Miscela strategica. “Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari”: è questa una delle massime contenute ne “L’arte della guerra”, opera attribuita al generale cinese Sun Tzu vissuto fra il VI e il V secolo a.C. , che esalta l’inganno come mezzo per sopraffare il nemico.

 

Sagome di F-16 su una falsa pista di rullaggio nella base aerea di Spangdahlem (Germania), 1985.



L’inganno militare, o stratagemma, è utilizzato per indicare l’insieme delle misure finalizzate a depistare, disinformare, camuffare le proprie truppe e causare errori di valutazione da parte del nemico. Sono stati i greci, durante il mondo classico, a porre le basi nella cultura occidentale per questo modo di combattere fondato sulla metîs , la “scaltra prudenza” che sconsiglia di mostrarsi pienamente al nemico, contrapposta all’iniziale fides della Roma repubblicana, incentrata sullo schieramento leale e corretto delle proprie truppe. Lo scontro tra questi due modi di intendere l’approccio alla battaglia è avvenuto in modo eclatante durante la seconda guerra punica (218-202 a.C.), quando l’esercito cartaginese guidato da Annibale Barca (cresciuto non a caso da un precettore spartano, Sosilo) è arrivato alle porte di Roma. False ritirate, manovre di aggiramento “a tenaglia” compiute con la cavalleria, l’applicazione puntuale della metîs, hanno travolto l’esercito repubblicano in numerose battaglie combattute nello Stivale, come quella di Canne (216 a.C.) durante la quale venne sterminata l’intera cavalleria romana. Le gravi sconfitte condussero i romani a rivedere il principio della fides, in un primo momento fortemente stemperato dal dittatore Quinto Fabio Massimo detto il “temporeggiatore”, e successivamente superato dal console Publio Cornelio Scipione detto “l’africano”, che sconfisse definitivamente Annibale nella battaglia di Zama (202 a.C.) utilizzando proprio le sue tattiche. E’ interessante notare come le parole strategia e stratagemma abbiano un’etimologia greca e non esista nessun termine corrispondente in latino in grado di tradurle in modo compiuto.

LE FINALITA’.
L’inganno, nato inizialmente per rispondere ad esigenze tattiche e contingenti delle truppe, successivamente ha trovato un largo uso strategico, soprattutto nella storia moderna e contemporanea. E’ possibile quindi distinguere il duplice uso, strategico e tattico, degli stratagemmi. Chiari esempi strategici sono le manovre delle armate napoleoniche, basate sull’effetto diversivo di poche unità chiamate a distrarre il nemico, mentre la formazione principale, molto più grande, si portava alle spalle per un attacco a sorpresa. In tempi più recenti, l’inganno è stato al centro dell'Operazione Bodyguard (1943), messa in pratica dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale per impedire ai tedeschi di scoprire il luogo esatto ed il momento dello sbarco in Normandia, e per sviare la controffensiva nazista durante l’invasione stessa (Operazione Overlord). Sul campo di battaglia, invece, esempi classici di stratagemmi sono:
- l'imboscata, che consiste nell’attaccare il nemico da una posizione molto favorevole contando sull’effetto sorpresa;
- la falsa ritirata finalizzata ad attirare i nemici in un’imboscata;
- l’uso di cortine fumogene per coprire i propri movimenti sul campo di battaglia;
- il "cavallo di Troia”, tattica che consente di entrare in aree nemiche fortificate sotto mentite spoglie;
- il ricorso a postazione ed unità finte per trarre in inganno sulla consistenza del proprio esercito oppure dissimulare uno schieramento diverso da quello reale.

 

Falso carro armato Sherman usato dagli Alleati durante l’Operazione Fortitude, “costola” dell’Operazione Bodyguard.



MOLTIPLICATORI DI FORZE: DECOY E STEALTHNESS INVERSA.
Tra gli stratagemmi che più di tutti hanno tratto giovamento del progresso
tecnologico figura senza dubbio quello relativo allo sviluppo di unità posticce. I cosiddetti “falsi bersagli” (decoys) possono essere, come vedremo, sia fisici che “virtuali”, cioè frutto del jamming elettronico che disturba i radar e i sensori nemici. In uno scenario bellico avanzato come quello odierno, possono fare la differenza sia la furtività dei propri mezzi che l’inganno dei decoy . Questi ultimi, infatti, sono in grado di concentrare il fuoco nemico in aree estranee alla propria offensiva, salvaguardando le unità reali e disperdendo la reazione ostile grazie a una stealthness “inversa” che garantisce la visibilità a una minaccia inesistente. E’ questo il caso dei “Quaker guns”, falsi pezzi di artiglieria così chiamati per il dichiarato pacifismo dei quaccheri, utilizzati per la prima volta nel 1780 – durante la guerra d’indipendenza americana – dal colonnello William Washington contro le truppe inglesi. L’ingegno e la tecnologia hanno portato alla progettazione di decoy che simulano fedelmente veicoli, carri armati, batterie di missili, aerei ed elicotteri, anche in forme sofisticate e riscaldate, che possono trarre in inganno non solo i radar ma anche i sensori più moderni.

 

Esempio di “quaker gun” usato dall’esercito Confederato durante la guerra civile americana (1862).



Tra i falsi bersagli spiccano gli statunitensi ADM-141 TALD (Tactical Air-Launched Decoy), usato in Iraq nel 1991 per saturare lo spazio aereo e ingannare la contraerea nemica, Mk 70 MOSS (Mobile Submarine Simulator), un siluro in grado di generare una traccia acustica simile a quella di un sottomarino, e il SIREN britannico simile al MOSS. Tra i kit migliori di falsi bersagli si distinguono quelli costruiti da svedesi e russi. Questi ultimi hanno raffinato la tecnica dell’inganno con unità finte, nota come maskirovkaimitacija (imitazione mimetica) , e il mix di tecnologie utilizzate le rende più efficaci:
coprire con un telo mimetico un simulacro aumenta di molto la possibilità che questo possa essere confuso con un sistema d’arma vero.
Inoltre sono oggetto di uno sviluppo continuo anche le tecniche di jamming elettronico attive e passive, un tempo chiamate electronic countermeasures (ECM) ora Electronic Attack (EA) , in grado di compromettere la reale percezione del campo di battaglia da parte delle forze nemiche.

CONCLUSIONI.
Inganno, stealthness inversa e uso massiccio di falsi bersagli costituiscono un ulteriore strumento tattico e strategico utile a vincere sul campo di battaglia, soprattutto nel caso di scontri convenzionali tra forze “simmetriche”. Nel caso di conflitti “asimmetrici” gli stratagemmi tradizionali e poco avanzati dal punto di vista tecnico – come il depistaggio, la disinformazione e il camuffamento – assumono un ruolo essenziale per le forze che presentano il gap tecnologico maggiore, per lo più impossibilitate a disporre di decoys avanzati.

Francesco Tucci.

Fonte: http://www.ilcaffegeopolitico.org

 


 

 

Le strutture mobili delle Forze Missilistiche Strategiche diventeranno ancora più difficili da scorgere per eventuali nemici. Nel 2013 entreranno in funzione delle nuove apparecchiature in grado di simulare gli impianti di lancio.

Il Ministero della Difesa ha spiegato che questa nuova tecnologia permetterà di incrementare la difesa della componente personale e delle armate dagli attacchi di un presunto nemico.

I nuovi apparecchi consentiranno di tenere nascosto lo spostamento dei complessi missilistici sulle posizioni da campo. Essi sono in grado di alterare le tracce reali e crearne di false che conducono a posizioni ed obiettivi finti. In internet, nel blog delle Forze Missilistiche Strategiche, sono già comparse le foto di questa nuova tecnologia.

La “MIOM 15M69”, questo il nome della nuova macchina per il camuffamento tracce, è pensata per un equipaggio di sette uomini. Può portare a termine missioni congiunte con i complessi missilistici mobili “Jars” e “Topol’-M”, oppure missioni individuali. Ogni macchina è equipaggiata con una motolivellatrice in grado di tracciare false piste, e con un container il cui scopo è imitare da un punto di vista visuale e termico i sistemi di lancio missilistici.

Una sola MIMO simula un’intera divisione missilistica con sei sistemi di lancio. Nonostante simili caratteristiche, le informazioni del Ministero della Difesa non sono state accolte con entusiasmo da tutti gli esperti. Per esempio Viktor Branec, osservatore militare del giornale Komosmolskaja Pravda, ha espresso dei dubbi sull’effettiva necessità di finanziare questo tipo di congegni:

La domanda è la seguente: quanto è importante tutto questo attualmente? Adesso bisognerebbe investire ogni centesimo in missili reali e non in “Topol’” o “Jars” gonfiabili. Abbiamo delle serie difficoltà a completare i missili che andranno a sostituire i vecchi, quei missili di cui abbiamo prolungato di tre-quattro volte il periodo di garanzia.

Probabilmente l’esperto ha i suoi motivi per nutrire dei dubbi, tuttavia è pur vero che sia necessario nascondere i missili già presenti nell’esercito. La pensa così Viktor Litovkin, redattore responsabile del giornale Nezavisimoe voennoe Obozrenije:

Nell’accordo New START è stata definita anche l’area di posizionamento per i complessi missilistici mobili, che è di 50 chilometri quadrati. Ma non sono state stabilite delle coordinate puntuali. Gli americani stanno sviluppando il “Promt Global Strike”, un sistema che gli permette di sferrare un rapido attacco verso qualunque obiettivo del pianeta Terra, e i loro missili non nucleari superano già le 4mila unità. Non si esclude che tali missili possano colpire anche le Forze Strategiche Nucleari di deterrenza. E’ necessario mascherare i nostri complessi missilistici affinchè non cadano sotto questi colpi.

Il riarmo delle formazioni missilistiche mobili procede secondo i piani, non solo per quel che concerne la tecnologia ingegneristica, che entro il 2012 fornirà alle truppe missilistiche quasi 20 unità. Secondo i dati del Ministero della Difesa a settembre erano già stati ultimati per un quarto i moderni complessi missilistici “Jars” e “Topol”, dotati di missili balistici di quinta generazione.

/S

Fonte: http://italian.ruvr.ru

 


 

L'espressione inganno militare si riferisce a tentativi di ingannare i nemici durante una guerra. Ciò si ottiene normalmente creando o ampliando la nebbia di guerra con guerra psicologica, guerra dell'informazione, inganni visivi e altri metodi. Come forma di uso strategico dell'informazione (disinformazione), si sovrappone alla guerra psicologica.

L'inganno militare risale alla storia antica. L'arte della guerra, un antico trattato militare cinese, mette grande enfasi su tale tattica. Ai tempi moderni l'inganno militare è una dottrina ampiamente studiata. La disinformazione e gli inganni visivi furono usati durante la Prima guerra mondiale ed ebbero grande importanza anche nella Seconda. Nella programmazione dello sbarco in Normandia, nel 1944, gli Alleati misero in atto uno dei più grandi inganni della storia militare, l'operazione Bodyguard, che li aiutò a cogliere perfettamente di sorpresa i nemici.

 

 

Tipi di inganno.
In linea di massima, l'inganno militare può assumere sia una forma strategica sia una forma tattica. L'inganno attraverso un campo di battaglia rimase raro fino all'età moderna (in particolare nelle Guerre mondiali del Novecento), ma l'inganno tattico su campi di battaglia più piccoli risale alla storia più antica. In pratica l'inganno militare impiega depistaggio visivo e disinformazione (per esempio con agenti doppiogiochisti) e psicologia per far credere agli avversari qualcosa che non è vero. L'uso di camuffamento militare, specialmente su larga scala, è un tipo di inganno. La parola russa maskirovka (lett. travestimento, camuffamento, occultamento) è usata per descrivere la dottrina militare della Russia e dell'Unione Sovietica di sorprendere attraverso l'inganno, nel quale il camuffamento gioca un ruolo significativo.
Ci sono numerosi esempi di attività di inganno impiegate nella storia della guerra, come:
- Falsa ritirata: consiste nel guidare i nemici, con un falso senso di sicurezza, ad un'imboscata.
- Unità finte: consiste nel creare intere forze false, o nell'esagerare la grandezza di un esercito.
- Cortina di fumo: consiste nell'usare fumo, nebbia o altri mezzi per coprire i movimenti sul capo di battaglia.
- Cavallo di Troia: consiste nell'entrare in un'area fortificata sotto false spoglie, per permettere in seguito ad un esercito più grande di attaccare.
- Avvolgimento strategico: un piccolo esercito distrae il nemico mentre un esercito molto più grande si muove per attaccare alle spalle; una delle tattiche preferite di Napoleone.

Storia.
L'inganno è stato parte della guerra fin dall'alba della storia. All'inizio ci si affidava a comandanti individuali per sviluppare inganni tattici sul campo di battaglia. Questo non è più vero nell'età moderna, quando l'inganno è organizzato ad un alto livello strategico, come parte di intere campagne di guerra. I primi esempi di inganno militare esistono nelle antiche dinastie d'Egitto e Cina; il famoso lavoro di Sun Tzu, L'arte della guerra, discute di molte tattiche di inganno. Annibale, ampiamente riconosciuto come uno dei più astuti comandanti militari nella storia, fece grande uso dell'inganno nelle sue guerre. Gli antichi Greci furono notati per diverse forme di inganno tattico: inventarono certamente la cortina fumogena nella guerra del Peloponneso, e storie successive narrano anche del cavallo di Troia, che permise loro di sconfiggere Troia. Nella sua conquista della Gallia, nel 52 a.C., Giulio Cesare usò con successo un inganno strategico per poter attraversare il fiume Allier. Il suo avversario, Vercingetorige, pedinò le forze di Cesare dalla riva opposta, impedendo ogni tentativo di attraversamento. Cesare si accampò nel bosco per la notte; ripartendo il giorno dopo, lasciò indietro un terzo delle sue forze, dividendo i rimanenti due terzi, per far sembrare che questi ultimi costituissero l'intero esercito. Una volta che la costa fu libera, le forze nascoste ricostruirono un passaggio distrutto e stabilirono una testa di ponte. Un volume de Gli stratagemmi di Sesto Giulio Frontino, scritto nel I secolo, parla interamente di inganno militare; tuttavia, gli antichi Romani dichiaravano di disprezzare questa tattica. L'opinione sull'inganno militare fu divisa dopo la caduta dell'impero romano. I paesi "cavallereschi" dell'Europa occidentale consideravano questa tattica subdola, mentre per gli eserciti orientali era un'abilità chiave: il generale bizantino Belisario fu particolarmente notato per l'uso dell'inganno militare contro forze preponderanti.

Medioevo.
I Normanni misero da parte la natura cavalleresca degli stati occidentali e accettarono il concetto di una finta ritirata, una delle tattiche preferite dei Bizantini, insegnata loro dai compatrioti mercenari. Sembra che Guglielmo Il Conquistatore abbia usato questa tattica con successo durante la battaglia di Hastings, anche se gli avvenimenti reali sono contestati dagli studiosi. Qualunque sia la verità, la battaglia almeno è stata usata come un esempio famoso di questa tattica. Anche gli eserciti mongoli usarono la falsa ritirata; i Mangudai erano un'avanguardia suicida che avrebbe dovuto caricare il nemico, fare danni e ritirarsi per provare a portarlo su un territorio più favorevole. I signori della guerra mongoli fecero uso anche di disinformazioni tattiche, diffondendo (o incoraggiando) notizie a proposito della grandezza e dell'efficacia delle loro forze. Essi usarono perfino l'inganno visivo; la cavalleria spesso teneva numerosi cavalli di riserva, ed essi venivano cavalcati da manichini di paglia. Sul campo di battaglia i Mongoli usarono molti inganni tattici, per esempio fuochi brillanti come scudo di fumo per far cadere gli avversari nelle loro trappole. Altri esempi di inganno esistono durante le Crociate. Nel 1271 il sultano Baybars catturò con successo il formidabile Krak Des Chevaliers consegnando una lettera ai cavalieri assediati, probabilmente fingendosi un loro comandante, ordinandogli di arrendersi. Essa era, certamente, contraffatta, ma i cavalieri puntualmente si arresero. Circa allo stesso tempo, in Inghilterra, i Tudor gallesi stavano cercando di far togliere la taglia che Henry Percy aveva messo sulle loro teste: decisero di catturare il castello Conwy di Percy; una loro piccola banda fu in grado di entrare nel castello fingendosi un gruppo di falegnami,una variante della tattica del cavallo di Troia, e fece entrare dentro i suoi compagni. Nonostante questi primi esempi, la guerra nel Medioevo era disorganizzata e mancava di qualsiasi tattica formale o strategia. Gli eserciti non erano né allenati né preparati, al contrario delle precedenti legioni romane. La strategia militare era simile a questi e le strategie di inganno ebbero efficacia diversa da zona a zona.

Rinascimento.
L'inizio del periodo del Rinascimento guidò a un cambiamento; gli studiosi della guerra rifiutarono le tattiche medioevali e, al contrario, si basarono sugli scrittori greci e romani per i loro stratagemmi. Niccolò Machiavelli fu un importante studioso di quell'era e un appassionato di tattiche di inganno. In Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, una storia degli inizi di Roma, lui afferma:
« Sebbene l'uso di inganno in qualsiasi azione sia detestabile, nel condurre una guerra ciò è degno di lode e porta fama: chi conquista il nemico con l'inganno è lodato tanto quanto chi lo conquista con la forza.» - Niccolò Machiavelli, "Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio".

Rivoluzioni.
Alla fine del Settecento la Prima repubblica francese, appena nata, si scontrò con molte altre potenze europee. Si cominciò ad usare formalmente l'inganno militare sia sul campo di battaglia, sia in una strategia più ampia. Nel 1797, durante la battaglia di Fishguard, il comandante britannico John Campbell, I barone di Cawdor ingannò i Francesi in modo da farli arrendere alla sua forza più piccola. In risposta a una richiesta francese di arrendersi, potendo tornare a casa, Cawdor rispose: "La superiorità della forza sotto il mio comando, che si accresce di ora in ora, mi deve impedire di trattare su ogni termine all'infuori dell'arrendervi come prigionieri di guerra". La risposta di Cawdor fu un bluff oltraggioso, ma inesplicabilmente il comandante dei nemici, l'americano William Tate, credette che i Britannici avessero ricevuto sostanziosi rinforzi e si arrese. Un altro uso di inganno militare degno di nota fu all'assedio di Detroit, durante la guerra anglo-americana del 1812, il maggior generale britannico Isaac Brock e il capitano nativo americano Tecumseh usarono vari trucchi, incluse lettere che esageravano la grandezza delle loro forze e facendo marciare più volte lo stesso corpo di osservatori nativi per ingannare il brigadier generale americano William Hull, facendogli pensare che avrebbe dovuto fronteggiare forze britanniche soverchianti e orde di indiani incontrollabili. Temendo di essere massacrato dagli Indiani, il vecchio Hull capitolò, facendo arrendere la città, il forte annesso e un esercito superiore a quello di Brock e Tecumseh. Comunque, il maestro di inganni del periodo fu Napoleone Bonaparte, il condottiero e politico francese le cui strategie influenzarono molto le moderne tattiche militari. Napoleone fece un uso significativo di inganno tattico durante le sue campagne e, più tardi, di inganno strategico. Nel 1796, nella battaglia di Lodi, attraversò con successo il Po. In un capovolgimento nella tattica di Cesare, Napoleone organizzò un tentativo di attraversamento contro il forte esercito austriaco comandato da Johann Beaulieu. Nel frattempo, il grosso del suo esercito risalì il fiume e gettò un'incontrastata testa di ponte a Piacenza, per poi attaccare la retroguardia del nemico. Napoleone chiamò questa tattica "manoeuvre sur les derrières" (accerchiamento strategico).

Guerra di secessione.
Thomas Jonathan Jackson fece buon uso di inganno militare durante la guerra di secessione americana. Nel 1862, dopo una serie di devastanti attacchi lungo la valle dello Shenandoah, il suo esercito marciò in segreto per attaccare George B. McClellan a Richmond. Jackson fece circolare la voce che stava andando in una direzione diversa, mandando anche degli ingegneri in ricognizione sulla strada fasulla; Jackson proibì ai suoi soldati di parlare e di sapere dove si trovavano o dove erano diretti.

 

Una finta postazione di Long Tom imbastita durante la seconda guerra boera.



Seconda guerra boera.
Probabilmente uno degli inganni più conosciuto dell'età moderna fu la difesa di Mafeking da parte di Robert Baden-Powell durante la seconda guerra boera. Poco prima dello scoppio della guerra, Baden-Powell era stato mandato nella provincia del Nordovest, in Sudafrica, coll'ordine di arruolare un piccolo esercito e di condurre una guerra devastante contro i fianchi dei Boeri (per respingere i loro assalti alle posizioni chiave britanniche sulla costa). Baden-Powell capì che il suo esercito non era capace di operazioni offensive. Così, nell'entrare a Mafeking, mentì ottenendo un permesso per "una guardia armata a Mafeking per proteggere i negozi". Siccome le autorità non avevano specificato l'entità della guardia armata, Baden-Powell fece entrare il suo intero esercito in città, il primo dei suoi numerosi inganni compiuti negli anni successivi. I Boeri mandarono 8.000 uomini ad assediare Mafeking. L'esercito di Baden-Powell contava meno di 1.500 soldati e ufficiali; quest'ultimo capì che l'inganno sarebbe stato fondamentale per mantenere la città. La grandezza e l'audacia dei successivi inganni fecero di Baden-Powell un vero eroe di guerra in Inghilterra. Mentre i Boeri avanzavano, Baden-Powell mandò una lettera ad un amico che si trovava nel Transvaal riguardante l'imminente arrivo di altre truppe britanniche. Sapeva che l'amico era morto e sperava che la lettera sarebbe caduta in mano ai Boeri, come successe, e 1.200 soldati stettero inutilmente a sorvegliare l'arrivo da sud di questo esercito inesistente. A Mafeking Baden-Powell costruì falsi forti, ad una certa distanza dalla città; uno, designato come suo quartier generale, presto destò l'attenzione del nemico. Queste fortificazioni trattennero i Boeri, permettendo a Baden-Powell di rinforzare le difese di Mafeking. Egli utilizzò gli abitanti della città per portare scatole di "mine" intorno alla città (mentre, in realtà, erano piene di sabbia), informazione che presto trapelò ai nemici; i segnali del "campo minato" spuntarono attorno alla città e, poco dopo, i Boeri furono sicuri che erano reali.

 

Soldati australiani della prima guerra mondiale che trasportano un falso carro armato Mark IV per ingannare le forze tedesche, il giorno dopo un assalto a parte della linea Hindenburg (settembre 1918).



Prima guerra mondiale.
Nell'età moderna le guerre diventarono imprese grandi e complesse. I campi di battaglia potevano contenere truppe sotto più comandanti diversi e gli inganni tattici potevano avere effetti inaspettati. Per questo declinarono le possibilità per un individuo di intraprendere inganni militari. Durante la prima guerra mondiale l'inganno cominciò a spostarsi dagli strateghi al vertice del comando e, durante la seconda guerra mondiale, nacquero dipartimenti dedicati alla pianificazione di inganni in tutti i maggiori teatri di guerra.

Europa
L'inganno militare fu usato su parte della linea Hindenburg nel settembre del 1918.

Palestina.
Anche nel settembre del 1918, prima della battaglia di Megiddo, l'Egyptian Expeditionary Force (EEF), comandato dal generale Edmund Allenby, mascherò il movimento di tre divisioni di cavalleria dal limite orientale del fronte a quello occidentale, sul mar Mediterraneo, dove il riuscito sfondamento della fanteria da parte delle truppe a cavallo. Queste divisioni, coperte dall'oscurità, si mossero verso aree naturalmente camuffate, in boschetti di olive ed arance dietro la linea del fronte. Nel frattempo, la restante divisione a cavallo, rinforzata dalla fanteria, mantenne l'illusione che la valle fosse intensamente presidiata. Essi realizzarono questo inganno costruendo un ponte nella valle; durante il giorno la fanteria fu fatta marciare più volte nella valle del Giordano e portata via di notte dai camion, tornando il giorno dopo. Nelle linee vuote le tende furono lasciate montate, furono accesi ogni notte 142 fuochi e 15000 cavalli finti, fatti di tela e riempiti di paglia, indossavano coperte e finimenti. Ogni giorno dei muli trascinavano rami su e giù per la valle (o i cavalli stessi erano cavalcati avanti e indietro tutto il giorno, come se li si portasse ad abbeverarsi) per creare fitte nuvole di polvere. In seguito, lo staff di Allenby disseminò molte informazioni false e indizi, inclusa una grande corsa da tenersi proprio il giorno della battaglia. Infatti l'Hotel Fast di Gerusalemme fu improvvisamente evacuato, furono messe al suo ingresso delle garitte di sentinelle e sorsero voci che stava per diventare il quartier generale avanzato di Allenby, in preparazione per una nuova campagna in Transgiordania, a est verso Amman ed Es Salt. Durante il raduno dell'esercito di Allenby sul limite occidentale della linea del fronte, le aeronautiche tedesca e turca non furono capaci di ottenere una ricognizione aerea affidabile poiché le aeronautiche britannica e australiana avevano il controllo quasi completo del cielo. Solo quattro dei loro aerei riuscirono a sorvolare le linee durante il periodo di raduno prima di Megiddo, contro più di cento in una settimana di giugno. Anche se questi inganni non indussero Otto Liman von Sanders, comandante delle forze turche in Palestina, a concentrare le sue forze sul fianco orientale, non le concentrò nemmeno su quello occidentale. Allenby poté perciò concentrare un esercito, superiore di cinque volte nella fanteria e ancor di più nell'artiglieria, contro il solo XXII Corpo ottomano, sul fianco mediterraneo, dove fu realizzato con successo l'attacco principale.

Seconda guerra mondiale.
La dottrina militare sovietica della maskirovka fu sviluppata negli anni venti. Per esempio "Field Regulations of the Red Army" (1929) stabiliva che "la sorpresa ha un effetto straordinario sul nemico. Per questa ragione tutte le operazioni militari devono essere compiute sempre di nascosto e in velocità". L'occultamento doveva essere ottenuto confondendo il nemico con movimenti, camuffamenti, velocità e segretezza, nonché di notte e sfruttando il terreno e la nebbia. Maskirovka fu messa in pratica su larga scala nella battaglia di Kursk, specialmente sul fronte della steppa, comandato da Ivan Stepanovič Konev: il risultato fu che i tedeschi attaccarono le forze russe, quattro volte più grandi di quanto non si aspettassero. Il generale tedesco Friedrich von Mellenthin scrisse: "I terribili contrattacchi, ai quali presero parte moltissimi uomini e armamenti, furono per noi una spiacevole sorpresa ... Il miglior camuffamento dei russi dovrebbe essere messo nuovamente in rilievo. Noi non... Scoprimmo nemmeno un campo minato o un'area anti carri armati, finché... Il primo carro armato saltò in aria su una mina o i primi cannoni russi anti-carro non aprirono il fuoco". Prima dell'operazione Barbarossa, l'Alto comando tedesco mascherò la creazione di una massiccia forza schierata per invadere l'URSS e intensificò i suoi sforzi diplomatici per convincere Stalin che stavano per lanciare un grande attacco all'Inghilterra. Tra gli Alleati occidentali, molti individui furono pionieri dell'inganno, sia strategico sia operativo. Dudley Clarke e la sua 'A' Force, di base al Cairo, svilupparono molta della strategia di inganno militare alleata dall'inizio del 1941. La London Controlling Section fu formata nel settembre 1941 come risposta al successo di Clarke; dopo una partenza lenta, il dipartimento fu guidato da John Bevan, che lavorò a strategie di inganno che ebbero successo, come l'operazione Bodyguard. L'inganno fu molto importante nella guerra in Nordafrica. Steven Sykes costruì un falso capolinea per proteggere il vero capolinea di Misheifa, per l'Operazione Crusader. Geoffrey Barkas guidò l'operazione Sentinel e l'operazione Bertram, che ebbero successo nell'ingannare Erwin Rommel riguardo alla forza e alle intenzioni degli Alleati, prima della decisiva seconda battaglia di El Alamein. Prima del D-Day, l'operazione Quicksilver creò il First United States Army Group (FUSAG), un quartier generale fantasma comandato da Omar Bradley, come un gruppo di armate comandato dal generale George Patton. Nell'operazione Fortitude sud i Tedeschi furono convinti che il FUSAG voleva invadere la Francia dal passo di Calais. Le truppe britanniche e americane usarono falsi segnali e agenti doppi per ingannare il servizio segreto tedesco riguardo al posto dell'invasione. L'equipaggiamento fasullo giocò un ruolo trascurabile, visto che i Tedeschi non furono capaci di fare una ricognizione aerea sull'Inghilterra. I Tedeschi aspettarono al passo di Calais uno sbarco molte settimane dopo il vero sbarco in Normandia, spostando numerose divisioni dalla battaglia per la Normandia.

Crisi dei missili di Cuba.
I mesi prima della crisi dei missili di Cuba si sviluppò una complessa campagna di inganno e di smentite. Il tentativo sovietico di mettere armi nucleari sullo stato insulare di Cuba nell'operazione Anadyr (1962) si svolse sotto un velo di grande segretezza, sia per negare agli Stati Uniti d'America informazioni sul posizionamento di questi missili nell'isola, sia per ingannare i loro dirigenti politici e militari, nonché i loro servizi segreti, sulle intenzioni dell'URSS a Cuba. I parametri di Anadyr richiedevano che fossero posizionati a Cuba sia missili a medio raggio, sia altri a raggio intermedio, e che fossero operativi prima che la loro esistenza fosse scoperta dagli Stati Uniti; lo Stato Maggiore sovietico e i dirigenti del Partito Comunista presero delle misure radicali per ottenere in questo modo una sorpresa. Forse l'inganno più importante nell'operazione Anadyr fu la creazione del nome in codice stesso, che è associato ai deserti della Russia settentrionale, e certamente non richiamante un'operazione nei Caraibi. Solo cinque anziani ufficiali dello Stato Maggiore generale, inoltre, erano a conoscenza dei dettagli del suo svolgimento e della sua ubicazione durante la pianificazione. I piani che furono creati furono persino scritti a mano, per evitare l'operazione fosse conosciuta anche da un singolo segretario. Prima del viaggio a Cuba, le truppe in attesa del viaggio furono confinate nelle caserme prima della partenza e fu negato loro ogni contatto col mondo esterno. I soldati sovietici costruirono delle sovrastrutture con legno compensato per nascondere le difese delle navi e persino le cucine da campo sul ponte. Furono messi dei fogli di metallo sui missili e sui lanciamissili per impedire che fossero individuati da ricognizioni a infrarossi. Per perfezionare l'inganno, sui ponti delle navi vennero messi degli equipaggiamenti agricoli e altri macchinari non militari. Una volta in viaggio, alle truppe sovietiche non fu permesso di restare sul ponte, tranne che di notte e solo in piccoli gruppi. Le istruzioni alle truppe ed alle ciurme delle navi furono portate da corrieri speciali per impedire ai servizi segreti occidentali di intercettare comunicazioni elettroniche riguardanti l'operazione. I capitani delle navi ricevettero istruzioni riguardanti la loro destinazione finale solo una volta in mare. I dinieghi e le misure di inganno sovietiche furono egualmente rigide riguardo l'arrivo delle navi a Cuba. I vascelli sovietici furono scaricati in undici porti diversi per complicare la sorveglianza americana. L'equipaggiamento militare fu scaricato solo di notte. La stessa misura fu applicata per i principali movimenti delle truppe, e tutte le posizioni militari sovietiche furono generalmente posizionate in aree scarsamente popolate dell'isola. Alle truppe sovietiche fu persino impedito di indossare le proprie uniformi. Simultaneamente, i media sovietici annunciarono il grande aiuto agricolo che i Sovietici stavano pubblicamente dando ai compagni cubani, come falsa spiegazione per uomini ed equipaggiamento. Il diniego sovietico e la campagna di inganno nell'operazione Anadyr, che portò alla crisi dei missili di Cuba, si rivelò molto efficace, e la casuale scoperta dell'ubicazione dei missili si ebbe solo dopo che furono operativi. Infatti, l'operazione fu un successo.

Opinioni sull'inganno militare.
Tra gli esperti di guerra ci sono opinioni differenti riguardo al valore dell'inganno militare. Per esempio, due libri che sono considerati i classici più famosi riguardo alla guerra, "L'arte della guerra" di Sun Tzu e "Della guerra" di Carl von Clausewitz, sembrano avere opinioni diametralmente opposte su quest'ultimo. Sun Tzu enfatizza molto l'inganno militare e lo considera la chiave della vittoria, affermando che tutta la guerra è basata sull'inganno. Clausewitz, d'altro canto, contesta che un comandante ha un'idea nebulosa di quello che sta succedendo e che creare una specie di falsa apparenza, soprattutto se su larga scala, è costoso e può essere accettabile, in speciali circostanze, solo dopo un'appropriata analisi di costi e benefici. Come esempio più moderno, lo scrittore militare britannico John Keegan sembra avvicinarsi all'opinione di Clausewitz in questa particolare materia, nonostante di solito lo critichi molto. Nel suo libro "Intelligence in War: Knowledge of the Enemy from Napoleon to Al-Qaeda" dà molti esempi storici di situazioni dove una parte aveva una netta superiorità di informazioni rispetto all'avversario e argomenta che in nessuno di questi casi ciò fu di per sé decisivo per la vittoria.

Fonte: http://it.wikipedia.org

 


 

 

William Martin è un uomo che non è mai esistito, eppure è stato in grado di ingannare l'intero esercito tedesco, Hitler compreso.

Si chiamava Glyndwr Michael, era gallese e vestì la divisa solo dopo la morte. Questa è una delle storie incredibili, ma realmente accadute, che si sono verificate durante le tattiche militari dello sbarco in Sicilia. La lapide intitolata a Glyndwr Michael è uno degli inganni militari più riusciti nella storia. I servizi segreti britannici nella primavera del 1943 misero in atto un piano astuto per ingannare il comando tedesco e far credere che tra i loro obiettivi non c'era la Sicilia, bensì la Grecia e la Sardegna. Per realizzare questo piano bastò un cadavere galleggiante ed una falsa identità. Gli Alleati volevano ingannare i tedeschi, inducendo i nazisti a pensare di essere entrati in possesso di documenti top secret che rilevavano i dettagli segreti dei piani delle invasioni. Tutto questo fu realizzato grazie ad un cadavere. Il grande inganno, chiamato Operazione Mincemeat, fu realizzato con l'auto di un patologo che riuscì a recuperare il cadavere di Glyndwr Michael. Questi era un giovane vagabondo morto per aver ingerito veleno per topi, che gli aveva gonfiato i polmoni proprio come quelli di un annegato, fu lasciato per tre mesi in una cella frigorifera, prima di essere vestito da ufficiale e scaricato in mare da un sottomarino britannico.

Grazie al corpo senza vita si realizzò la più grande beffa della seconda guerra mondiale. Al cadavere fu assegnata l'identità del maggiore William "Bill" Martin, un ufficiale gentiluomo, in realtà mai esistito. Una falsa identità a cui fu dato un volto ed una vita, facendo ritrovare anche una lettera di una fidanzata fasulla, un anello di fidanzamento e la ricostruzione di una carriera militare finta. Il corpo fu ritrovato da un pescatore, sulla costa di Huevla, che riconobbe la divisa militare inglese e dopo varie indagini fu seppellito in un cimitero spagnolo. I documenti che rilevavano i piani delle invasioni ritrovati negli indumenti del giovane volarono sulla scrivania personale di Hitler. L’alto comando tedesco era caduto nel piano diabolico e beffardo e Martin, beffò anche Hitler in persona. Il numero delle divisioni tedesche fu così spostato dalla Francia alla Grecia, in difesa, contro possibili sbarchi degli Alleati. Fu così che ebbe inizio l'operazione Husky, con la quale gli alleati sbarcarono indisturbati in Sicilia, mentre le truppe tedesche attendevano un’invasione mai avvenuta.

Sulla lapide, che si trova nel cimitero di Huevla si leggeva, "William Martin, nato 29 Marzo, 1907, morto 24 Aprile 1943, l'amato figlio di Giovanni Glyndwyr Martin e Antonia Martin di Cardiff, Galles." Nel 1998 il governo britannico ha rivelato la vera identità di Michael, la lapide è stata modificata ed oggi si legge, "Glyndwr Michael; in servizio nei Royal Marines come William Martin con il grado di maggiore". La tomba è un giusto tributo a Glyndwr Michael e la sua doppia identità.

Fonte: http://travel.fanpage.it

 

 


 

 

Il Tenente-Colonnello Djordje Ivanov, ex-capo delle operazioni del 204.mo Reggimento Caccia della VJ nel 1999, ebbe l’idea di fare dei modelli di questo potente aereo (l’incubo strategico della NATO), salvando dal bombardamento alcuni di quelli ricoverati nell’aeroporto di Batajnica. All’inizio della guerra illegale, Ivanov era l’aiutante del leggendario comandante del 204.mo Colonnello Milenko Pavlovic.

I nostri piloti avevano 13 “MiG-29” ed anche un cuore più grande delle montagne. La NATO tuttavia abbatté i quattro velivoli decollati per le operazioni della prima notte. I piloti Ilja Arizanov, Nebojsa Nikolic, Dragan Ilic e Predrag Milutinovic si eiettarono ma quattro “29” andarono perduti per sempre. Pochi giorni dopo la fine del bombardamento della NATO, i MiG-29 dell’Aeronautica jugoslava volarono nuovamente a titolo dimostrativo; le forze nemiche credevano che fossero stati tutti distrutti. Fu questa la ragione del licenziamento del generale dell’US Air Force presso il comando della NATO, ma anche delle congratulazioni dei colleghi del Tenente-Colonnello Djordje Ivanov. “Ricordo quando entrammo nei rifugi improvvisati di Batajnica poco prima che i missili da crociera colpissero l’aeroporto, il 24 marzo 1999. Le detonazioni letteralmente ci scaraventarono nel rifugio. Fu la notte più lunga della mia vita. Durante le pause, le immagini nella mia mente di tutta la vita scorrevano ai miei occhi”, ricorda Ivanov. "La mattina del 25 marzo 1999, Batajnica era ancora più cupa. Il Generale Spaso Smiljanic, comandante della RV-PVO, disse ai piloti che potevano solo immolarsi per la difesa della Patria. La differenza di mezzi aerei era troppo grande. Mentre guardavo colleghi e comandanti nell’aeroporto distrutto, mi ricordai “una mascherata” nella scuola elementare di Strumica, quando la mia classe su mia idea smantellò parte del legno della scuola per farne un cavallo di Troia. Un film in quei giorni veniva girato nella mia città natale. La mia idea ricomparve, e dissi a Smiljanic: “Generale, facciamo dei modelli!” Annuì probabilmente pensando che il Tenente-Colonnello fosse “sconvolto” dalle bombe. Ma a me bastò… E il primo superiore, il Colonnello Pavlovic fu inizialmente sconvolto dall’idea, dicendo “Se fai il modello, avrai un agnello“. Contattai i produttori Branko Vujevic e Radoja Blagojevic, e a Nova Pazova trovammo un laboratorio in cui si lavorava il legno e così iniziammo. Si decise di “costruire” “MiG-29” in rapporto di 1:1, anche se in un primo momento sembrava una missione impossibile. Il primo “aereo” uscì dal laboratorio dopo venti giorni. C’era il problema di come trasferirlo a Batajnica. Dall’officina alla pista vi sono solo pochi chilometri, ma i satelliti su Belgrado passavano ogni sette minuti. Durante questo periodo, le ali di legno dovevano essere montate sulla carlinga collegata al trattore per farlo uscire da Pazova. La sede della “fabbrica del MIG-29A serba” doveva essere nascosta a tutti i costi. Montammo il finto aereo la mattina, e i bombardieri della NATO arrivarono diverse ore dopo, sganciando il loro carico mortale”, dice Ivanov. Il Tenente-Colonnello spiegò la tecnica con cui ingannarono i bombardieri della NATO. “Nel velivolo falso, una stazione radio venne installata ed il cherosene veniva bruciato nei fusti ritagliati che fungevano da motori, in modo che gli osservatori vedessero una termo-riflessione. Questo portò i piloti della NATO a concludere che era un vero aereo”. Tutti i “modelli” falsi erano ricoperti da sottili serigrafie su cui era stata stampato “Vecernje novosti”. I regali del nostro ufficio stampa diedero il riflesso radar ideale agli “avaksima”.

 

 

Il pilota Ivanov lasciò la RV nel 2001, con circa 1800 ore di volo su aerei supersonici, ma ebbe la sensazione che sarebbe tornato sulle altezze celesti con la pittura. Questo personaggio dipinse icone e affreschi in quindici chiese in Macedonia e Serbia. Una donna inglese apparve in compagnia della moglie proprio quando restaurava l’Angelo Bianco. Si affrettò a vederlo, e dopo alcune lacrime, chiese ai maestri di scoprire gli affreschi. Iniziò a parlare, dicendo che era una pilota inglese (durante l’aggressione della NATO) che aveva “accidentalmente” colpito il monastero di Moraca assieme a Milešev. Quando sorvolò la valle del fiume, disse che il suo bersaglio scomparve improvvisamente dal radar, e in volo una nuvola apparve davanti al suo aereo sotto forma di enorme angelo bianco. Le bombe furono disattivate e vennero sganciate in modo casuale.

 

 

Uno dei modelli dell’aereo della “fabbrica del MIG-29A serbo” oggi si trova al Museo di Surcin. Il direttore Cedo Milojevic aveva detto che sarà completamente restaurato ad ottobre. Il Colonnello Ivanov ne è il responsabile.

 

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Dragan Vujicic, Novosti del 2 ottobre 2017

 

Fonte: https://aurorasito.wordpress.com

 


 

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