Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro. (Niels Bohr)

 

Parlando di scienza si è naturalmente portati a pensare a materie come la chimica, o la fisica, ma non a materie come la Scienza Politica; questo perché la scienza è un metodo basato su argomentazioni logiche ad evidenza sperimentale per riuscire a capire come funzionino il mondo delle cose e quello delle persone. Il metodo scientifico si applica pertanto anche alla politica come alla fisica, tenendo però conto che la politica rimane animata da scelte non occasionali.

Come le particelle, anche le persone interagiscono, ma in modo strategico: questo è il succo della "Teoria dei Giochi". A dispetto del nome che porta, quindi, la Teoria dei Giochi è una scienza vera e propria che si avvale di forme matematiche complesse per analizzare e studiare come ciascun soggetto coinvolto interattivamente in una competizione, possa generare strategie ed elaborare le più opportune decisioni per trarne il massimo vantaggio, sia secondo azioni proprie che altrui. Interessante può essere la distinzione, lost in translation, tra i termini inglesi game (gioco-problema) e play (gioco-funzione). La teoria si occupa di games, quindi di un gioco che indica esclusivamente un’interazione di scelta in cui non vi è il pieno controllo dei risultati determinati dalle azioni di un unico soggetto, ma di una pluralità di agenti indipendenti.

A monte di una fase analitico/descrittiva, si giunge ad individuare strategie di equilibrio, che possono investire una costellazione amplissima di situazioni, secondo un razionale grazie al quale un giocatore reagisce alle diverse circostanze determinando quello che appare come il piano d’azione migliore sia secondo congetture dedotte, sia secondo ipotesi razionali basate sulla conoscenza altrui (ragionamento strategico), oppure secondo induzioni basate su feed back. La TdG può dunque essere interpretata come un’etichetta per un concetto decisamente semplice: le persone fanno quel che ritengono essere nel loro miglior interesse, prestando dunque attenzione a come gli altri potrebbero reagire se scegliessero di fare una cosa invece di un’altra.

Osservare come gli interessi dei vari attori si intersechino o collidano, è basilare per valutare i potenziali esiti di un processo decisionale; per potersi formare un’idea di come le persone si comporteranno, è necessario calcolare approssimativamente quello che pensano della situazione e cosa intendono ricavarne, per cui il predire gli avvenimenti rende possibile prevedere anche quello che accadrà modificando l’idea che altri si sono formati circa gli eventi. In sintesi, è possibile usare la stessa logica tanto per procedere a predizioni, quanto per plasmare il futuro assumendo un atteggiamento razionale, cominciando a guardare la realtà circostante attraverso gli occhi degli altri, e mettendo da parte l’ottimismo nella natura umana; anche una persona come Madre Teresa di Calcutta può essere oggetto di esame da parte del teorico dei giochi e, paradossalmente, questo potrà aiutarci a comprendere come strade in apparenza diametralmente opposte come la sua e come quella di un attentatore suicida possano essere ugualmente razionali e strategicamente sensate. Rassegnatevi: il teorico TdG, nella sua razionalità, mostra inevitabilmente gli aspetti più crudi e meno accettabili dell’animo umano.

La TdG si presenta sotto due varianti principali: la TdG cooperativa, sistematizzata da Von Neumann e Morgenstern, che nella sua originalità concettuale avrebbe dovuto permettere un’anticipazione costante di mosse e contromosse, basandosi però su un limite condizionante basato sull’assioma per cui ogni impegno sarebbe stato onorato secondo un ottimistico spirito cooperativo a somma zero, e la differente tipologia ipotizzata da John Nash, che spostò l’attenzione sull’innata propensione che le persone hanno a NON collaborare tra loro. Nei giochi non cooperativi, le promesse non significano per forza qualcosa, poiché il mentire è in sé una strategia che, tuttavia, può imporre in via di negoziazione dei costi altissimi, dovuti alla necessità di creare dei precisi warning. Le scelte razionali comportano la valutazione dei rischi e la considerazione di costi e benefici, spesso difficili da definire, aspetto questo che può costituire un notevole impedimento per la definizione di una scelta razionale, con la conseguenza di dover prendere spesso delle decisioni le cui conseguenze sfuggono, come in politica estera. Razionalità vuol dire fare ciò che si ritiene più opportuno perseguendo il proprio interesse, ma quali debbano o possano essere questi interessi non è sempre la razionalità a stabilirlo, per cui rimane da definire quando i comportamenti assunti ricadano effettivamente nel campo dell’irrazionalità, considerato che spesso, taluni di essi, apparentemente privi di senso, un significato invece lo hanno.

L’incoerenza logica non è ammessa, ed i teorici preferiscono utilizzare il linguaggio matematico, poiché privo di fraintendimenti e di pluralità erronee di significati. Nei giochi come il Mastermind, è nella natura stessa del gioco confrontarsi con la logica adottando il miglior sistema possibile per sondare le credenze; le informazioni raccolte nel corso del gioco si accumulano e, registrando le informazioni su ciò che è vero e ciò che falso, si eliminano progressivamente opzioni procedendo verso la corretta visione della soluzione, poiché si stabilisce la differenza tra conoscenza e convinzione. Non è logico dare credito a persuasioni confutate dagli avvenimenti oggettivi, e la comprensione dell’incoerenza di credenze ed azioni sta nel determinare gli incentivi che inducono le persone a bluffare: per poter plasmare il futuro è dunque necessario trovare gli incentivi giusti perché le persone non mentano o credano alle bugie dette. Ottenere risultati di buon livello si riduce dunque a far combaciare azioni e credenze sfruttando informazioni che generano coerenza tra ciò che le persone pensano e realmente fanno, come nel Mastermind.

Una delle lezioni salienti della TdG consiste nel fatto che il futuro può condizionare se non causare il passato, più spesso di quanto al contrario non avvenga. È un tipo di causalità invertita fondamentale per il modo in cui i teorici si occupano dei problemi per badare anticipatamente all’esito ultimo, andando in controtendenza rispetto al pensiero lineare convenzionale. Ritenendo che la corsa agli armamenti causi conflitti, ci si accorda sul controllo della produzione bellica per consolidare le prospettive di pace limitando, in caso di guerra, il numero di vittime senza tenere conto che non è questo il principio ispiratore, perché ciò che si vuole è rendere la guerra meno probabile, ed il ridurre il potenziale degli arsenali non serve. In questo modo, sia in guerra che in pace entra in azione il principio della endogeneità: ricorrendo ad accordi per il controllo delle armi, ci si assume la responsabilità di una serie di rischi più elevati di quanto non sembri, ed il trascurare la causalità invertita porta a predizioni non corrette sul presumibile futuro con il rafforzamento dell’idea che la correlazione non sia la causalità, e che la logica della causalità invertita significhi che i casi che si stanno osservando sono solo campioni parziali.

Ciò che conta è che la scelta del modo più conveniente di agire, nella prassi del predire e del plasmare il futuro, dipende anche dal riconoscere quali siano gli ostacoli presenti per raggiungere un particolare risultato. Non a caso, non avendo mai certezza che un accordo ancorché sottoscritto verrà realmente onorato, in ambito economico si pone l’attenzione ad impedire qualsiasi sua rinegoziabilità. Secondo la TdG nessuno si adopererà di sua volontà per portare aiuto a qualcun altro, e ciò significa che abbiamo tutti bisogno di pensare a quello che gli altri farebbero se si modificasse il piano d’azione (valutazione degli “e se”).

Mentre gli storici riflettono su ciò che è accaduto, i teorici dei giochi si soffermano su ciò che non è avvenuto, considerando le conseguenze preannunciate di quanto non avverato come un fondamento della causa di quanto si è verificato. In tutti i giochi che coinvolgono un numero relativamente basso di partecipanti, possono esserci esiti molteplici; questa evenienza aggiunge un’ulteriore dimensione strategica dal momento che i giochi, nella realtà condotti ripetutamente dagli stessi competitors, portano ad una strategia mista, che può condizionare gli avvenimenti. In questa forma strategica ogni giocatore opta per le azioni da compiere in modo probabilistico puntando ad influenzare quello che gli altri giocatori si attendono di ottenere rendendo evidente che la TdG non genera banali rompicapo, ma diventa uno strumento per riplasmare la realtà circostante.

Quali sono, allora, le informazioni necessarie per formulare predizioni attendibili e raccomandazioni tattico-strategiche?

È fondamentale definire le domande alle quali rispondere definendo l’obiettivo e conoscendo tutta la gamma di scelte a disposizione della controparte; è necessario conoscere quali condizioni di retroterra politico culturale dovrebbero essere poste, in modo da cominciare ad impostare le risposte ai vari “e se”, tenendo però presente che costituiscono sì un elemento utile, ma non fondamentale per plasmare un mutamento politico. Una volta che problema, opzioni e scenari sono definiti, si valutano i fatti oggettivi secondo logica; questo impianto concettuale, per poter offrire una predizione attendibile, ha bisogno di riconoscere ogni soggetto con un interesse ad influenzare il risultato valutando, con le informazioni disponibili, quale politica i giocatori stanno conducendo quando conferiscono in privato con gli altri, oppure quel che ognuno asserisce di volere, approssimando poi la reale importanza che ciascuno attribuisce alla questione, e tarando l’influenza da esercitare in modo da far mutare le posizioni.

Data la mole di informazioni reperibili il progresso tecnologico (ed informatico) risulta fondamentale, e la creazione di algoritmi è necessaria per organizzare i dati, e per simulare scambi, come in una partita di scacchi o di Mastermind giocata in multidimensionalità con un numero “n” di scacchiere o plance, con un computer che pondera le azioni di ciascuno comparandole con quelle degli altri, e ponendo i vari dati su ascisse ed ordinate secondo un preciso ordine valoriale. L’operazione più difficile rimane quella di “tradurre” i calcoli per “matrici” in frasi, tenendo in considerazione l’interpretabilità delle parole a fronte della univocità delle cifre.

Test sperimentali hanno dimostrato che il carattere delle previsioni ottenute con il sistema più “tecnologico” non collide con la sostanza delle risposte fornite dagli analisti di situazioni internazionali per via ordinaria, a dimostrazione che l’accesso ad informazioni normalmente reperibili con ricerche mirate fornivano dati più che attendibili se raffrontate con quanto elaborato da esperti di settore. Una volta acquisita l’idea di come (e dove) reperire informazioni, individuando i desideri dei giocatori è possibile interpretare la chiave di lettura per formare previsioni e plasmare gli esiti, rendendo fattibile la prevedibilità delle scelte. Centrare i target prefissati e gratificare il proprio ego diventano due obiettivi generalmente condivisi, anche se la diversa e soggettiva attribuzione di valore, porta a cedere “guadagni” da un lato per acquisirne dall’altro. La struttura del gioco predittivo ipotizza scelte riguardanti tre aspetti: cooperazione, competizione, coercizione, con la variabile aggiunta della simulazione posta in atto dai giocatori.

I problemi della politica estera, in termini di predittività, si sostanziano nella difficoltà di riuscire a mettere a fuoco giocatori, problemi ed incentivi. La prevenzione delle violazioni di accordi in ambito internazionale aiuta a comprendere i motivi per cui le si commettono, anche se la differenza sostanziale tra business e politics risiede nelle singole modalità nazionali di governo, meno vulnerabili in presenza di leadership autoritarie, sulla base dell’assunto del selectorate. Il principio del villaggio globale di Mcluhan, non è estraneo alla ratio della TdG, ora più che mai sensibile alle questioni sollevate dai media e dalla percezione popolare; il modello algoritmico elaborato considera sia queste variabili, sia il fatto che più è ampio il gruppo cui si deve la leadership acquisita, più elevate sono le possibilità di perderla in assenza di risultati positivi. Ciò che è evidente, è che lo studio settoriale di aree specifiche non risulta esaustivo della combinazione tra conoscenza pratica ed expertise dei teorici dei giochi in merito alla valutazione della più imprevedibile delle variabili, il processo decisionale umano; oltre all’ottenimento del risultato negoziale, ci sono i vari “ego” dei protagonisti da considerare sempre in sede di simulazione informatica, valutando e sistematizzando su ordinate ed ascisse i vari comportamenti.

Il teorico dei giochi per giungere ad un’analisi predittiva deve mantenere un atteggiamento neutro, che non lasci spazio ad opinioni personali, e deve garantire indipendenza e credibilità della vision, permettendo a logica ed evidenza concreta di costituire gli elementi in base ai quali decidere se e come tentare un approccio diverso dall’intendimento iniziale. Il valore aggiunto del modello matematico, il pensiero strategico della TdG, risiede nel fatto che si fornisce un’alternativa logica ai problemi prospettati, con una possibile soluzione strutturata attraverso una valutazione della realtà, e trovando poi il modo di agire con e non contro di essa attraverso precise sequenze interattive. Il fatto che dei giocatori accettino una negoziazione per risolvere un’impasse indica una ricerca di una dinamica capace di spezzare la staticità, un atto teso a sfruttare o modificare le percezioni che i giocatori hanno maturato, guardando al risultato del modello matematico step by step, per stabilire chi sia il responsabile dei cambiamenti nelle posizioni e come contrastare quei cambiamenti se possono causare conseguenze negative.

Nella TdG qualsiasi promessa è affetta da una “patologia”, l’incoerenza temporale, per cui un giocatore concede un beneficio irreversibile nella speranza che la controparte rammenti di contraccambiarlo anche se, quasi certamente prima di mantenere le promesse fatte, il beneficiario lo sfrutterà per ottenere ulteriori vantaggi. I problemi di incoerenza temporale insorgono, per esempio, nella Corea del Nord, dove il non mantenere le promesse circa l’armamento nucleare dopo che l’avversario ha interrotto la sua azione, non fa altro che innescare una nuova spirale, evitabile solo nel caso di un nuovo programma in cui, con l’abbandono o il ridimensionamento del programma atomico, giungano gli aiuti sperati. La chiave di lettura si trova nella strategia proposta, se cioè gli accordi siano effettivamente self enforcing con un valido incentivo a non discostarsi, oppure se si tratti di una reciproca ma debole collaborazione.

Nel Dilemma del Prigioniero la maggiore convenienza sta nel coordinamento reciproco ed in una cooperazione congiunta piuttosto che in una competizione; il problema è che per ciascun giocatore è molto meglio non cooperare se il contendente sceglie di farlo, con il risultato che nessuno dei due collabora, determinando una situazione peggiore di quella preventivata. Un modo per plasmare il gioco consiste nel far sì che costi e benefici mutino direttamente ed automaticamente a seconda delle azioni scelte ed intraprese da ciascun giocatore con una strategia auto-vincolante in grado di permettere la condivisione di interessi forti e continuativi, sottolineando la valutazione degli interessi che si incentrano su un dato problema, valutazione che dà sempre l’opportunità di intraprendere i migliori passi alternativi per assicurare risultati ottimali.

Le sempre possibili violazioni degli accordi, ci permettono di introdurre due elementi tecnici non da poco: la statistica, con la sua stima di massima verosimiglianza, che individua i diversi fattori che potrebbero indurre a contravvenire, ed il paradosso della valutazione del passato. L’utilità di un’analisi di questo tipo permette di verificare l’esistenza di segnali anomali in periodi passati che non erano stati verificati, e consente di verificare la sua capacità di valutazione del rischio anche in un momento successivo all’eventuale ripetersi di particolari warning. Il paradosso della valutazione del passato dunque soccorre la valutazione del presente. La previsione dell’imprevedibile, nella sua apparente banalità, costituisce lo scoglio più difficile da superare.

I modelli matematici possono fallire per tre ragioni fondamentali: la logica non riesce a cogliere cosa davvero pensino i soggetti quando assumono delle decisioni; le informazioni inserite quali dati nel modello sono errate e danno quindi risultati inattendibili; gli avvenimenti al di fuori della cornice di riferimento modificano la situazione mandando fuori strada la ratio del modello impostato. Ovviamente ci sono tantissime buone (ed anche pessime) ragioni per essere scettici sui tentativi di modellazione del futuro; oltre i possibili bugs tecnici c’è un limite rappresentato dal fatto che si tratta di modelli e non di fatti reali, anche se va considerato che, proprio per questo, esiste sempre un margine di miglioramento. L’aggiunta di complessità è giustificata soltanto quando il miglioramento in termini di attendibilità è maggiore del costo rappresentato dall’aumento di ipotesi, secondo il principio di parsimonia; i modelli seguono l’evoluzione concettuale e tecnologica, diventando sempre più dinamici perché, di fatto, il processo di scoperta è infinito: i progressi del sapere scientifico migliorano sempre la condizione umana e la spinta al luddismo non fa che consentire la cessione della conoscenza ad altri.

La TdG, figlia di un tempo caratterizzato da scoperte in ogni campo, è una scienza giovane con diversi “padri nobili”: John von Neumann, “l’alieno” eccelso del Progetto Manhattan, Oskar Morgenstern, l’economista dall’ingegno versatile, John Nash (foto), matematico geniale e schizofrenicamente folle (1), hanno portato questa disciplina a dimensioni che non finiscono di meravigliare per l’ampiezza concettuale che la portano ad essere sempre almeno un passo avanti a ciò che è la realtà; una scienza che, svelando principi che consentono di dare una chiave interpretativa in senso predittivo per la comprensione dei fenomeni politici del mondo contemporaneo, concede la possibilità di guardare al passato interpretandolo secondo i canoni degli equilibri matematico strategici volti alla “lettura” del futuro, e sistematizzando i parametri matematici costitutivi degli eventi secondo un algoritmo che si è via via perfezionato negli ultimi trent’anni, e che ha seguito in simbiosi l’evoluzione dello strumento informatico. Gli equilibri una volta confinati in dimensioni più ristrette per la difficoltà di prevedere gli effetti di interazioni poste in essere da più giocatori, ora possono essere calcolati anche per esercizi che, come nel caso delle previsioni relative allo sviluppo delle capacità nucleari iraniane, hanno visto la partecipazione di più di novanta soggetti politici.

L’essere umano ha sempre cercato di predire il futuro, di conoscerlo per poterlo poi plasmare secondo desideri e necessità di un presente mutevole; un tempo si usava consultare le interiora degli animali sacrificali, oppure interpretare gli auspici offerti dal volo di stormi di uccelli, ora si utilizzano strumenti e modelli matematici che possono portare a sorprendenti previsioni in innumerevoli ambiti, compreso quello politico internazionale.

 

(1) Alla consegna del Nobel, nel 1994, è passato alla storia il momento in cui Nash, nel suo discorso, ringrazia i reali di Svezia e il pubblico presente con : "sempre che siate davvero tutti qui".

 

Fonte: http://www.difesaonline.it

 


 

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