Anche oggi ci sono uomini dormienti, nelle varie gradazioni che vanno dalla sonnolenza al letargo.


Gautama Siddharta Sakyamuni detto il Budda ottenne il risveglio più di 2.500 anni fa. E con lui altri suoi adepti lungo i secoli. Molti continuarono a dormire. Anche oggi ci sono uomini dormienti, nelle varie gradazioni che vanno dalla sonnolenza al letargo. Ma quale sono le caratteristiche di un uomo dormiente di oggi? Di base solo una, nelle sue molteplici varianti. L'uomo dormiente non verifica e non sperimenta, al fine di osservarne il risultato, le informazioni che riceve dall'esterno. Questo dovuto a un condizionamento continuo che ha inizio nella culla e che termina nella tomba. Quando nasce l'individuo arriva in un mondo di cui non conosce o non ricorda nulla e non sopravviverebbe senza l'aiuto dei genitori. Ogni volta che viene avvicinato al seno per la poppata si rafforza la consuetudine, costituita dal costante ripetersi nel tempo della stessa invariata azione. Quando l'individuo vede che un altro individuo, in questo caso la madre, fa una serie di azioni più o meno identiche senza variazione a favore della sua sopravvivenza nasce la fiducia. Da quel momento quello che fà o dice la madre o il padre viene considerato vero e valido senza verificare, a meno che non gli si dica di trovare la sua propria verità. Se il padre e la madre sono esseri dormienti ne erediterà il sonno. Quando gli viene detto che a scuola imparerà le cose che gli serviranno nella vita, per il bambino è tutto vero e non sente la necessità di verificare la validità di ciò che gli viene insegnato. E si fa un concetto del mondo che non è verificato e non corrisponde al mondo reale. Il film "The Truman Show" rappresenta da vicino la situazione degli uomini dormienti. Si potrebbe far nascere un bambino a Eurodisneyland e fargli credere che quello è il mondo e crescerebbe felice e spensierato fra tutti quegli abitanti gioiosi. E se non uscisse mai dai cancelli del parco giochi morirebbe convinto di aver vissuto una vita vera. La maggior parte delle persone vivono in un mondo finto irreale, e non essendo veramente a contatto con la realtà non possono provare vere emozioni, avere pensieri che derivano dall'osservazione della realtà non essendone in contatto, agire secondo i propri veri desideri. Oscar Wilde, personaggio scomodo per la società del suo tempo, lo sarebbe anche per la nostra attuale, aveva già visto tutto questo ai suoi tempi:
"La maggior parte delle persone sono altra gente. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro vite una pantomima, le loro passioni una citazione." - Oscar Wilde, De Profundis, 1905.Il condizionamento funziona molto bene sugli uomini dormienti. La pubblicità funziona molto bene con gli esseri dormienti. Per molti di quelli che dicono di non venire influenzati dalla pubblicità ci sono altri tipi di condizionamenti come il credere che la medicina ortodossa così come viene insegnata nelle università curi qualcosa, oppure che se non si mangia carne si diventa anemici o che la televisione dice la verità o altri fantasiosi miti. Ce ne davvero per tutti. Facciamo esempi del mondo inventato e compariamoli con il reale.

 

 

Mondo inventato.
L'ipocrisia non ha limiti, avrai visto delle pubblicità come questa con il maialino sorridente che è felice di diventare un bel prosciutto per allietare la tavola. Immagini come questa entrano nella mente degli uomini dormienti e sostituiscono il loro giudizio, li privano delle loro responsabilità. Permettono a loro di non guardare in faccia la realtà. Vedendola dovrebbero prendersi delle responsabilità che non si sono mai presi la briga di assumere. Una vita da dormiente non da grandi emozioni, ma neanche grandi dolori. E il prosciutto alla fine non ha più alcuna relazione con il maiale sgozzato, nascosto dal maialino sorridente. E a molti quando comprano un "etto di cotto" non gli viene in mente più il maiale.

 

 

Mondo reale.
Questo è un tappa del percorso che il prosciutto fa per arrivare alla fine su molte tavole. Il maialino è nato in una gabbia probabilmente con pavimento fatto di sbarre di ferro, dove molte volte si è ferito le zampette scivolando tra le sbarre. E' stato allattato dalla mamma, solo perchè per adesso non c'è ancora nessuno che beve il latte di maiale, e brutalmente sottratto quando il suo organismo poteva accettare il mangime iperproteico, che lo avrebbe fatto aumentare rapidamente di peso fino al suo massimo possibile. E' stato castrato per trasformare il suo desiderio sessuale in ossessione per il cibo. Quando ha raggiunto il peso stabilito era pronto per il macello dove è stato elettroshockcato, preso a pistolettate se necessario e sgozzato, con non poche probabilità di essere ancora vivo. Poi è stato abilmente sezionato ed ogni sua parte è stata destinata alle specifiche lavorazioni del prosciutto crudo, cotto, lardo, cotenna, salami ecc. ...

 

 

Mondo inventato.
Molte immagini sono disponibili sulla mucca e il suo latte. La pubblicità ci fa vedere mucche felici di darci il loro latte, per berlo con piacere e per fare i formaggi. Mi ricordo della mucca Carolina, una vecchia pubblicità per i formaggini. C'erano un sacco di gadgets compreso un mucca gonfiabile che si poteva avere con i punti, ma si dovevano mangiare cosi tanti formaggini e i genitori erano contenti perchè riuscivano a farli mangiare ai loro figli così prendevano il calcio che fa bene alle ossa, anche se in realtà non viene assimilato nella forma presente nei prodotti derivati dal latte pastorizzato. I bambini di adesso sono tormentati da yogurth che crescono pronti in vasetti sugli alberi, il latte viene da mucche felici che scorazzano nei prati e il calcio che fa bene alle ossa c'è ancora. Ci sono libretti che raccontano come il latte dalla mucca arriva nei cartoni, ma quello che insegnano non esiste nella realtà e contribuiscono a mantenere nello stato di sonno gli uomini del futuro.

 

 

Mondo reale.
Il latte che si compra al supermercato non viene da mucche che corrono sui prati come vediamo nella pubblicità. Proviene da mucche ingabbiate che sono sottoposte a cicli intensivi di mungitura e producono cosi tanto latte da diventare delle macchine. Non è come produrre solo il latte per i loro piccoli, la loro è una condizione innaturale inesistente in natura, un'alterazione introdotta dall'uomo. La mungitura avviene meccanicamente a un ritmo tale che spesso causa la mastite, una infezione delle mammelle, che procura dolore. Indipendentemente dal fatto che il latte di mucca non sia un alimento adatto agli umani, la sua qualità viene stabilita dai livelli più o meno alti di ormoni, batteri, germi, antibiotici, e altre sostanze chimiche presenti. Vai a vedere una fattoria con tante mucche da latte, osserva come vivono e come vengono trattate. Anche se come visitatore vedrai solo la decima parte di quello che succede.

 

 

Mondo immaginario.
Ogni anno con l'arrivo dei primi freddi arriva l'influenza. Le autorità mediche sono prodighe di consigli, propagati incessantemente dai media durante i TG, nelle rubriche del tipo Medicina & Benessere dove l'esperto del giorno in camice bianco spiega come il nuovo virus sta arrivando dalla Cina passando dalla Mongolia e arriverà in Italia nel pomeriggio di mercoledì prossimo o al massimo giovedì mattina e che quindi l'influenza raggiungerà l'apice entro la fine di Febbraio. Quindi il consiglio è che gli anziani e i bambini vengano vaccinati essendo le fasce più deboli e quindi più a rischio. L'Italia è l'ultimo paese assieme alla Francia che mantiene la legge sulle vaccinazioni obbligatorie. Oltre a quelle ne vengono proposte altre facoltative per aumentare lo spettro della protezione dalle malattie infettive.

 

 

Mondo reale.
La vaccinazione è stata iniziata ciecamente nel 1796 da Edward Jenner. Jenner ha preso del pus dalla ferita purulenta di una mucca malata e l'ha iniettato nel sangue dei suoi "pazienti". Così si diede inizio a una spregevole pratica (immunizzazione o vaccinazione) la cui forma è cambiata di poco ai giorni nostri. Ci sono bambini morti e soggetti rovinati per sempre dalla poliomelite o sclerosi multipla contratta tramite vaccinazione, fatti provati perchè sono stati risarciti per quelle ragioni. La morte in culla è la definizione per una morte "inspiegabile" che occorre ai bambini nei primi mesi. In Giappone, quando la prima vaccinazione fu posticipata di un mese, misteriosamente le morti in culla diminuirono sensibilmente. Le sostanze chimiche usate per legare i virus, fra cui alluminio, mercurio, formaldeide e altre, intossicano un organismo che funzionerebbe molto meglio se non venisse artificialmente infettato dai vaccini. Ora vengono usati virus uccisi o indeboliti e questo solo confonde il sistema immunitario. Le case farmaceutiche promuovono i loro veleni ovunque, vorrebbero che la popolazione mondiale venisse vaccinata più e più volte con i loro vaccini per ogni malattia vera e presunta, come già fanno negli allevamenti di animali, con il risultato di trovarci a dover affrontare sempre più nuove malattie.



Per ogni singolo aspetto della vita possiamo trovare esempi di immaginazione e realtà. Molti vivono nel mondo immaginario e forse continueranno fino alla loro morte convinti di aver vissuto nel mondo reale. Molti altri possono prendere atto di aver vissuto in un sogno e iniziare a vivere veramente, prendendoci responsabilità per quello vediamo da svegli. Il mondo non è quello che vediamo in TV, dove tutti sono belli, vincono premi, le donne cadono ai piedi di chi ha l'ultimo modello di una macchina, superdonne che parcheggiano salendo in retromarcia su un camion o stendono un uomo che ha sfiorato il loro orologio. Ma se impariamo a guardare la realtà verificando e sperimentando, al fine di osservarne il risultato, le informazioni che riceviamo dall'esterno, possiamo fare qualcosa per cambiarlo se non ci piace.
Testo di Luciano Gianazza

Fonte: www.medicinenon.it

 

 

Socrate credeva, ottimisticamente, che tutti gli uomini aspirino al bene e che, se compiono, invece, il male, ciò accade per ignoranza; ma basterebbe illuminarli sul loro errore, per consentirne il ravvedimento. Sarebbe molto bello, e inoltre molto semplice, se davvero le cose stessero in questo modo; ma, purtroppo, vi sono numerosi indizi che suggeriscono la fallacia di una tale teoria.

La verità è che più si osserva il comportamento degli esseri umani, più si finisce per ammettere che la stragrande maggioranza di essi è formata da dormienti, che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso, e nemmeno dai propri incubi; che vogliono continuare a dormire, a dispetto di tutti, anche se la casa in cui vivono sta prendendo fuoco; che non provano alcuna gratitudine nei confronti di coloro i quali cercano di destarli, ma, ben al contrario, nutrono nei confronti di costoro un odio implacabile, come se fossero i loro peggiori nemici, nel tempo stesso che onorano ed applaudono i malvagi pifferai che favoriscono i loro sonni e il loro sognare.
Per quella piccola minoranza di risvegliati, i quali cominciano a rendersi conto della natura illusoria del mondo in cui viviamo e del carattere risibile, se non addirittura pericoloso, della maggior parte delle cose che suscitano, nei più, compiacimento e desiderio di imitazione, il problema si pone in questi termini: che cosa fare in un contesto di sogno generalizzato, di odio nei confronti della verità, di rancore nei confronti di ogni voce che sia fuori del coro?
Come fare per evitare il treno che, guidato da un macchinista impazzito e carico di sonnambuli, sta per piombare addosso a coloro i quali sono desti, ma non possono agire sugli scambi, per deviarne la folle corsa?
E, ancora: è legittimo che il risvegliato cerchi di imporre ai dormienti la verità, se essi le preferiscono, invece, un mondo di menzogna; è giusto che cerchi di convincerli, di convertirli, di farli ravvedere, se ciò che essi vogliono è tutt'altro?
Certo, il giardiniere è uso a strappare le erbacce le quali invadono il suo giardino; ma il mondo non è un giardino, e ogni visione del mondo ha diritto di sussistervi: anche quella che appare manifestamente erronea. Sopprimere le visioni erronee non è compito del risvegliato; ma, semmai, offrire a tutti gli strumenti per valutare che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato: dopo di che, ciascuno deve assumersi la responsabilità del sentiero che intende seguire.
Nessuno può venire costretto ad essere virtuoso; nessuno può venire costretto a cercare la verità, se non la desidera e se ad essa preferisce la menzogna.
D'altra parte, è certo che, a quel punto, si pone concretamente il problema della sopravvivenza di colui il quale ritiene di essersi destato, e che si trova continuamente esposto agli urti e alle aggressioni degli altri, ossia dei dormienti: e le aggressioni più minacciose sono proprio quelle di quei dormienti che sono stati destati a forza per essere illuminati.
È una questione di sopravvivenza.
La storia ci offre sin troppi esempi di saggi, i quali sono stati crocifissi da una moltitudine che non voleva essere illuminata, che desiderava continuare a vivere nelle tenebre. E la moderna società di massa è la società dei ciechi e dei dormienti per eccellenza: è il vertice dell'attuale Kali Yuga, della Età Oscura nel ciclo della vicenda cosmica.
A meno che voglia andare incontro al martirio, dunque - e vi sono, indubbiamente, degli ideali che meritano di essere perseguiti fino al martirio - il risvegliato è indotto a interrogarsi sul senso del suo vivere nella società, e sulle modalità con le quali deve gestire il suo rapporto con il prossimo.
In effetti, nessuno è disposto a modificare la propria concezione del mondo, o a lavorare seriamente su se stesso, se non sulla base di una profonda e sentita esigenza interiore; e quest'ultima non potrà mai venire da un agente esterno, se non in coincidenza con un impulso interno.
Quel che vogliamo dire, è che le persone sono disponibili ad affrontare un salto qualitativo nella propria evoluzione spirituale, solo se, e quando, decidono di prendere coscienza del problema; ossia, in genere, quando si rendono conto, non solo di essere insoddisfatte della propria vita attuale - ciò che accade a molti -, ma di essere disposte a mettersi in gioco per uscire dal punto morto in cui si trovano.
In quella fase, e solo in quella fase, un evento esterno può fungere da detonatore della loro crisi benefica e affrettare una presa di coscienza: può essere l'incontro con una persona buona e saggia, o con un libro, o con una situazione inconsueta e stimolante (magari anche in apparenza negativa, come una malattia o il distacco da una persona cara).
Viceversa, se il momento non è giunto e la persona non è ancora pronta, nessun saggio, nessun libro e nessuna situazione stimolante potrebbero innescare una evoluzione spirituale; come dice il Libro dell'Ecclesiaste, vi è un tempo per ogni cosa: per parlare e per tacere, per dormire e per vegliare, per vivere e per morire. E, così come la natura fisica non fa salti, la stessa cosa può dirsi per la vita dell'anima: il suo processo evolutivo non può essere forzato.
Questo, difatti, è l'errore di fondo di tutte le rivoluzioni politiche e sociali: pensare che il mondo possa diventare migliore, una volta che si sia compresa una formula e la si sia messa in pratica, indipendentemente dalla vita interiore delle persone. Ma se non c'è una evoluzione spirituale, nessuna formula, per quanto perfetta in teoria, potrà rivelarsi capace di rendere il mondo migliore; al contrario, la storia è piena di esempi di formule ideali che si sono trasformate in terribili strumenti di oppressione e di malvagità, trovandosi nelle mani di persone che non avevano saputo compiere alcuna evoluzione interiore.
Per la persona che sia disponibile ad aprirsi, a mettersi in gioco, a evolvere spiritualmente, la vita offre infinite occasioni di miglioramento, purché le si sappia vedere.
Un disturbo fisico, ad esempio, è certamente un segnale: un segnale che il nostro corpo ci manda, e che contiene informazioni preziose circa la disarmonia presente nella nostra vita. In ultima analisi, ogni disturbo fisico è riconducibile alla dimensione spirituale; ed è veramente sconcertante vedere come la grande maggioranza degli esseri umani si disinteressa del problema, sforzandosi di mettere a tacere il sintomo - ossia il campanello d'allarme -, invece di andare alla ricerca del problema profondo che il corpo ha segnalato.
Peggio ancora: se il disturbo persiste, moltissime persone si affidano ciecamente a farmaci e a medici, come se farmaci e medici potessero sostituirsi alla doverosa presa di coscienza del proprio problema; e le stesse persone che delegano in questo modo la salvaguardia della propria salute, firmando una cambiale in bianco nei confronti dell'apparato sanitario ufficiale, sono poi quelle che esigono di occuparsi in prima persona, e fin nei minimi dettagli, di cose assolutamente banali e secondarie, come la scelta del nuovo modello di automobile da acquistare o l'intervento di chirurgia estetica per aumentare le dimensioni del seno.
Un altro esempio di questa tendenza a delegare le questioni davvero rilevanti ad agenzie esterne, è offerto dalla politica. La grande maggioranza delle persone non si informa adeguatamente di ciò che attiene a questa sfera e preferisce firmare una cambiale in bianco ai partiti, i quali mandano in Parlamento i loro uomini di fiducia, una legione di «yes-men» dalla schiena flessibile, fedeli esecutori delle direttive ricevute dalle rispettive segreterie.
Un discorso analogo si può fare per la pubblica amministrazione. Il risultato è che i nostri sindaci e assessori, che si muovono nella sfera del quantitativo e di ciò che ha un alto grado di visibilità (indipendentemente dalla sua efficacia), difficilmente riescono a concepire delle soluzioni innovative per i problemi che devono affrontare.
Un pezzo grosso dell'amministrazione provinciale, ora divenuto ministro, qualche tempo fa propose di porre rimedio all'alto numero di incidenti mortali del sabato sera, facendo tagliare migliaia di platani lungo uno storica strada provinciale: come se il problema fosse quello dei platani (i quali, comunque, hanno anch'essi il diritto di vivere) e non quello di uno stile di vita sbagliato e di uno scarso senso di responsabilità da parte di molti giovani.
Ma torniamo al problema del risvegliato che deve confrontarsi, tutti i santi giorni, con una folla di sonnambuli, i quali si muovono pericolosamente e reagiscono in maniera aggressiva se qualcuno tenta di destarli e di responsabilizzarli.
Julius Evola suggeriva che, in tempi di Kali Yuga, l'unica cosa da fare è imparare a «cavalcare la tigre»: ossia, anziché opporsi frontalmente ad una situazione negativa generalizzata, sfruttare la corrente, per procedere in maniera da non ricevere troppi danni e, addirittura, per riuscire a volgere a proprio favore le stesse caratteristiche di quella situazione, allo scopo di preservare il bene della propria interiorità.
Sia come sia, che impari a cavalcare la tigre, oppure che si abitui ad assecondare la corrente, il risvegliato ha la piena consapevolezza di non essere un superuomo e di non poter modificare, egli solo, una determinata situazione, diffusa nella società in cui egli si trova a vivere; e, inoltre, che non sarebbe saggio cercar di forzare l'evoluzione spirituale degli altri esseri umani, per le ragioni che abbiamo detto più sopra.
Che cosa dovrà fare, allora?
È molto semplice.
Primo, dovrà proseguire incessantemente a lavorare su se stesso: perché la propria evoluzione spirituale è un compito che non finisce mai, e che si rivela più impegnativo, mano a mano che una persona vi si addentra.
Secondo, offrire - nella misura delle sue possibilità - una diversa prospettiva a coloro che gli stanno intorno e che gli sembrano aperti ad un cambiamento, ma senza illudersi di vederli cambiare dall'oggi al domani e senza attendersi gratitudine, né amicizia; ma, al contrario, mettendo in conto un certo grado di incomprensione, se non addirittura di aperta ostilità.
In ogni caso, egli sa che le cose accadono quando è giunto il tempo in cui devono accadere: non un minuto prima, né un minuto dopo.
In ciò consiste l'armonia del tutto: che ogni cosa è come deve essere; e che quelle cose, le quali ci appaiono negative, in realtà sono tali solo nella misura in cui noi non siamo in grado di farne una occasione di crescita e di perfezionamento.
In altre parole, la disarmonia è in noi, non nel creato; è nostra la responsabilità di non essere abbastanza evoluti da gestire in maniera responsabile e proficua le occasioni che la vita ci offre, per quanto esse possano presentarsi, talvolta, nella rude veste di eventi dolorosi.
Il risvegliato, pertanto, è colui che, ad un certo punto, decide di cogliere le occasioni che la vita gli offre per riprendere possesso di sé, per tornare ad essere il vero protagonista del proprio volere e del proprio agire. È colui che decide di non dare più ad altri la delega in bianco di ciò che lo riguarda in prima persona; di ascoltare i segni e di imparare a riconoscere gli avvertimenti.
Il mondo è pieno di segni, la vita è piena di avvertimenti. Si può dire che non vi è persona, situazione o evento che noi incontriamo nel nostro cammino terreno, che non costituiscano altrettanti segni, indicazioni, suggerimenti o stimoli.
Tutto ci parla, se siamo disposti ad ascoltare; ma, naturalmente, per saper fare questo, bisogna prima imparare a fare silenzio. Troppi rumori inutili, fuori e dentro di noi, ci impediscono di udire l'essenziale; la cacofonia dei rumori inutili e disarmonici ci impedisce di udire e di godere del magnifico concerto dell'Essere.
Finché continuiamo a dormire, i nostri orecchi sono chiusi all'armonia dell'Essere e i nostri occhi sono chiusi al suo splendore.
Impariamo ad aprire occhi e orecchi, cominciamo a destarci: ce n'è, di giorno, che ancora deve sorgere, per noi che siamo immersi nel sonno.
L'unica luce del giorno è quella che ci trova ben desti, pronti e desiderosi di accoglierla in noi.

di Francesco Lamendola

Fonte: http://www.ariannaeditrice.it

 

 

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