Lo zucchero italiano è in crisi profonda ed è merito delle nuove normative europee oltre che di un mancato supporto dei governi italiani. L’ Unione europea ha posto fine al regime delle quote produttive fissate per ogni Paese membro, liberalizzando la filiera dello zucchero. Francia e Germania hanno aumentato la produzione del 20 per cento, con eccedenze che arrivano a 4 milioni di tonnellate in Europa. Il settore produttivo italiano è quello che sta subendo più di tutti questa corsa alla produzione.

Un dato, riportato da Il Messaggero, è eloquente per comprendere la crisi del settore dello zucchero. Eridania, storico marchio della nostra industria, è al 100% made in France. Nell’estate del 2016 è passata in mano alla Cristal Union e  lo zucchero viene prodotto in Francia con barbabietole francesi. E adesso il rischio è che ci siano altre acquisizioni di nostre aziende che soffrono una crisi del settore senza precedenti.

Altri due stabilimenti industriali, uno a Minerbio in Emilia Romagna e uno a Pontelongo in provincia di Padova, sono a rischio acquisizione straniera. Un terzo stabilimento, Sadam del gruppo bolognese Maccaferri, si sta trasformando in uno stabilimento di bioplastica.

Insomma, a causa di una liberalizzazione voluta dall’Unione europea, rischia di scomparire un intero settore industriale italiano. E non è soltanto un problema di stabilimenti, ma di tutta la filiera dello zucchero, a partire dai campi di barbabietole, passati da 233mila ettari a 36mila con i dipendenti ridotti da 7mila a 1.200. Il crollo delle barriere apre ora la strada all’arrivo di francesi, tedeschi e produttori del nord Europa.

Il problema è molto più ampio, come ha sottolineato Claudio Gallerani, presidente di Coprob: “Parliamo tutti di prodotto 100% made in Italy, ma che dire a proposito dell’80% dei prodotti agro-industriali che hanno tra gli ingredienti zucchero non italiano?”, si domanda il vertice del raggruppamento dei produttori del settore.

Il problema è che questa crisi della filiera saccarifera non è dovuta al dumping degli Stati poveri, da sempre inclini a questo tipo di politica industriale, ma a  quelli ricchi. Fino al 2016, comprare una tonnellata di zucchero costava 600 euro. Adesso, grazie alla liberalizzazione del 2017, viene comprato a 350 euro. A dimostrazione di questo dato, basti pensare che l’Europa impose dazi da 90 euro a tonnellata per i produttori del Sud del mondo, lasciando che Germania e Francia potessero prendere il controllo del mercato europeo. “Germania e Francia puntano al monopolio del mercato dello zucchero in Europa. Dobbiamo siglare un patto di filiera per trovare un punto di equilibrio”, scrive Il Sole 24 Ore.

I produttori della filiera saccarifera italiana chiedono a Italia e Unione europea un nuovo accordo che possa aiutare l’industria italiana. Ma c’è da domandarsi se a Roma così come a Bruxelles ci sia qualcuno realmente interessato a proteggere questo settore. L’Europa a trazione franco-tedesca non sembra certamente preoccupata a tutelare una filiera di un terzo paese e per ora anche i nostri governi non si sono preoccupati eccessivamente di questo argomento.  Come ha detto il presidente regionale di Fedagri/Confcooperative Carlo Piccinini al Corriere della Sera, “la filiera della barbabietola da zucchero rappresenta un pezzo fondamentale del comparto agroalimentare italiano, se non si interviene per tempo rischiamo di svendere questo patrimonio alla concorrenza estera”.

 

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 


 

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