Una coppia di architetti, Arturo Vittori insieme al collega Svizzero Andreas Vogler, hanno realizzato una moderna cisterna in grado di raccogliere l’acqua in maniera intelligente. È stata ideata per i paesi in cui reperire acqua potabile è molto difficile. La struttura riesce a reperire acqua dall’umidità dell’aria, condensandola all’interno di una cavità. Questa geniale invenzione è totalmente eco-compatibile, è semplice da assemblare, e altrettanto da riparare, in modo che anche gli abitanti del villaggio possano gestirla in totale autonomia. In Africa, le donne, spesso accompagnate dai propri figli, percorrono decine di chilometri per raccogliere acqua potabile. Grazie a Warka, il nome di questa invenzione, non saranno più costrette a percorrere tutta quella strada. La torre è formata da giunchi di bambù, rivestita da un tessuto a rete riciclato dalla plastica, ovvero il politilene tessile. L’umidità verrà intrappolata nella rete e condensata, per essere poi immagazzinata in un apposito contenitore. Per assemblare la struttura sono sufficienti quattro persone. L’idea è nata osservando come il piccolo coleottero del deserto riesca a ricavare l’acqua dall’aria, condensandola sul suo addome. Per quanto riguarda il lato estetico, quello di Acqua Warka è in completo accordo con la tradizione etiope che usa molto le canne di bambù nell’edilizia.

Fonte: http://www.informatosempre.it

 

 


Warka Water, funziona l’albero che in Etiopia produce acqua (e toglie sete).
La struttura, in Etiopia, è stata ideata dall'architetto italiano Arturo Vittori. E' ecosostenibile e produce 100 litri di acqua al giorno. Togliere la sete, in territori difficili per la siccità, con Warka Water costa solo 500 dollari. Si chiama Warka Water ed è un albero che toglie la sete. Un albero per modo di dire, ma che comunque produce acqua, in Etiopia, regione del mondo in cui la siccità è molto diffusa e dove la grave crisi alimentare andrà a toccare nel 2016, secondo un rapporto Onu, oltre 10 milioni di uomini, donne e bambini. A 9 mesi dalla sua messa in opera nell’area di Dorze, Warka Water ha già prodotto oltre 29mila litri d’acqua e tolto la sete a 30mila persone.

Warka Wate, 10 metri per solo 60 kg.
Alto 10 metri, pesante solo 60 kg, ecosostenibile e costruito con materiali ecologici e facilmente reperibili come nylon e giunchi, Warka Water si basa sul principio della condensazione dell’aria, sfruttando l’escursione termica giorno-notte che in Africa è molto accentuata. La struttura cattura infatti rugiada, nebbia e minuscole particelle di umidità, trasformandole in acqua potabil e togliendo la sete a territori difficili come quelli africani Il primo prototipo in grado di produrre fino a 100 litri d’acqua al giorno, sfruttando l’umidità dell’atmosfera, è stato ideato dall’architetto italiano Arturo Vittori e realizzato direttamente sul territorio etiope grazie al sostegno della Cooperazione Italiana. Poi è stata una corsa al miglioramento. “Dai sopralluoghi che effettuiamo ogni 2 settimane a Dorze – spiega Vittori – e dalle numerose interviste realizzate abbiamo raccolto informazioni molto interessanti, che ci sono servite per migliorare le nuove versioni del Warka Water che stiamo sviluppando”.

Costa appena 500 dollari ed è facile da costruire.
Assemblarla costa relativamente poco, ovvero circa 500 dollari. Se il progetto Warka Water diventasse realmente operativo, superando la prima fase progettuale lanciata in Etiopia, le popolazioni locali dei paesi in cui la siccità è molto accentuata vedrebbero un miglioramento consistente della loro vita. Dato che la speciale struttura è’ in grado di catturare l’umidità dall’atmosfera e trasformarla in acqua, le donne delle comunità potrebbero dedicarsi ad altre attività invece che passare 6 ore al giorno lontane da casa per procurarsi acqua. Il Warka Water fa della sua facilità di costruzione e di funzionamento il suo principale fiore all’occhiello, dato che permette una gestione diretta delle comunità locali. La struttura, se sviluppata su larga scala, consentirebbe infatti alle popolazioni di non dipendere dai finanziamenti e dagli aiuti esterni, valorizzando la loro autosufficienza. Ma il contributo al progetto Warka Water non è l’unico intervento della Cooperazione Italiana orientato alla lotta contro la desertificazione e la siccità nei paesi in via di sviluppo. Nell’ultimo anno, infatti, sono stati stanziati complessivamente 10.760.470 di euro in iniziative destinate all’approvvigionamento idrico, con un focus particolare nelle regioni dell’Africa Sub Sahariana e nel Nord Africa.

Fonte: http://thefoodmakers.startupitalia.eu



Grazie a Kickstarter è stata finanziata la realizzazione dei primi prototipi di Warka Water, una torre intrecciata di bambù, nylon e bioplastica che cattura l’umidità nell’aria facendola ricadere in secchi, come acqua.

Gli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler dello studio Architecture and Vision, hanno sviluppato, con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development) il progetto “Warka Water”, una torre di raccolta dell’acqua realizzata a mano e con materiali naturali. Il progetto, presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezianel 2012, è rivolto alle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni infrastrutturali ed igieniche rendono l’accesso alla acqua potabile quasi impossibile. Fa 100 litri di acqua al giorno. Si chiama Warka Water ed è una sorta di albero che toglie la sete. Produce acqua, in Etiopia, regione del mondo in cui la siccità è molto diffusa e dove la grave crisi alimentare ha toccato nel 2016, secondo un rapporto Onu, oltre 10 milioni di uomini, donne e bambini. In un anno dalla sua messa in opera nell’area di Dorze, Warka Water ha già prodotto più di 30mila litri d’acqua. Ovviamente 100 litri di acqua al giorno non bastano a dissetare un intero villaggio, quindi è improbabile che queste costruzioni possano soppiantare i veri pozzi, o le opere ingegneristiche, sempre necessarie in Africa. Ma certamente, data la leggerezza del progetto, la Warka Water può alleviare le gravissime condizioni di disagio di piccole comunità. E poi, se ne possono costruire molte altre.  Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità. Allo stesso tempo Warka, nella cultura pastorale etiope, designa il luogo di aggregazione e istruzione della comunità. Purtroppo a causa del progressivo disboscamento di queste aree la scomparsa di questi alberi e dell’identità culturale ad essi legata sembra inevitabile.

Warka Water sfrutta il principio della condensazione.
Alto 10 metri, pesante solo 60 kg, ecosostenibile e costruito con materiali ecologici e facilmente reperibili come nylon, giunchi di bambù e bioplastica, Warka Water si basa sul principio della condensazione dell’aria, sfruttando l’escursione termica giorno-notte che in Africa è molto accentuata. La struttura cattura infatti rugiada, nebbia e minuscole particelle di umidità, trasformandole in acqua potabile. Il primo prototipo in grado di produrre fino a 100 litri d’acqua al giorno, sfruttando l’umidità dell’atmosfera, è stato ideato dall’architetto italiano Arturo Vittori, sviluppato con Kickstarter e realizzato direttamente sul territorio etiope grazie al sostegno della Cooperazione Italiana. Poi è stata una corsa al miglioramento. “Dai sopralluoghi che effettuiamo ogni 2 settimane a Dorze – spiegava Vittori – e dalle numerose interviste realizzate abbiamo raccolto informazioni molto interessanti, che ci sono servite per migliorare le nuove versioni del Warka Water che stiamo sviluppando”.

La scheda tecnica della Warka Water presentata su Kickstarter.
    Peso: 60 kg
    Materiali: bambù, canapa, giunzioni metalliche, bioplastica, rete
    Dimensioni: Altezza 10 m, diametro 4,2 m
    Superficie: 80 mq, collettore d’acqua 43 mq,
    Costo: ~ 500-1.000 $ (produzione in Etiopia)
    Manutenzione: facile da pulire e da riparare, non ci sono organi in movimento

I prossimi sviluppi del progetto riguardano la possibilità di impiantarne la costruzione locale nelle aree e nei villaggi, di crearne di differenti dimensioni e di promuovere una filiera produttiva efficiente. Se il progetto Warka Water diventasse realmente operativo, superando la prima fase progettuale lanciata in Etiopia, le popolazioni locali dei paesi in cui la siccità è molto accentuata vedrebbero un miglioramento consistente della loro vita. Dato che la speciale struttura è in grado di catturare l’umidità dall’atmosfera e trasformarla in acqua, le donne delle comunità potrebbero dedicarsi ad altre attività invece che passare sei ore al giorno lontane da casa per procurarsi acqua. Il Warka Water fa della sua facilità di costruzione e di funzionamento il suo pregio principale, dato che permette una gestione diretta delle comunità locali. La struttura, se sviluppata su larga scala, consentirebbe infatti alle popolazioni di non dipendere dai finanziamenti e dagli aiuti esterni, promuovendo la loro autosufficienza. Vuol dire solo una cosa: un bicchiere d’acqua al giorno a persona, mediamente. Ed è certo che in posti dove di sete ci muori fa la differenza.

Fonte: http://www.lifegate.it


 

 

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