della crisi di Suez.




Conquista israeliana del Sinai.




Quello che accadde il 26 luglio 1956, ovvero l'annuncio della nazionalizzazione del Canale di Suez durante un comizio ad Alessandria, del Presidente Egiziano Gamal Nasser, fu uno degli eventi, che dopo la fine della seconda guerra mondiale, portarono il mondo molto vicino ad un conflitto mondiale. Quei fatti saranno ricordati come la Crisi di Suez. L'annuncio, che si chiuse con un "augurio agli imperialisti di morire di ira" fu dato lo stesso giorno in cui, quattro anni prima, era stato detroinizzato il Re d'Egitto Faruk. Il Canale di Suez, che era stato inaugurato il 17 novembre 1869, è stata un'opera sognata dall'uomo per millenni e realizzata dopo complesse vicende, dai francesi e dagli egiziani. Gli inglesi, solo successivamente ne assunsero il controllo (che doveva essere per 99 anni), prima acquistando la quota egiziana e poi occupando militarmente l'Egitto. La società del Canale, a partire dal 1882, fu formata da capitali inglesi e francesi. Il canale, grazie ad un accordo del 1882 (Convenzione di Costantinopoli) fu dichiarato neutrale (sotto controllo inglese) e aperto, sia in tempi di pace che di guerra, a tutti senza distinzione di bandiera. Naturalmente tale accordo non fu sempre rispettato. Durante la prima guerra mondiale, e soprattutto durante la seconda, fu chiuso ai non alleati. I motivi per cui Nasser volle nazionalizzare il canale (al tempo la società di gestione era per il 44% controllato da banche e aziende britanniche e l'altra metà di francesi) era legato alla diga di Assuan. Stati Uniti e Gran Bretagna, fin dal 1952, avevano promesso il finanziamento di questa grandiosa opera, ma nel 1956 ritirarono l'offerta accusando l'Egitto di aver aquistato armi dalla Cecoslovacchia, vicina alla dell'Unione Sovietica e di aver stretto relazioni con la Cina (altre fonti sostengono che l'Egitto aveva chiesto, ed ottenuto, finanaziamenti dall'URSS per la costruzione della stessa diga). Per ritorsione Nasser nazionalizzò la società dello stretto per incamerare i fondi necessari per la costruzione della diga. Le entrate annuali del Canale erano, al tempo, circa 100 milioni di dollari all'anno. La notizia fu accolta con grande entusiasmo dagli egiziani. Gran Bretagna e Francia reagirono stizziti alla nazionalizzazione per ovvie ragioni (la Gran Bretagna  già due giorni dopo bloccò tutti i beni egiziani). Assieme a loro reagì Israele, a cui l'Egitto da tempo tentava di restringerne l'uso del Canale (in realtà Israele rispondeva a precisi ordini degli americani che vedevano nella crisi la possibilità di aumentare la loro influenza in Medio-Oriente, sostituendosi agli europei). Le Nazioni Unite, grazie anche ai veti, non condannò l'atto di nazionalizzazione, ma chiese al governo egiziano di rispettare alcune regole sul passaggio delle navi. La situazione precipitò rapidamente. Il Primo Ministro inglese, Anthony Eden, dopo aver paragonato Nasser a Mussolini e Hitler, convinse il suo popolo (i laburisti furono contrari) e gli alleati della necessità di attaccare l'Egitto (mentre segretamente incontrava Francia e Israele per elaborare un piano di intervento). Il 29 ottobre del 1956 Israele (questo fu il piano concordato) invase la strisca di Gaza e il Sinai, avviandosi verso la sponda est del Canale. Francia e Gran Bretagna si offrirono di occupare il canale per separare gli egiziani dagli israeliani. L'Egitto rifiutò e pochi giorni dopo le truppe anglo-francesi occuparono il canale. Se militarmente l'operazione a Suez fu un successo, diplomaticamente si rivelò un totale fallimento. Gli Stati Uniti si trovarono nel totale imbarazzo perchè condannando l'invasione sovietica in Ungheria (avvenuta il 4 novembre 1956) non potevano giustificare al mondo l'invasione anglo-francese-israeliana in Egitto. L'Unione Sovietica minacciò di entrare in guerra a fianco dell'Egitto. Era chiaro che le due superpotenze non gradivano, per ragioni diverse, l'azione anglo-francese. Il 7 novembre 1956 le Nazioni Unite votarono il posizionamento di una forza di pace (UNEF - Forza di Emergenza delle Nazioni Unite) che già dal 15 novembre sbarcò sul campo. Il 10 gennaio 1957 il primo ministro britannico Eden fu costretto alle dimissioni. Tra febbraio e marzo avvenne - sotto il controllo delle Nazioni Unite - il ritiro delle truppe israeliane e di quelle anglo-francesi. La missione delle NU restò sul canale fino al maggio 1967. La vittoria egiziana riforzò enormemente il prestigio di Gamel Nasser nel mondo arabo e diede la spallata finale alla caduta dell'impero coloniale britannico e di quello francese africano che da lì a pochi anni collassarono. Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica dimostrarono che il controllo del mondo era nelle loro mani e accrebbero la loro influenza sul medio-Oriente e sull'Africa. La diga di Assuan fu costruita. Nel 1958 l'Unione Sovietica propose di pagare un terzo dell'opera e di fornire l'assistenza tecnica. I lavori inziarono nel 1960 (con tecnici britannici) e si conclusero nel 1970. A causa della diga la comunità internazionale fu chiamata ad un opera straordinaria di conservazione archeologica, trasferendo i siti dei monumenti nubiani di Abul Simbel e di Philae, per evitare che venissero inghiottiti dalle acque. La Suez Canal Authority (SCA), nata a seguito della nazionalizzazione è ancora oggi un'azienda pubblica egiziana che gestisce il Canale di Suez. Il governo egiziano dovette liquidare economicamente (come da accordi con le Nazioni Unite) gli azionisti della società del canale nazionalizzata.

Fonte: http://www.sancara.org


 

 




L’annuncio della nazionalizzazione del Canale di Suez da parte del Presidente egiziano Gamal Nasser è stato un evento spartiacque della storia contemporanea. Era il 26 luglio 1956, e il mondo rischiava di rimanere incastrato nella spirale di un nuovo conflitto, a soli dieci anni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale. L’annuncio, fatto durante un comizio ad Alessandria, si chiuse con un “augurio agli imperialisti di morire di ira” e fu dato lo stesso giorno in cui, quattro anni prima, era stato detronizzato il Re d’Egitto Fārūq I. Facciamo un piccolo passo indietro nella storia per capire le conseguenze che definirono il sistema internazionale della seconda metà del secolo.

GLI ANTEFATTI.
Congiungere il Mar Mediterraneo col Mar Rosso è sempre stato per millenni, fin dai tempi dei Faraoni, un sogno mai interamente realizzato. La circumnavigazione del continente africano richiedeva ormai tempi e costi non più tollerabili, considerando anche i pericoli che questo viaggio comportava. Scaricare le merci nel Mar Rosso, trasportarle via terra e reimbarcarle sulle coste del Mediterraneo non era più un’ opzione fattibile. Di proposte per la costruzione di un canale di collegamento tra i due mari furono avanzate già a partire dalla fine del XVII secolo, quando lo studioso tedesco Leibniz presentò un primo progetto piuttosto elaborato alla corte di Luigi XIV. Si devono però attendere tre secoli per poter dargli forma: nel 1799 Napoleone Bonaparte, durante la sua spedizione in Egitto, comprese l’importanza di avere una via di collegamento marittima con l’Oceano Indiano e propose di riutilizzare l’idea avanzata da Leibniz. Una prima rilevazione, poi rivelatasi sbagliata, concluse tuttavia che il dislivello tra i due mari era di oltre 10 metri e ciò avrebbe reso necessario un sistema di chiuse. Le verifiche procedettero con lentezza, e la situazione non si sbloccò fin quando nel 1830, l’ingegnere francese Prosper Enfantin mise mano al progetto del canale e costituì anni dopo, nel 1846, una Società di studi per il Canale di Suez. L’obiettivo era di rilevare con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando infine che la differenza d’altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Di questa società faceva parte anche Luigi Negrelli, ingegnere altoatesino, che aveva depositato nel 1847 il progetto tecnico poi approvato ed eseguito in via definitiva da una compagnia francese, la Compagnie universelle du canal maritime de Suez (CUCMS). Il direttore della società, il diplomatico francese Ferninand de Lesseps, aveva ottenuto nel 1854 dal suo vecchio amico, il viceré di Egitto Said Pascià la concessione per la gestione del canale per la durata di 99 anni dall’anno di apertura. La società era costituita per il 56% da fondi francesi e da fondi egiziani per il restante 44%. I lavori iniziarono dunque il 25 aprile 1859 e durarono dieci anni, fino all’inaugurazione solenne del 17 novembre 1869. Nel 1875 l’Egitto, a causa delle gravi difficoltà finanziarie e dall’enorme debito pubblico aggravato dalla guerra con l’Etiopia, vendette per 4 milioni di sterline la quota del Canale al Regno Unito. Successivamente, nel 1882 il Regno Unito occupò militarmente l’Egitto, allora parte dell’impero ottomano, a seguito di una insurrezione patriottica contro l’ingerenza europea negli affari interni del Paese, assumendo de facto il controllo del canale. Nel 1888 con la firma della Convenzione di Costantinopoli si sancì la neutralità della via marittima, libera e aperta in tempo di guerra e pace, sotto protezione britannica. Dopo la seconda guerra mondiale, il canale perse improvvisamente la sua tradizionale ragione d’essere (assicurare un collegamento sicuro tra Occidente e Oriente), poiché nel 1947 l’India era diventata indipendente, e il controllo del canale non poteva più essere mantenuto sulla base del fatto che era critico per la difesa del protettorato orientale o di un impero che stava comunque per essere liquidato. Il canale però stava assumendo un nuovo ruolo come via di transito fondamentale del petrolio che dal golfo Persico riforniva l’ Europa. Come scrisse Daniel Yergin, “nel 1955, il petrolio costituiva i due terzi del traffico complessivo del canale, e parimenti due terzi del petrolio destinato in Europa passavano attraverso di esso […] Il canale era perciò lo snodo critico nella struttura post-guerra mondiale dell’industria petrolifera internazionale.” Nel 1954, il Presidente della neo-nata Repubblica egiziana Gamal Nasser aveva già annunciato i suoi tre grandi obiettivi: rendere l’Egitto una volta per sempre libero dalle ingerenze coloniali; creare forze armate forti per attaccare Israele; costruire una diga ad Assuan, città meridionale del Paese sulla riva est del Nilo, per rilanciare l’agricoltura. Il progetto della Grande Diga prese avvio nel 1952, e già dall’anno successivo Nasser aveva avviato contatti internazionali per ottenere finanziamenti per la realizzazione: al Cairo il Segretario di Stato americano John Foster Dulles aveva confermato l’intenzione americana di aiutare finanziariamente l’impresa e lo stesso aveva fatto il Regno Unito e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS). ll governo statunitense precisò che il prestito era di 56 milioni di dollari, ai quali si aggiungevano i 14 del Regno Unito, mentre la BIRS confermava le ampie garanzie sugli altri finanziamenti: in totale si raggiungevano circa 270 milioni di dollari. Ma col passare del tempo la volontà americana di aiutare la costruzione della diga si andava affievolendo, visto che il colonnello Nasser, in un’altalena tra blocco occidentale e orientale, cercava di guadagnare il maggior vantaggio possibile da diversi investitori, tra cui l’Unione Sovietica. Il 19 luglio 1956 Washington bloccò i finanziamenti, accusando il Cairo di ricevere armi da Mosca attraverso la Cecoslovacchia comunista. Il giorno dopo fece lo stesso Londra. Dunque il governo egiziano decise di proseguire nel progetto utilizzando le entrate dovute alla nazionalizzazione del Canale di Suez, revocando la concessione dodici anni prima della scadenza naturale.

LA CRISI.
Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione della CUCMS, si svolse un incontro segreto tra Israele, Francia e Regno Unito a Sèvres dove le parti concordarono l’invasione israeliana del Sinai per il controllo degli stretti di Tiran e il successivo intervento di Parigi e Londra, piazzando quindi una forza d’intervento anglo-francese nella zona del canale attorno a Porto Said: fu chiamata Operazione Moschettiere. Il 29 ottobre, Israele invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai e fece rapidi progressi verso la zona del canale. Come previsto dall’accordo, Regno Unito e Francia si offrirono di rioccupare l’area e separare le parti in lotta. Nasser capì il trucco e rifiutò l’offerta, cosa che diede alle potenze europee un pretesto per una invasione congiunta e rovesciare il regime. Impegnata nell’organizzazione del piano, l’alleanza israelo-anglo-francese aveva però ignorato i venti che stavano soffiando dall’ Ungheria dove il 23 ottobre era scoppiata la rivolta anticomunista e il 4 novembre, il giorno prima dell’intervento anglo-francese a Suez, i carri armati sovietici avevano riportato l’ordine socialista a Budapest. Mosca aveva così il pretesto per sviare l’attenzione mondiale dall’Ungheria all’Egitto, arrivando a minacciare l’intervento militare in difesa del Raìs. Per gli Usa sarebbe stato imbarazzante condannare i fatti di Budapest e ignorare quelli di Suez, così il Presidente Eisenhower minacciò di far crollare la sterlina e impose un ultimatum agli alleati perché si ritirassero. La guerra durò una settimana perché bloccata da una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ma, soprattutto, dal famoso ultimatum congiunto di Stati Uniti e Unione Sovietica. Il Canale rimase chiuso fino all’aprile 1957.

CONSEGUENZE.
La crisi segnò il trasferimento del potere alle nuove superpotenze, URSS e USA, a discapito delle vecchie potenze coloniali che vedevano ormai la parola fine sulla loro lunga era imperialista. La crisi velocizzò dunque il processo di decolonizzazione e aumentò notevolmente la posizione di Nasser all’interno del mondo arabo come il simbolo della dignità araba e della resistenza all’oppressione occidentale. Morirono due imperi, se ne consolidarono altri due, imponenti. Con Israele sempre più forte, la fiamma dell’irredentismo arabo si è continuamente alimentata, contribuendo ad infiammare le tensioni che destabilizzarono il Medio Oriente fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 e alla Guerra dello Yom Kippur del 1973. Gran parte dell’instabilità attuale della regione può essere ricollegata a queste due date e agli eventi dei decenni successivi.

Fonte: https://www.vitactiva.it


 

 



Quando Nasser nazionalizzò il Canale, 24 Paesi minacciarono l’Egitto. E pochi mesi dopo Francia, Inghilterra e Israele lo attaccarono. Si rischiò la terza guerra mondiale. Ma gli Usa reagirono.

Sessant’anni fa la nazionalizzazione del Canale di Suez trascinava il mondo a un passo dalla catastrofe. Soltanto l’azione risoluta di Stati Uniti e Russia riuscirono a far rientrare la crisi internazionale che scaturì dalla mossa dell’Egitto di Nasser. Ventiquattro Paesi fissarono in pochi giorni un vertice e l’ambasciatore inglese invitò l’Egitto a partecipare, ma come scriveva all’epoca l’inviato del Corriere della Sera Dino Frescobaldi (4 agosto 1956), era «difficile vedere come il governo egiziano possa accettare l’invito dopo che si è tenuto a negare il suo diritto a nazionalizzare la Compagnia (ndr. di Suez)».

«Scavato dai lavoratori egiziani».
Era il 26 luglio 1956 quando il colonnello Gamal Abdel Nasser annunciava al mondo: «Il Canale pagherà per la Diga». Nel giorno in cui cadeva il quarto anniversario della detronizzazione di re Faruq, la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez, giuridicamente egiziana ma di fatto in mano a una maggioranza di azionisti anglo-francesi fu un fatto clamoroso (sfiora l’icona blu per leggere l’articolo: «Nazionalizzata da Nasser la Compagnia del Canale di Suez» - Corriere della Sera - 27 luglio 1956). Così il Corriere riportava il discorso di Nasser: «Ci riprendiamo quello che era nostro, perché il Canale fu scavato dai lavoratori egiziani e con denaro egiziano». Il neo Presidente della Repubblica conquistava così l’attenzione mondiale, sostenuto da una nazione festante che per la prima volta nella sua storia si alzava sovrana e indipendente, ancora ignara che il colpo di mano di Nasser avrebbe precipitato il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale.

Il Canale e le trattive su Assuan.
La decisione del Presidente egiziano arrivava dopo l’abbandono degli Stati Uniti delle trattative per il finanziamento della grande diga di Assuan: in piena guerra fredda, la costruzione della diga aveva attirato anche gli interessi sovietici e Nasser, in un’altalena tra blocco occidentale e orientale, aveva cercato di guadagnare il maggior vantaggio possibile dai diversi investitori. Scriveva il corrispondente del Corriere da Mosca: «Lo sviluppo degli avvenimenti egiziani sembra che sia guidato e sollecitato dagli stessi interessi di Mosca nel Medio Oriente (sfiora l’icona blu per leggere l’articolo: «Mosca manovra in silenzio le sue pedine in Medio Oriente» - Corriere della Sera - 27 luglio 1956) . La posta in gioco è molto grossa. Il colonnello Nasser si è avvicinato ancora di più all’orbita comunista, dopo aver tentato di mettere l’Occidente contro l’Oriente, per poter scegliere poi il migliore offerente».

Entrate per circa 100 milioni di dollari l’anno.
Il mancato appoggio americano non aveva frenato i piani di Nasser che con la nazionalizzazione del Canale mirava ad assicurarsi entrate per circa 100milioni di dollari all’anno, grazie ai pedaggi pagati dalle navi in transito, e soprattutto voleva riguadagnare quel prestigio che lo scacco inferto dal Segretario di Stato americano John Foster Dulles aveva seriamente messo a rischio.

L’attacco dei soldati di Moshe Dayan.
Nei primi anni ’50 gli imperi coloniali europei erano ormai al tramonto e la mappa geopolitica si andava ridisegnando: Inghilterra e Francia assistevano alla fine della loro egemonia internazionale segnata dall’indipendenza delle colonie e l’Europa con la nazionalizzazione del Canale di Suez temeva di perdere un importante punto strategico oltre che il quotidiano approvvigionamento di petrolio. Il clima era sempre più rovente nonostante i molti tentativi diplomatici di convincere Nasser a sedersi a un tavolo con Francia e Gran Bretagna, che premevano invece per un intervento armato contro l’Egitto. Nella sorpresa generale, il 29 ottobre più di 300 paracadutisti israeliani sotto il comando del generale Moshe Dayan, attaccarono i soldati egiziani sul passo Mitla, a pochi chilometri da Suez e in pochi giorni arrivarono a conquistare la striscia di Gaza, il Sinai e il Canale di Suez

Le tre scelte possibili per l’Occidente.
Arrigo Levi, analizzava sulle pagine del Corriere l’intricata situazione: «L’Occidente può seguire tre strade diverse: 1. Ricorrere all’Onu...❳ ; 2. Intervenire militarmente a fianco dell’Egitto aggredito contro Israele aggressore... ; 3. La Gran Bretagna potrebbe rioccupare la zona del Canale di Suez...». Inghilterra e Francia si erano proposti come pacieri, ma Nasser aveva rimandato l’offerta ai mittenti. Con la tensione ormai alle stelle, Francia, Inghilterra e Israele, legate da un patto d’acciaio firmato in gran segreto a Sèvres, attaccarono l’Egitto (sfiora l’icona blu per leggere l’articolo: «La potente flotta inglese del Mediterraneo naviga a tutta forza verso il Canale di Suez» - Corriere d’informazione - 30-31 ottobre 1956). Il rifiuto di Nasser, era stato usato dalle tre potenze per giustificare agli occhi del mondo l’intervento bellico, forti della certezza che l’Egitto stava violando la Convenzione internazionale di Costantinopoli (patto che assicurava il libero passaggio delle navi sia in tempo di pace sia in guerra).

L’ira americana e l’intervento dell’Onu.
Ma l’azione militare francese e inglese sarebbe stata subito condannata dai leader di tutto il mondo, che temevano l’allargamento del conflitto. Arrigo Levi disegnava così il quadro internazionale: «In Occidente almeno, nessuno aveva molta simpatia per il colonnello Nasser e tutti diffidavano delle sue ambizioni, dei suoi metodi demagogici, delle sue ripetute minacce di distruggere Israele e di costruire il più grande impero panarabo che la storia ricordi. Ma in questo momento Francia e Gran Bretagna sono passate di colpo dalla parte della ragione a quella del torto, scatenando un conflitto senza che esso fosse affatto giustificato dal punto di vista della legge internazionale, sfidando l’Onu e l’opinione pubblica mondiale». Eisenhower decisamente contrario al piano di guerra, in tutta urgenza aveva convocato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che si era però trovato in condizione di stallo per l’opposizione di Francia e Inghilterra. Sarebbe stata poi l’Assemblea Generale — con 64 voti a favore e 5 contro — a imporre il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe. Ma l’«Operazione Musketeer» era ormai avviata e il 5 novembre un commandos britannico conquistava Port Said (sfiora l’icona blu per leggere: «Le operazioni di guerra in Egitto» - Corriere d’informazione - 1- 2 Novembre 1956), mentre i soldati di Nasser rendevano impraticabile il Canale di Suez affondando decine di navi cariche di cemento.

Il cessate il fuoco imposto da Mosca e Washington.
I primi giorni di novembre si aprivano su uno scenario inquietante, in Europa la rivolta di Budapest veniva spenta nel sangue dalle forze armate sovietiche, mentre sul fronte mediorientale l’allora ministro della difesa dell’URSS, Bulganin aveva inviato note di fuoco a Ben Gurion, al premier francese Guy Mollet e al primo ministro inglese Sir Anthony Eden, minacciando l’uso di «moderne armi distruttive» se non avessero obbedito al cessate il fuco impartito dall’Onu. Il mondo sembrava a un passo dalla catastrofe. «Bulganin, in una lettera al presidente Eisenhower, parla della necessità di difendere gli alti principi morali delle Nazioni Unite, offesi dalla Francia e dall’Inghilterra, e propone, proprio mentre l’opinione pubblica americana accusa la Russia di assassinare il popolo ungherese, la costituzione di un corpo di spedizione russo-americano, che ristabilisca la pace e l’ordine in Medio Oriente», scrive il Corriere sull’edizione straordinaria del 6 novembre 1956.

Gli Usa: «Faremo crollare la sterlina».
A far rientrare la crisi, oltre al terrore di una guerra nucleare paventata dai sovietici, saranno anche le minacce americane di far crollare la valuta inglese e gli incessanti sforzi del ministro canadese Lester Pearson, che aveva proposto di inviare in Egitto la prima forza di intervento delle Nazioni Unite. I caschi blu, arriveranno a Suez a metà novembre col mandato di salvaguardare la pace e di far rispettare la risoluzione Onu, che regolava l’applicazione della tregua e il ritiro delle truppe anglo-francesi e israeliane

La vittoria di Nasser.
L’Egitto conterà oltre tremila morti, contro trecento israeliani, ventidue inglesi e dieci francesi, ma nonostante la sconfitta militare e le perdite, Nasser avrebbe segnato una vittoria sullo scacchiere politico internazionale, mentre il mondo assisteva al definitivo tramonto degli imperi coloniali, ormai vetusta eredità del secolo precedente. Così Sergio Romano, nel 2006 (sfiora l’icona blu per leggere «La lezione di Suez» - Corriere della Sera - 4 Agosto 2006), ripercorreva la storia della Crisi di Suez sul Corriere della Sera: «Insieme al dramma che si consumava in quelle stesse ore a Budapest, dove i sovietici stavano schiacciando la rivoluzione ungherese, Suez ha tagliato in due parti la storia del mondo. La Gran Bretagna rinunciò all’impero... La Francia, soprattutto dopo l’avvento di De Gaulle al potere, decise che non avrebbe più rinunciato agli strumenti della sua indipendenza politica e militare... Morirono due imperi europei, si rafforzarono l’impero americano e quello sovietico. E Israele, infine, vinse la sua guerra. Ma in circostanze che avrebbero attizzato il fuoco del nazionalismo arabo-musulmano e creato le condizioni per guerre future».

Fonte: https://www.corriere.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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