Tempi duri per le multinazionali dell’hi-tech made in USA. Come se non bastassero le accuse rivolte a Facebook, Google, Amazon e compagnia, di aver osteggiato l’ascesa elettorale del nuovo Presidente Trump per favorire la Clinton, è arrivata la decisione del governo russo di avviare, tra i suoi enti pubblici, un processo di affrancamento dall’utilizzo di risorse informatiche esterne. Vale a dire che, nei prossimi anni, molti software professionali in uso nel Paese saranno sviluppati direttamente in loco, sostituendo così progressivamente quelli esteri, soprattutto statunitensi, che la fanno da padrona nel mercato globale.

 

 

La fine dell’era Microsoft in Russia.
I primi a cadere sotto i colpi dell’autarchia sovietica saranno i software di posta elettronica, come Outlook ed Exchange Server, ma anche il celeberrimo Microsoft Office dovrà presto lasciare il posto, sui computer, a Moi Ofis Pochta, la sua controparte russa. Tra i servizi di messaggistica istantanea, peraltro, già da diverso tempo Telegram si è affermato come l’alternativa a Whatsapp, contendendo ai provider stranieri ampie fette di mercato oltre confine. Persino Oracle e l’iconico Windows, c’è da crederci, hanno le ore contate.

I motivi della scelta autarchica.
Non è solo una ragione di contenimento dei costi a forzare la decisione del Ministero Delle Comunicazioni russo. Preferire servizi autoctoni come Yandex, infatti, è sì, in parte, riconducibile alla minore competitività dell’offerta estera importata, conseguenza delle sanzioni imposte dall’Occidente alla Federazione russa. Tuttavia, per altra (larga) parte, si pone nel solco di una tendenza all’autarchizzazione che, negli ultimi anni, ha interessato differenti reparti produttivi russi, dall’agroalimentare alla tecnologia. L’introduzione di un tale regime dispiegherebbe effetti eccezionali sul mercato interno, in cui ogni anno sono collocati software stranieri per un valore di 295 milioni di dollari, solo nel settore pubblico, su un totale di circa 3 miliardi di dollari spesi. La scommessa del governo di Mosca sull’informatica Made in Russia, inoltre, avrà importanti riflessi anche sulla sfera politico-strategica, oltre che su quella economica. Gli investimenti istituzionali permetteranno di allentare gradualmente il legame di dipendenza nei confronti di software sviluppati fuori dalla madrepatria, con soluzioni che avranno il vantaggio di non trasmettere oltreoceano dati di utilizzo, ad esempio relativi all’utente o al funzionamento del software. La decisione russa potrebbe costituire l’inizio di un’era anche tra i privati cittadini, perlopiù inclini a reperire software per le proprie necessità tra le migliaia di proposte statunitensi, tanto che il Presidente Putin ha apertamente auspicato un’inversione di tendenza anche in quest’ambito.

Dal software allo spazio, lo svezzamento delle grandi potenze dall’egemonia USA.
La mossa del Cremlino potrebbe dare il via ad iniziative simili in altre parti del mondo, e non soltanto nel campo informatico. La Russia ha dei piani per affrancarsi dalla subordinazione al GPS americano, completando il lancio di un proprio sistema di navigazione satellitare dal nome GLONASS (GLObal NAvigation Satellite System), composto da 27 satelliti e pienamente operativo a partire dal 2017-2018. L’Agenzia spaziale europea è invece l’artefice di Galileo, che con 30 satelliti sostituirà il GPS in Europa entro il 2019, ma a differenza di questo sarà di derivazione civile, e non militare. E mentre l’India tratta per usare GLONASS, e la Cina acquista mappe digitali dalla Russia, dopo aver inaugurato a sua volta il sistema di posizionamento proprietario Beidou, fornendone i servizi al Pakistan, c’è da rivalutare il ruolo degli Stati Uniti in uno scenario sempre più frammentato, in cui piccole e grandi potenze vanno alla ricerca dell’indipendenza tecnologica, che può garantire anche quella strategica. Agli Stati Uniti non sarà sufficiente implementare il GPS per conservare una posizione privilegiata nello scacchiere internazionale. La protezione di cui ha fin qui goduto la sua industria informatica, infatti, non è un fatto scontato nel nuovo corso presidenziale. In passato, Trump ha mostrato forti riserve verso le multinazionali delle nuove tecnologie, e non è chiaro se esse riusciranno a trovare, nella sua amministrazione, l’appoggio necessario a salvaguardare la centralità del know-how americano nel mercato globale del software.

Fonte: http://www.flyorbitnews.com

 


 

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