C’è, nelle persone, un grande bisogno di rivalsa, di liberazione da queste catene invisibili, che vengono alimentate in modo subdolo, con trucchetti psicologici ben noti a chi li utilizza. I manager vengono appositamente formati per gestire emotivamente il personale, governarlo come farebbe un pastore con un gregge di pecore, utilizzando, al posto del bastone, l’intelletto.



La lurida mission aziendale.
Ogni manager che si possa definire tale sa bene che la motivazione va alimentata, che per spingere le persone a produrre e rimpinguare soprattutto le sue tasche, non conta lo stipendio, serve un vero e proprio credo. Questo credo deve essere costruito nella testa delle persone. La motivazione al lavoro è per sua natura destinata ad affievolirsi, così come la credibilità aziendale. Quando iniziamo un nuovo impiego ci sembra di far parte di una realtà seria, solida, ben organizzata e magari importante, ma poi, trascorso un po’ di tempo, ci accorgiamo che è tutto molto diverso da come credevamo. I manager risultano incompetenti, l’organizzazione scadente, l’importanza e la solidità solo un'immagine ben costruita. Le aziende parlano di grandi valori, la chiamano mission, uno scopo comune che comporta il coinvolgimento di tutti i dipendenti verso obiettivi e scelte condivise, ma sono tutte balle. In realtà serve solo per dare l’impressione di star facendo parte di un gruppo al quale dobbiamo desiderare di appartenere, un élite mossa dagli stessi valori, qualcosa in cui possiamo identificarci. L’uomo ha un grande bisogno di questo, di sentirsi parte di qualcosa, è per questo che tifa per una squadra di calcio, si schiera politicamente, sposa una particolare causa o si affida ad una religione. Nel contesto aziendale serve principalmente per far perdere di vista l’unica verità, ovvero che siamo lì per guadagnare il denaro che ci serve per vivere, niente di più. Ma se sono in grado di coinvolgerci a livello emotivo, allora tutto cambia. Ci convincono che far parte di quel gruppo sia un privilegio e che il fatto di essere pagati passa in secondo piano. Ecco perché riescono a tenere bassi gli stipendi anche se le nostre competenze sono importanti e il nostro lavoro, per loro, assolutamente indispensabile. Crediamo ciecamente nella finta missione che usano come immagine, dietro la quale nascondere il vero obiettivo, cioè il profitto. La società si compone di queste realtà, la maggior parte delle quali agiscono esclusivamente in nome del denaro, dichiarando però di occuparsi di valori. Così finiamo per credere che tutta la società sia stata pensata per il nostro benessere, che quei valori vengano da aziende virtuose, dove ci sia per tutti un’opportunità, possibilità di crescita, quando invece l’unica cosa che si realizza è il sacrificio delle masse in nome dell’arricchirsi di pochi. La mission aziendale serve a persuaderci all'idea che nella vita vi sia un unico scopo, il loro scopo. Che abbia senso e sia cosa giusta dedicare tutto noi stessi ai traguardi che ci dicono che dobbiamo raggiungere, per il bene dell’azienda, per i valori che promuove. Invece dovremmo fare l’esatto contrario. Dovremmo ripudiare questa grande finzione e seguire un nostro scopo, non il loro, e solo fintanto che ci appassiona e ci porta dove vogliamo. Poi cambiare, iniziare una nuova vita e vedere cosa accade. Non siamo condannati ad una unica vita, possiamo vivere numerose vite, sempre nuove e sempre appassionanti. Soprattutto dobbiamo darci da fare per noi, non per loro, perché loro, poi, quando non gli saremo più utili ci lasceranno a piedi, come si fa con i rifiuti o gli scarti.

Fonte: https://www.smetteredilavorare.it

 


 

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