In Italia e' poco nota la ripresa delle esercitazioni della Svizzera, ed anche un aumento dei suoi preparativi in vista di chissa' quale evento negativo. Un sistema di allarme nazionale e' gia' attivo per arrivare in un numero enorme di smarphone. Si teme l'implosione dell'Unione Europea, la guerra tra Nato e Russia o qualcosa legato ai cambiamenti climatici? Ecco due articoli per capire meglio.

 

 

L’ex dirigente dell’aiuto umanitario svizzero, attuale responsabile dell’Esercitazione della rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERNS) Toni Frisch ha consigliato alle famiglie di fare scorte alimentari, affermando che “le diverse economie domestiche dovrebbero tornare a raccogliere una scorta di emergenza di 10 kg”. È una vecchia norma del sistema di autodifesa elvetico: ogni famiglia doveva farsi una scorta di cibi a lunga conservazione in vista di un’invasione. È una regola decaduta dagli anni ’90, insieme ai rifugi anti-atomici nazionali adesso aperti al pubblico e in vendita. E secondo l’ERNS le famiglie dovrebbero essere sempre pronte ad affrontare scenari catastrofici.

Una simulazione di catastrofe svoltasi a Novembre ha riprodotto una penuria di corrente elettrica causata da un attacco informatico ed una simulazione di una pandemia di influenza. Il risultato ha destato non poche preoccupazioni: secondo gli esperti bisognerebbe introdurre l’obbligo di tenere in casa delle scorte.

Il quotidiano svizzero Le Matin , la scorsa settimana, ha pubblicato un articolo dal titolo: “Cosa fare in caso di catastrofe“ con una lista d’esempio valida per una famiglia formata da quattro persone, sufficiente per un’intera settimana. Nella lista troviamo: acqua minerale, frutta secca, olio, zucchero, carne in scatola, pesce e verdure, biscotti, cioccolato, latte, semi, ma anche una torcia elettrica, delle batterie, fiammiferi e prodotti per l’igiene.

 

 

Dall’esercitazione è emerso il rischio di acquisti dettati dal panico, con i beni basilari che non sarebbero più a disposizione di tutti. Ida Glanzmann, della Commissione sicurezza del Nazionale, ha dichiarato : “quando i bancomat vanno in tilt, ci accorgiamo di quanto il nostro sistema sia vulnerabile”. E sembrerebbe che gli svizzeri se ne siano accorti eccome. La settimana scorsa, infatti, è apparso sul Portale del Ticino un articolo dal titolo: “Sempre più pezzi da mille sotto al materasso” in cui si chiedono: «Ma cosa spinge gli svizzeri a tenere sempre più contanti in casa?».

Le risposte sono due: da una parte “la poca attrattività dei conti bancari” che hanno tassi in picchiata e spese non trascurabili ma dall’altra c’è la necessità di tenere una “riserva di valore” fuori dalla banca.

Noi ci chiediamo: questi svizzeri sono solo pessimisti e catastrofisti o hanno fiutato qualcosa?

Fonte: http://www.losai.eu

 

 

 

 

In futuro in caso di catastrofi Confederazione e cantoni vogliono informare la popolazione attraverso nuovi canali. Parallelamente al test delle sirene di quest'anno domani sarà infatti lanciato il sistema Alertswiss. Lo scopo è di avere un piano di emergenza più concreto e mirato, indica il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) in un comunicato odierno.

In situazione di bisogno è determinante che le autorità, le organizzazioni e la popolazione interessate agiscano in modo rapido e corretto, sottolinea il DDPS. Per fare ciò è necessario disporre delle dovute informazioni.

Da subito è disponibile online il nuovo sito https://alertswiss.ch e la relativa applicazione Alertswiss-App che può essere scaricata gratuitamente dai possessori di smartphone. Per la diffusione di informazioni il DDPS userà in futuro in modo mirato i social media. Sul sito Alertswiss saranno pubblicati regolarmente informazioni di blog su temi attuali. Oltre a ciò verranno diffuse informazioni sull'account Twitter @alertswiss . Lo scopo è quello di informare in modo più rapido, diretto ed esaustivo, spiega il DDPS.

Le autorità informano inoltre che domani ci sarà il test annuale delle sirene. L'allarme generale, con un suono modulato continuo della durata di un minuto, sarà lanciato alle 13.30 in tutto il Paese e ripetuto se necessario entro le 14.00. Nelle zone a valle degli impianti d'accumulazione risuonerà inoltre tra le ore 14.15 e le 15.00 il segnale di "allarme acqua": dodici suoni continui e gravi in sequenze di 20 secondi ad intervalli di dieci secondi.

La Svizzera dispone di 7.800 sirene. Queste possono salvare delle vite se funzionano in modo corretto e se la popolazione sa cosa deve fare, precisa il DDPS.
3 febbraio 2015, 10:42

Fonte: http://www.ticinonews.ch

 

 

 

 

 

Ci si può esercitare in filosofie, cimentarsi in acrobazie dialettiche o sfoderare un arsenale di retorica; a parlar chiaro è, invece, il capo dell’esercito svizzero, il generale André Blattmann, nel suo intervento apparso sul giornale "Schweiz am Sonntag" . Dice apertamente che, ad esser messa oggi a rischio, è «la sicurezza della nostra società democratica, moderna, interconnessa»; che la crisi economica non deve compromettere le «strategie» difensive in un momento di massima recrudescenza della minaccia terroristica internazionale; che in ogni caso dobbiamo aspettarci quanto meno dei «disordini sociali».

L’elenco che il generale Blattmann propone è di per sé già esaustivo: cita gli Stati che pilotano le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese meridionale e che alimentano le guerre nell’Europa dell’Est, parla del Medio Oriente in mano agli jihadisti e di un’Africa dimenticata dai media, in cui donne e bambini vengono ogni giorno sequestrati, violentati, aggrediti, uccisi. Nulla – dichiara il capo dell’esercito svizzero – può più essere sottovalutato: occorre «monitorare costantemente la situazione ed adottare tutte le misure del caso».

Proponendo alcune semplici, ma concrete domande: «Le norme di sicurezza sono ancora adeguate, per proteggere le nostre case o la sanità o gli anziani? Le reti informatiche ed i centri di elaborazione sono protetti da eventuali cyber-attacchi? Come proteggere i nostri averi da possibili crack del sistema monetario? Quali rischi e minacce dovremo affrontare nei prossimi anni?». Dopo la caduta del muro di Berlino, l’Occidente ha vissuto l’illusione di una pace – peraltro precaria –, quindi ha tagliato i fondi per la difesa, destinandoli altrove e compromettendo gli standard di sicurezza.

Non era il caso e la riprova è giunta ora: le manovre militari sono riprese, il potenziale bellico è stato rapidamente ricostituito, «ciò che oggi viene fornito con funzioni difensive, domani i poteri forti potrebbero utilizzarlo per altri scopi. È come nelle riunioni di condominio – afferma il generale Blattmann – Quando un proprietario non sta alle regole, prima tira aria di tempesta, poi viene processato ed infine… Vista in quest’ottica, la comunità internazionale dipende a sua volta dal fatto che tutti rispettino le regole, se necessario rielaborando le soluzioni già negoziate. Ma… cosa accadrebbe, se unilateralmente qualcuno decidesse di non sedersi più al tavolo delle trattative? La Svizzera da oltre 160 anni non attraversa guerre, un autentico privilegio.» – osserva il capo dell’esercito elvetico.

«La guerra nei Balcani, tuttavia, risale a soli 20 anni fa. Le esperienze sono molto diverse», da regione a regione. «Anche se oggi non siamo ancora colpiti direttamente da eventi bellici, la minaccia terroristica è in crescita, vi sono guerre ibride nel mondo, le prospettive economiche sono cupe, si assiste a sbarchi imprevisti di flussi migratori di massa. Impossibile non stupirsene. Così, da una parte, alla crisi si aggiunge maggiore concorrenza sul mercato del lavoro, dall’altra dobbiamo sobbarcarci i costi degli aiuti. Inoltre, non si possono escludere disordini sociali; il vocabolario si fa pericolosamente aggressivo». Del resto, le differenti tipologie di intervento “a spot” nel trattare i medesimi problemi, rischiano di far saltare un discorso di solidarietà vera da parte della comunità internazionale.

Il generale Blattmann ne è sicuro: «Dobbiamo prepararci a conflitti, crisi e catastrofi». Per questo, la Svizzera ha pensato bene di riattrezzare il proprio esercito, «pronto a combattere per il Paese e per la nostra gente. Per questo servono, oltre alle risorse finanziarie, soprattutto soldati esperti e cittadini responsabili. Non c’è alternativa». E, se non c’è alternativa in Svizzera, l’Italia, l’Europa, il resto del mondo hanno alternative?

(Mauro Faverzani)

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it

 

 

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