Il 30 novembre 1939 la Finlandia venne invasa dalle truppe sovietiche, ma seppe resistere all'aggressione con tenacia. Il territorio finlandese si presta alla guerriglia per via del clima rigido, del ghiaccio, del fango imprevedibile, dei bruschi cambiamenti di temperatura, delle nevicate abbondanti e per altri fattori che si manifestano inaspettati. Non se ne parla molto, quindi pubblichiamo qui sotto una serie di informazioni su come i difensori seppero inventare modi nuovi di combattere quella guerra con originalita', fantasia ed efficacia.

Il Webmaster del portale Ogigia.

 

 

Seppur inferiori in numero e mal equipaggiati, i finlandesi mostrarono eccezionale coraggio e attuarono la strategia militare della guerriglia per ovviare all’evidente disparità di forze tra i due schieramenti. I russi schieravano quattro armate: la Settima, l'Ottava, ben fornite di carri armati più la Nona e la Quattordicesima. Per contro la Finlandia poteva contare solo su tre corpi d'armata e una formazione di riservisti composta da guardie civiche, frontalieri ed ex militari. Nonostante lo sbilanciamento numerico in netto sfavore ai finnici, essi riuscirono a respingere i russi. L’inverno del 1939-40 fu molto rigido, con temperature che raggiunsero anche i meno 40 gradi. Le truppe finlandesi furono eccezionali nel trasformare il freddo, le lunghe ore di buio, la foresta e la quasi assenza di vie percorribili a proprio vantaggio. Vestiti completamente di bianco ed equipaggiati con sci da fondo, i soldati finlandesi riuscivano a muoversi molto agilmente e furono spesso anche nella condizione di passare al contrattacco in alcune zone della Finlandia centrale.

Fonte: http://mcnab75.livejournal.com





Durante la guerra d'inverno nel 1940, molte unità Sovietiche erano guidate da ufficiali inetti, avanzarono in un territorio naturalmente ostile, in colonne di camion, senza alcuna esplorazione in avanti e sui fianchi. Questo li fece cadere in un'imboscata dopo l'altra, intere divisioni annientate con la tatticha del mordi e fuggi, o con la diabolica tattica dei "salsicciotti":
una colonna russa veniva attaccata e immoblizzata in un punto preciso del suo percorso, poi con tutta una serie di attacchi veniva suddivista in tronconi separati (i salsicciotti), questi tronconi poi venivano annientati uno per volta. Mentre i russi si trovavano all'addiaccio, possibilmente senza viveri caldi, i Finlandesi nelle zone delle imboscate, costruivano ricoveri dotati di stufe! C'è anche da dire che i pochi carri utilizzati durante la guerra d'inverno erano i BT5 e i T26, questi erano carri fragilissimi, pensate che bastava una trave d'acciaio infilata nei cingoli per spaccarli. Insomma per i russi la Guerra D'Inverno si rivelò un vero macello.

Da non dimenticare la famosa bomba Molotov! Terrore dei carristi russi ... I finlandesi coraggiosamente si arrampicavano sui carri durante le imboscate e li incendiavano. In Finlandia le distribuiva lo Stato nei supermercati ...

Fonte: http://forum.worldoftanks.eu





La guerra sui varia fronti della Finlandia, ma soprattutto nella zona dei laghi e nell'estremo nord, ebbe aspetti completamente inediti, per le particolarissime condizioni ambientali e climatiche. I finnici, sotto l'abile guida del maresciallo Mannerheim, seppero sfruttare a fondo la conformazione geografica del loro paese ed organizzarono le truppe in modo da tenere in scacco i massicci attacchi sovietici. Anche la renna, fu un'alleata preziosa nella battaglia invernale. Mentre sulla linea Mannerheim, che sbarrava l'istmo careliano, gli attacchi dei carri armati sovietici erano resi vani da un munitissimo sistema di fortificazioni, negli altri settori del fronte i reparti finnici di sciatori infersero duri colpi al nemico con brillanti colpi di mano. Scivolando silenziosamente tra i boschi, i bianchi soldati di Mannerheím giungevano di sorpresa alle spalle delle formazioni nemiche, distruggendole. Il mascheramento mimetico degli sciatori finlandesi era perfetto. Una tuta bianca copriva le loro uniformi e li confondeva nel nitore della neve. Temprati da una costante pratica sportiva, i finnici furono combattenti coraggiosi e decisi. La lotta, per i rigori della stagione invernale, fu durissima. Ma i sovietici, che avevano fatto affidamento sulla loro strapotenza di mezzi per vincere rapidamente la partita, subirono le maggiori conseguenze perchè erano impreparati ad affrontare l'inverno. Numerosissimi furono, tra i russi, i casi di congelamento.

Fonte: http://www.inilossum.com





Il piccolo esercito finlandese (1 a 3+ di svantaggio) era trincerato dietro una vecchia linea fortificata che i russi, sia per ragioni d’inesperienza che per effettive difficoltà del terreno già innevato, non riuscirono a vedere e a sfondare. Contro i russi giocò la purga attuata da Stalin nei ranghi dell’Armata Russa. L’attacco dei carri armati sovietici a sud-est lungo le impraticabili piste dei boschi si spezzò contro gli improvvisi attacchi degli sciatori finnici (sissit). Sparsi su un territorio enorme, i sissit agiscono in minuscole pattuglie. Non attaccano mai allo scoperto e sempre alla corta distanza per essere più precisi. Alla fine si allontanano con le loro slitte nella notte polare lungo piste solo a loro conosciute.

I materiali catturati ai russi e quelli che riuscirono a procurarsi sul mercato delle armi permisero loro di resistere fino alla fine di gennaio del 1940. Oltre al mordi e fuggi dei sissit i finlandesi sperimentano contro i carri armati sovietici la bomba incendiaria, bottiglia piena di liquido infiammabile che poi i russi battezzeranno Molotov.

Un altro espediente quindi compare sul campo di battaglia: il riflettore. Già conosciuto nella forma maxi, ora viene adottato da ogni gruppo in formato piccolo per abbagliare il nemico.

Fonte: http://digilander.libero.it





Le caratteristiche del terreno sul quale fu combattuta la guerra, unite al periodo dell'anno, furono determinanti nello svolgimento delle operazioni belliche. La frontiera orientale, dal lago Ladoga fin quasi all'Oceano Artico, era occupata da un'immensa foresta punteggiata da circa sessantamila laghi che, insieme alle paludi e ai corsi d'acqua, creavano un labirinto di acque e selve attraversato da pochissime strade, tutte distanti da 100 a 250 km dalla ferrovia Leningrado-Murmansk, l'unica importante via di collegamento sul versante sovietico. L'inverno 1939/40 fu eccezionalmente severo, il secondo più freddo dal 1828, con temperature medie intorno ai -30 °C e punte fino a -70 °C. Il periodo ideale per l'attacco alla Finlandia sarebbe stato quello di gelo, prima dell'arrivo della neve, che avrebbe consentito ai mezzi meccanici di muoversi agevolmente sulla superficie ghiacciata dei laghi e delle paludi, senza essere confinati sulle poche strade disponibili. Invece la neve arrivò prima del previsto, con abbondanti precipitazioni che ostacolarono i movimenti sia delle truppe che dei veicoli su ruote o su cingoli, riducendo il vantaggio sovietico in fatto di moderni equipaggiamenti.

Tuttavia la linea su cui fu bloccata l'avanzata dell'Armata Rossa in dicembre era per la maggior parte formata da mere opere campali: bunker di terra e legno, trincee, rifugi, korsus (piccoli rifugi sotterranei per la notte), ostacoli anticarro formati da file di massi di granito, sbarramenti di filo spinato e campi minati. Queste difese potevano essere considerate formidabili per gli standard della prima guerra mondiale, ma erano assolutamente non paragonabili a quelle delle linee Maginot e Sigfrido, e di certo non al livello della tecnologia militare all'inizio della seconda guerra mondiale

Tutti gli uomini dei reparti di fanteria erano equipaggiati con sci, perfettamente addestrati al loro utilizzo e in grado di coprire tramite essi lunghe distanze; inoltre la mimetizzazione invernale con tute bianche faceva parte del normale equipaggiamento e i reparti erano dotati di tende riscaldate che consentivano ai soldati di ripararsi e dormire al caldo anche in prossimità del fronte. Sebbene l'addestramento al combattimento fosse eccellente, le armi a disposizione erano limitate.

Il problema che maggiormente affliggeva l'esercito finlandese all'inizio della guerra era la disponibilità limitata di munizioni, almeno finché non cominciarono a giungere gli aiuti stranieri, soprattutto dalla Francia.

La tattica utilizzata dai finlandesi nei territori settentrionali si rifaceva a quella della guerriglia: di fronte a truppe dotate di un armamento superiore, ma lente e mal guidate, i finlandesi svilupparono una tattica che venne denominata "motti" (una parola che in finlandese indica la legna accatastata per essere fatta a pezzi): muovendosi agilmente con gli sci lungo i fianchi delle lunghe colonne sovietiche confinate sulle poche strade che attraversavano le fitte foreste innevate, conducevano limitati e continui attacchi di disturbo dileguandosi poi nella foresta; quindi, attaccavano in forze in diversi punti, suddividendo le truppe avversarie in piccoli gruppi (le "motti") che, immobilizzati nella neve, venivano poi circondati e annientati.

Fonti: http://it.wikipedia.org





Il terreno sul quale si combatté la battaglia ed in generale tutta la guerra d'inverno, unito al periodo dell'anno nel quale si svolsero le operazioni belliche, presentò notevoli problematiche dal punto di vista sia logistico che ambientale; la geografia della Finlandia infatti offriva uno scenario assai favorevole alla difesa del paese.
A nord la tundra artica era un territorio totalmente privo di vegetazione e scarsamente collegato, ed il confine con l'Unione Sovietica, che costituiva un fronte lungo circa 1.400 chilometri, a sud del circolo polare artico, era ricoperto di foreste, acquitrini, laghi, circa 73.000, morene e torrenti che avrebbero ostacolato tanto una possibile rapida avanzata quanto i trasporti ed i rifornimenti per le truppe, obbligando chi attaccava a percorrere le poche strade presenti, con il pericolo continuo di imboscate; nella parte meridionale del paese infine, quella più popolosa e meglio collegata, la linea del fronte era difesa e fortemente presidiata dalle fortificazioni della linea Mannerheim. Tutti questi elementi, uniti alle rigide temperature dell'inverno, al buio della notte polare ed alla conoscenza del territorio da parte dei finlandesi, costituirono un gravoso problema per le truppe sovietiche.

Fonte: http://it.wikipedia.org





Lungo questa pista i finlandesi poterono trasportare il loro equipaggiamento pesante e raggrupparsi per portare l'attacco concentrandosi su più punti dello schieramento sovietico al fine di spezzettarlo, mentre centinaia di sciatori, al riparo della foresta, circondarono i sovietici sull'altro lato della strada. La maggior parte degli uomini di Siilasvuo era formata da boscaioli, abituati alle condizioni climatiche del nord della Finlandia e a muoversi agilmente nell'intrico della foresta innevata utilizzando gli sci; al contrario molti dei soldati della 44ª divisione provenivano dalle pianure dell'Ucraina ed avevano problemi di ambientamento nel paesaggio boscoso della regione. Questa differenza ebbe un ruolo importante nel determinare le sorti della battaglia. All'alba del 5 gennaio, i finlandesi lanciarono l'attacco: al riparo della foresta incominciarono a sparare contro i sovietici che si trovarono esposti all'intenso fuoco nemico. Presto le comunicazioni fra i vari reparti sovietici divennero possibili solo per mezzo dei veicoli corazzati. La resistenza sovietica fu accanita, ma, alla sera, i genieri finlandesi fecero saltare il ponte di Purasjoki, tagliando ai russi la via della ritirata e la possibilità di ricevere rinforzi e rifornimenti. Il mattino successivo, i finlandesi incominciarono a penetrare attraverso le linee sovietiche stabilendo blocchi stradali — protetti da mine, artiglieria anticarro, e mitragliatrici — che spezzettarono la colonna sovietica in più tronconi, accerchiati e isolati dal resto della colonna, le cosiddette "motti". I sovietici cercarono di aggirare i blocchi stradali finlandesi usando i carri armati, ma fuori dalla strada, nell'intrico della foresta, i carri russi non riuscirono a manovrare e dovettero attaccare frontalmente le posizioni finlandesi finendo vittima delle mine e dell'artiglieria anticarro. Durante la notte, mentre i finlandesi si stringevano sempre più attorno alle "motti", centinaia di soldati russi, molti dei quali erano senza cibo da cinque giorni, abbandonarono il loro equipaggiamento e si diedero alla fuga attraverso la foresta a nord della strada finendo sotto il tiro degli sciatori finlandesi. Alcune unità cercarono disperatamente di aprirsi la strada combattendo attraverso le linee nemiche. All'alba i finlandesi incominciarono i rastrellamenti delle trincee sovietiche e due giorni dopo la battaglia era finita. La 44ª divisione aveva perso in combattimento circa 3400 uomini fra morti, feriti e dispersi. I finlandesi presero circa 1300 prigionieri e catturarono enormi quantità di armi, munizioni, equipaggiamenti pesanti e moderni apparati di radiocomunicazione.

Fonte: http://it.wikipedia.org

 

 

Le Termopili della Finlandia.

Questo esodo dei finlandesi, se non fosse dei soliti profittatori che attendono al varco per comprare a prezzi irrisori moneta finlandese e gioielli, non avrebbe nulla di terribile e di tragico. Le donne, i bimbi, i vecchi di Finlandia, passano tranquillamente il ponte in Haparanda, nel freddo di queste notti senza luce, non in fuga, ma semplicemente per non gravare con le proprie necessità di vita sulle riserve di viveri che devono essere tenute a disposizione dei combattenti. Giungono alla frontiera accompagnati dai loro uomini armati i quali tornano poi verso Tornio, verso l’interno della Finlandia, verso la guerra. Non un uomo attraversa questo ponte sul fiume gelato, e non lo attraverserà mai, perchè se il nemico dovesse giungere fin qui vorrebbe dire che in tutto il territorio conquistato non vi sarà più un solo uomo vivo.

Correndo sugli sci negli infiniti boschi di betulle e di pini, guidati dalle renne amiche e dai cani fedeli oltreché dal loro infallibile istinto, i finlandesi continuano la loro immensa battaglia. In questa località di frontiera le notizie giungono rapidissime perchè Tornio, città puramente finnica, forma con Haparanda un unico abitato.

Così nel pomeriggio di oggi è stato reso noto il primo epilogo della grande battaglia ingaggiata ad oriente di Kemijärvi due giorni or sono. La località di Sala, conquistata dai russi ieri, è stata ripresa dai finlandesi nel pomeriggio di oggi, dopo accaniti e saggi combattimenti. Saggi per l’eccellente tattica che il Comando finnico segue in ogni occasione e che risponde ad un unico concetto: non esporre mai una massa di uomini al fuoco nemico. Si può dire che ogni finlandese combatte per proprio conto.

Forze sovietiche preponderanti avevano iniziato ieri l’altro, sulla direttrice Kemijärvi – Rovaniemi, un’avanzata. Nel silenzio dell’immenso bosco, attraverso le gelide gole dei monti, le truppe hanno avanzato lentamente senza trovare ostacoli. Poi, improvvisamente, quando la stanchezza di quella marcia in avanti ha incominciato ad attanagliare i russi, i finlandesi divisi in pattuglie sono balzati fuori fuori dai boschi ed hanno attaccato. Da ore e ore essi fiancheggiavano il nemico senza che questo se ne fosse accorto, e quando i russi si sono resi conto di quello che stava accadendo, era ormai troppo tardi. La ritirata era tagliata, i rifornimenti impossibili a giungere. Ed è incominciata una feroce battaglia a corpo a corpo nella quale i finnici, splendidi maneggiatori di arma bianca, hanno avuto una netta supremazia. Meriterebbe la penna di un sommo scrittore, ognuno di questi combattimenti nei boschi nevosi, alla incerta luce delle stelle, fra i lupi i quali ne attendono la fine!

Meriterebbero un capitolo a parte, questi strani soldati russi, meravigliosi e apatici, i quali non sanno perchè si battono, che gelano malvestiti come sono, che affrontano una ignota avventura ed una ingloriosa fine! Meriterebbero una epopea questi splendidi di Finlandia, i quali non hanno un istante di debolezza nè morale nè fisica, e lottano per molto di più che la vita e i beni perchè combattono per l’ideale!

Sala è liberata; la grande offensiva russa del nord è spezzata. Circa diecimila russi, con i tre battaglioni presi prigionieri ieri, sono stati posti fuori combattimento in meno di tre giorni, ed i finlandesi nella stessa battaglia hanno perduto meno di centocinquanta combattenti.

La battaglia delle «Termopili della Finlandia» subisce quindi una sosta che forse sarà decisiva nel senso che i russi, battuti su questo difficilissimo terreno, tenteranno di attaccare su un altro settore.

Dalla regione di Petsamo nessuna novità sensazionale. I finlandesi resistono e si smentisce nel modo più reciso che i russi abbiano occupato Salmijärvi. Da testimoni oculari abbiamo appreso che certi bombardamenti, sui quali è stato fatto gran chiasso, non sono mai esistiti se non in proporzioni assai ridotte e molto imprecise. Salmijärvi è intatta, e se Petsamo non esiste più, è perchè i finlandesi, quando furono sorpresi dal primo attacco, preferirono darla alle fiamme piuttosto che cederla al nemico. Dal centro della Lapponia, la cui tundra selvaggia divide il campo di battaglia di Petsamo da quello di Kemijärvi, vengono segnalati 1,5 gradi sotto zero. Qui a Haparanda il termometro segna meno 21, ma questa temperatura non nuoce alla cittadina che ha visto quintuplicati i suoi abitanti per l’arrivo di numerosa truppa svedese.

Fonte: https://www.centrostudilaruna.it

 

 

(..) L'unità nazionale finlandese non venne minimamente scalfita, anzi divenne così forte ed unanime, che ancora oggi lo "spirito della guerra d'inverno" ('Talvisodan henki' in finlandese) viene evocato nei momenti più delicati della vita pubblica del paese nordico. Un mito duraturo fatto di ricordi diffusi e di prove di sacrificio, non solo tra i soldati, ma anche tra i civili. Una fascia di territorio lungo i 1.300 chilometri del confine venne completamente trasformata in terra bruciata, per impedire che i sovietici potessero trovare rifugio e sostegno nel gelido inverno nordico. Un anziano abitante di quella sfortunata fascia di terra, prima di venire evacuato verso l'interno, volle tornare alla sua abitazione distrutta, dove ancora stazionavano i soldati che l'avevano bruciata: accolto dagli sguardi abbattuti dei soldati li rincuorò dicendo: "Non vi preoccupate è successo anche a mio nonno e a mio padre, e come vedete io sono nato lo stesso. Volevo solo controllare che aveste fatto un buon lavoro".

La propaganda sovietica in patria aveva descritto la linea Mannerheim come una vera e propria Linea Maginot, indizio indiscutibile (prima della guerra) della cattiva coscienza dei finlandesi, e (durante la guerra) delle terribili battute d'arresto dell'Armata Rossa. In realtà lungo i 132 chilometri della linea c'erano solo 101 modesti bunker, 157 postazioni di mitragliatrici e 8 di artiglieria, il resto erano trincee, rifugi e ostacoli anticarro. E mentre l'aviazione sovietica bombardava la Finlandia con bombe incendiarie, il commissario per gli affari esteri del popolo sovietico Vyacheslav Mikhailovich Molotov lo negava recisamente, sostenendo che in realtà gli aerei stavano solo lanciando pane per il popolo finlandese affamato. In questo modo, com'è noto, legò il suo nome per sempre alle "bottiglie Molotov", le armi anticarro principali dei finlandesi, così battezzate come risposta "da bere" ai pasti esplosivi offerti dal ministro russo.

Per altro, gli aerei sovietici avevano anche bombardato le linee finlandesi con volantini incitanti alla diserzione, alla resa e ad accogliere le truppe sovietiche come liberatori, ma la loro efficacia fu nulla.

Se la Finlandia riuscì a resistere così tanto tempo contro forze schiaccianti, fu anche perché le sue erano le uniche Forze Armate all'epoca i cui uomini, dal primo all'ultimo, erano preparati a combattere in clima artico e sub-artico, tra neve alta come minimo 70 centimetri e capace di accumularsi fino a 3 metri. Truppe preparate fisicamente e mentalmente, sostenute da un morale ai limiti del fanatismo, specificamente addestrate ed equipaggiate, guidate da ufficiali perfettamente consapevoli delle opportunità offerte dal gelo alla condotta di una guerra aggressiva. Le truppe speciali della tradizione finlandese, i Sissi ("esploratore, guerrigliero, spia") divennero famosi in tutto il mondo, e hanno un posto di assoluto rilievo tra le migliori unità di tutta la Seconda Guerra Mondiale.

Alle migliaia di carri armati e autocarri impiegati dai sovietici, i finlandesi risposero con i propri sciatori, montando ogni arma su slitta e utilizzando per i traini persino le renne. Il risultato fu che mentre l'Armata Rossa era vincolata alle rare e malandate strade disponibili, dalle quali una pattuglia poteva allontanarsi al massimo qualche centinaia di metri, e le sentinelle venivano sgozzate inevitabilmente ogni notte: questa la fine di un'intera pattuglia, narra una leggenda, ritrovata come in un museo delle cere congelata in piedi, con ogni uomo con la gola tagliata da un nemico invisibile. Paralizzata l'Armata Rossa, mentre l'Esercito finlandese era libero di muoversi indisturbato in tutto il resto del territorio.

Emblematico l'esempio della battaglia di Suomussalmi, iniziata il 7 dicembre 1939 e finita l'8 gennaio 1940. Due intere divisioni sovietiche rinforzate da una brigata corazzata, per un totale di circa 55.000 uomini, furono prima tenute in scacco e poi praticamente distrutte da poco più di 10.000 finlandesi. Il motivo di questo straordinario successo, ancora oggi studiato dalle Accademie militari, ha un nome: "Motti", una parola che in finlandese indica una misura di legna da ardere, e che nella fattispecie definiva una tattica con la quale si frazionavano le truppe nemiche in segmenti più piccoli, isolandoli dal resto, per sconfiggerle un poco alla volta.

In sintesi la tattica "Motti" consisteva in una successione precisa di 3 fasi: 1) ricognizione e arresto, 2) attacco e frammentazione, 3) isolamento e distruzione.

Nella battaglia di Suomussalmi la tattica "Motti" fu impiegata al suo meglio fin dalle prime fasi. L'obiettivo dell'imponente forza sovietica era dividere in due la Finlandia tagliandola nel suo punto più stretto: un colpo che se andato a buon fine sarebbe stato mortale. Per i finlandesi, però, non poteva essere una sorpresa né dal punto di vista strategico, né da quello operazionale, e nemmeno da quello tattico.

La 44ª divisione motorizzata sovietica, ad esempio, fu fermata da un posto di blocco tenuto da un paio di compagnie finlandesi, contro il quale quella potente unità d'élite non poté dispiegare che un'infima frazione del suo enorme potere di fuoco, semplicemente perché legata all'unica strada percorribile. La colonna sovietica si estendeva come un ingorgo stradale di ben 60 chilometri e i finlandesi presero immediatamente l'iniziativa con attacchi di sorpresa, facilitati dalle 19 ore di buio giornaliero di quel periodo dell'anno e dalla mobilità consentita da sci e slitte.

Ogni squadra era composta da uomini che non avrebbero sfigurato alle gare olimpiche di Biathlon, ed effettuava più attacchi "mordi e fuggi" in successione secondo un piano preordinato. I sovietici in questo modo non erano in grado di valutare quante truppe stessero effettivamente fronteggiando, ma erano portati a sovrastimarle largamente. Per aumentare la profondità strategica dei loro attacchi, i finlandesi aprirono delle strade nella neve, fuori dalla vista e dalla portata dei loro avversari, riuscendo così a minacciarli lungo l'intero sviluppo della loro colonna.

Attacchi sempre più frequenti riuscirono ad isolare sezioni del contingente nemico in spazi ristretti: si venivano così a formare dei varchi tra una sacca e l'altra, che i finlandesi utilizzavano per muoversi agilmente tra le linee nemiche, diventando ancora più imprevedibili. Non rimaneva che distruggere le forze sovietiche così circondate e divise: e metodicamente i finlandesi iniziarono la loro opera di annientamento, cominciando con i contingenti più deboli e lasciando che il freddo e la fame facessero la loro autonoma letale opera sugli altri.

Alla fine della battaglia di Suomussalmi tra i sovietici si calcolarono quasi 30.000 morti e 2.000 prigionieri, e furono catturati 43 carri armati (più di quanti disponesse la Finlandia in totale prima della guerra), 71 cannoni da campo e 29 anticarro, 250 autocarri, e 1.170 cavalli. (..)

Fonte: http://www.warfare.it

 

 

 

 

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