Mentre il mondo diventa più caldo, le persone riescono sempre meno a mantenere la calma. Giovedì scorso la rivista scientifica Science ha pubblicato uno studio che analizza il collegamento tra l’aumento delle temperature e l’incremento di conflitti, crimini e comportamenti violenti.

Gli scienziati statunitensi hanno scoperto che le variazioni di fattori quali il livello delle precipitazione e l’aumento della temperatura, possono determinare un’intensificazione di aggressioni, stupri, omicidi e addirittura guerre. Esaminando una dozzina di studi sul crollo di imperi, la scomparsa di dinastie del passato, circa 15 ricerche riguardo la criminalità e l’aggressività, e più di 30 indagini sulle guerre, conflitti civili e disordini armati, il team di ricercatori della University of California, Berkeley, è riuscito ad individuare una “sostanziale correlazione” tra clima e violenza.

Marshall Burke, del dipartimento di Agricultural and Resource Economics, ha dichiarato che: «Questo è un rapporto che osserviamo attraverso il tempo e in tutti i principali continenti del mondo. Le relazioni che troviamo tra le variabili climatiche ed i conflitti sono spesso molto grandi.» L’analisi infatti viaggia dall’India, dove ad esempio viene preso in considerazione il crescendo delle violenze domestiche nei confronti delle donne durante il periodo di siccità che si è appena verificato, fino agli Stati Uniti, in cui le ondate di caldo coincidono con l’aumento degli episodi di stupro e omicidio. Africa ed Europa non sono certo risparmiate, in quanto lo studia evidenzia come i conflitti più grandi che hanno interessato i due continenti nel tempo, sia guerre civili nel primo che scontri etnici nel secondo, coincidono con il rilevamento di picchi di temperatura.

Il team di ricercatori è riuscito persino ad avvicinarsi ad una formula in grado di calcolare il livello di rischio che determinati tipi di violenza aumentino in condizioni climatiche disagevoli. In alcune zone dell’Africa equatoriale è statisticamente possibile dire: ogni aumento di circa 2 gradi celsius, le possibilità che scoppi una guerra o una rivolta aumentano dall’11 al 14 per cento. La stessa formula, utilizzata però negli Stati Uniti, indica che ad un incremento della temperatura di quasi 10° comporterebbe allo stesso tempo una crescita dei crimini violenti dal 2 % al 4 %; fino ad arrivare ad alcune zone del mondo dove l’aumento delle possibilità potrebbe arrivare ad essere del 50%. Insomma, tenendo conto del fatto che l’aumento delle medie globali previsto è di circa 3,6° nei prossimi cinquant’anni, le possibilità che scoppi un conflitto nel continente africano sono maggiori del 40 – 50 % circa, rispetto a quanto sarebbero senza la presenza del riscaldamento globale.

Certo, potrebbe sembrare semplice statistica, ma Marshall Burke ha tenuto a precisare che il loro intento non è certo quello di attribuire ogni singolo evento al clima, dichiarando che anche la letteratura scientifica offre informazioni da non sottovalutare. Burke ha infatti svelato che: «Uno dei principali meccanismi che sembra essere in gioco sono i cambiamenti nelle condizioni economiche. Sappiamo che il clima influenza le condizioni economiche in tutto il mondo, in particolare nelle regioni agricole. Esistono molte prove che evidenziano quanto i mutamenti delle condizioni economiche influenzino le decisioni delle persone riguardo la possibilità di partecipare o meno ad una ribellione.» Anche una base fisiologica non è certo da escludere, anzi, alcune ricerche hanno evidenziato che il calore induce le persone ad essere notevolmente inclini all’aggressività. Durante un esperimento effettuato su diversi agenti di polizia, nel corso di una simulazione di laboratorio è stata registrata una maggiore propensione all’utilizzo di armi da fuoco quando la temperatura dell’ambiente circostante era più elevata. In effetti, anche se le persone dichiarano di sentirsi pigre, magari svogliate, quando c’è caldo, di fatto in loro si registra una frequenza cardiaca, ed altre reazioni fisiche, molto più elevate e in stato d’eccitazione. Credono di essere quanto più calmi possibile, quando invece sono l’esatto opposto.

Le reazioni del mondo scientifico però non sono state unanimi. Da un lato c’è chi prevede un mondo sempre più violento a causa del riscaldamento globale, portando come esempio le manifestazioni di violenza nei centri urbani in concomitanza dei periodi più caldi. Dall’altro lato, menti più “fredde”, come quella del professore norvegese Halvard Buhaug, dichiarano che lo scoppio dei conflitti africani è molto più legato a fattori quali l’elevata mortalità infantile, la vicinanza ai confini internazionali, ed un’alta densità di popolazione locale. Anche Joshua Goldstein, professore di relazioni internazionale presso l’American University, commentando lo studio ha detto: «Leggendolo si ha l’impressione che, se il cambiamento climatico si svolgerà come temiamo, il mondo sarà afflitto da conflitti violenti, il che probabilmente non accadrà. Grazie ai cambiamenti positivi dell’economia e della politica, e allo sviluppo della tecnologia e della salute il livello dei conflitti tenderà a diminuire, anche se non tanto quanto in assenza del global warming.»

di Giovanni Della Poeta

Fonte: http://ilreferendum.it

 

 

Un mondo sempre più caldo e sempre più violento. Sono queste le conclusioni del'ultima analisi del National Bureau of Economic Research (NBER) degli Stati Uniti che ha riassunto in un unico risultato statistico le conclusioni di una cinquantina di studi scientifici: i cambiamenti climatici sarebbero dunque significativamente collegati a guerre e crimini.

I ricercatori hanno analizzato due macro-categorie di violenza tipica del genere umano: quella tra individui (violenza domestica, manifestazioni di rabbia, aggressioni, omicidi, stupri) e quella tra grandi gruppi di persone (guerre civili, violenze etniche e tra bandi, invasioni). Amalgamando i risultati dei diversi studi il gruppo di esperti del NBER ha dimostrato una connessione statisticamente rilevante tra i cambiamenti climatici (specie l'innalzamento delle temperature) ed entrambe le forme di violenza. In pratica i mutamenti delle temperature accrescerebbero il rischio di conflitti, spesso in maniera sostanziale. L'impatto del fenomeno sembrerebbe tuttavia variare a seconda della regione con alcuni luoghi che sarebbero maggiormente sensibili a piccoli aumenti di temperatura rispetto ad altri. A tal proposito, uno studio del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) aveva indicato come più vulnerabili le popolazioni meno in grado di adattarsi ai mutamenti.

Redazione Web iLMeteo.it

Fonte: http://www.ilmeteo.it

 


 

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