La Russia e il Giappone sulla strada della pacificazione per la questione delle isole contese Curili. Dopo l’incontro avvenuto tra il presidente Vladimir Putin e il premier giapponese Shinzo Abe a Singapore lo scorso mese, e quello avvenuto nelle scorse settimane a Buenos Aires, la conclusione della disputa riguardante questo remoto arcipelago che dura da oltre settant’anni sembra essere giunta a una svolta.

Secondo le fonti governative dei due Paesi infatti, l’accordo che sancirà il possesso dell’arcipelago situato ai limiti settentrionali del Pacifico tra Russia e Giappone potrebbe essere firmato entro giugno del 2019: quando Putin si recherà in Giappone per la prossima riunione del G20. Secondo gli analisti politici più pessimisti invece, la data dell’accordo potrebbe slittare all’incontro che si svolgerà durante le Olimpiadi di Tokyo del 2020. Ma comunque avverrà.

In seguito a questo incontro al vertice, anche i rispettivi ministri degli Esteri, che si sono incontrati a Roma per l’appuntamento annuale di “Mediterranean Dialogues“ hanno affrontato, a margine dell’evento, la via della cooperazione per i negoziati che porteranno alla risoluzione di questa lunga disputa territoriale iniziata nel lontano 1956 con la dichiarazione comune sovietico-giapponese. Le isole Curili, ricche di acque pescose dove potrebbero celarsi riserve naturali di petrolio e gas, potrebbero rappresentare un’acquisizione estremamente importante per il Giappone, che dovette rinunciarvi al termine della seconda guerra mondiale. Le isole più occidentali vennero immediatamente occupate dall’Urss già nel 1945.

Come confermato dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il Giappone dovrebbe tornare quindi in possesso, secondo i negoziati intavolati allora con il segretario Khruscev– quando la Russia era ancora Unione Sovietica– dell’isola di Shikotan e del gruppo di isole Habomai, non distante da Hokkaido. A queste dovrebbero però aggiungersi anche le isole Kunashir e Iturup: pretesa che allora fece naufragare l’accordo congelandolo fino ad oggi. L’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda non volle correre il rischio che il Giappone, alleato fidato degli Stati Uniti d’America, potesse permettere all’Alleanza Atlantica di istallare avamposti militari su delle isole così vicine al proprio territorio nazionale. Per parte giapponese il presidente Shinzo Abe avrebbe già assicurato a Putin che nell’arcipelago non verranno installate basi Nato. Una condizione fondamentale secondo i russi per fa si che i negoziati possano andare a buon fine.

Il raggiungimento di un accordo potrebbe però non essere privo di conseguenze, su scala regionale e internazionale. I residenti di nazionalità russa delle residente nelle isole Curili infatti starebbero già manifestando contro la linea del presidente Putin, sostenendo che cambiamenti territoriali di questa portata, secondo la legge del 1990, devono essere sottoposti a referendum tra la popolazione dei territori interessati come avvenne in Crimea del 2014. Una petizione per raccogliere firme e tentare di bloccare l’accordo è già stata lanciata dagli isolani. Secondo i report il 71% dei russi è contrario all’accordo di cessione.

Sul piano internazionale, invece, questa apertura di Mosca nei confronti di Tokyo – che ha sempre sostenuto le iniziative anti-russe intraprese dagli Stati Uniti e dall’Europa, compresa l’installazione di batterie missilistiche per integrare la difesa americana Pro – potrebbe tramutarsi in una sorta di via d’uscita dalla morsa delle sanzioni – anche a costo di sacrificare quello che è sempre stato considerato un “rifugio sicuro” per i sottomarini russi, difesi dalla barriera strategica che la striscia di isole crea naturalmente attorno al Mare di Okhotsk.

Le isole “strategiche” garantiscono inoltre una prima linea di difesa missilistica dello spazio aereo russo orientale, e una valida base di appoggio e rifornimento per tutte le unità della flotta russa del Pacifico che operano nell’omonima regione. Attualmente sulle isole sarebbero dislocate batterie di missili anti-nave “Sennight” e “Bastion” della 72ª Brigata missilistica di difesa costiera russa. Per parte sua Mosca ha sempre temuto che le isole potessero diventare un vettore avanzato per i missili “Aegis Ashore” della Nato – nonostante si tratti di missili parte della rete di difesa anti-missili balistici intercontinentali del blocco occidentale e non di un’arma offensiva.

A conti fatti, strategici e di consenso nazionale, i due leader potrebbero presto entrare nella storia come coloro che, dopo 73 anni, hanno risolto la disputa delle Curili: i territori “ancestrali” del Giappone.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 


 

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